Recensione : Black Beach – Mail Thief

Black Beach, copertina Mail Thief

Una copertina dall’estetica che ricorda diverse cose belle (Flipper, SST, K records) caratterizza “Mail thief“, terzo studio album dei Black Beach, terzetto statunitense formato nel 2012 da Steve Instasi (chitarra e voce) Ben Semeta (basso) e Ryan Nicholson (batteria) che nel corso degli anni si è costruito una solida reputazione grazie a energiche performance in sede live.

Il power trio di Boston (Massachusetts) è partito da territori Stoogesiani per poi evolvere il proprio sound passando attraverso il noise rock del catalogo della Touch and Go records, fino ad arrivare a un post-punk inquadrato negli stilemi, dunque connotato da chitarre asciutte e nervose e linee di basso poderose, ipnotiche e reiterate, in cui si possono nitidamente rintracciare influenze che vanno dai PiL ai Fall, ai Joy Division, ai Bauhaus, ai Gang of Four, al Pop Group, fino agli echi australiani di Birthday Party e Kim Salmon/Scientists.

Paranoia, pessimismo, alienazione, senso delirante di follia, tensione costante, rabbia repressa: questi sono i temi e il mood emotivo di “Mail thief” (uscito su Best Brother Records) che punta tutto sull’impatto diretto e “fisico”, suoni secchi, martellanti e ben calibrati.

Se “Broken glass” sembra rievocare i giorni migliori di Nick Cave coi Birthday Party (contaminati dall’aura paranoide del punk/blues marcio alla Peter Aaron/Chrome Cranks) “Psychic war” balla tra le macerie post-industriali insieme a Peter Murphy e Jaz Coleman che hanno fatto indigestione di “First issue“, con quel contagioso giro di basso che si vorrebbe non finisse mai. In “Dream shake” e “Secret world” riecheggia lo spettro di Mark E. Smith, in “New Buildings” resuscita Andy Gill, in “Something sinister” sembra di ascoltare i Joy Division sotto anfetamine, “Parking garage” è plumbeo disagio schizzato tra Alan Vega e Chrome Cranks e la conclusiva title track è il grido disperato di angoscia di una generazione a cui, oltre alla posta, il sistema capitalista ha rubato anche il futuro.

Mezz’ora di incazzatura chirurgica per uno dei lavori più interessanti dell’anno in ambito post-punk/noise.

TRACKLIST

1. Something Sinister
2. Broken Glass
3. Dream Shake
4. Secret World
5. Psychic War
6. Parking Garage
7. New Buildings
8. Mail Thief

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