The Monsters – Off the road we go – recensione

Raggiunge l’incredibile traguardo dei 40 anni Il percorso temporale e musicale degli elvetici Monsters, l’iconica lo-fi/garage punk/teenage trash rockabilly band capitanata dalla guida spirituale di chi vi scrive, ovvero Reverend Beat-Man, che quest’anno celebra i quattro decenni di elettrico cammino pubblicando “Off the road we go”, il nono studio album complessivo del combo (che arriva a cinque anni di distanza dal penultimo “You’re class, I’m trash“) uscito, come di consueto, sulla Voodoo Rhythm Records.

Il quartetto di Berna (che vede Beat-Man Zeller alla chitarra e voce, Pumi alla chitarra e aggeggi vari, Janosh al basso e Swan Lee alla batteria) sarà anche diventato veterano, ma non rinuncia alla lordura sonica e ci regala 12 nuovi brani wild, noisy and fuzzy che danno vita a una scatenata festa a base di “Trash, Garage, Black Metal, Boogie, Punk and Grunge”, nelle parole della stessa band.

Registrato e mixato dal garage punk dream team formato da “Miracle” Robert “Worker” Butler e Jim “Dirtbomb” Diamond, il disco parte subito forte col trash/fuzz di “You got me going”, sorta di manifesto programmatico del gruppo, un invito a non mollare mai la presa e non perdere le speranze, anche quando la vita ci fa ingoiare merda, trovando nella musica la forza per superare le difficoltà e i periodi bui. “Let me tell you that again”, “Fuck shit up” e “Sacrifice” (già presente nel repertorio solista del Reverendo) sono deliranti trash/punk per zotici cavemen,  “Pay my rent” racconta in pochissime parole il disagio (più attuale che mai, e molto meglio di tanti comizi e spiegoni-pipponi di ore e ore sul web) del carovita e del caro-affitti; “Eyes hands words” è un hard ‘n’ heavy blues che pare quasi fare il filo ai primissimi Black Sabbath o persino i Pentagram (!) mentre “Problems” sprigiona cupe energie represse autodistruttive, ribadite nel frenetico dark garage-trash di “Comfort zone” che ci urla esplicitamente che “Your comfort zone will kill you”, e quindi lagggente farebbe meglio a darsi una mossa e muovere il culo per cercare di cambiare le cose, magari con “Bull fighting man” come grido di battaglia. Beat-Man e compari concludono l’Lp con la martellante e ipnotica “I owe you nothing”, e, in effetti, siamo noi a dover qualcosa a questa scalcagnata combriccola sFizzera: affetto e riconoscenza per farci sudare, saltare, urlare a squarciagola e sclerare da quaranta lunghissimi anni, e non è ancora finita: off the road, we go!

Quarant’anni fa, nel 1986, la rivoluzione della cultura giovanile a Berna era in pieno fermento, con le strade che ribollivano di creatività, i locali che spuntavano come funghi, gli adolescenti e i giovani adulti erano desiderosi di liberarsi dai vincoli conservatori. Questo era l’humus culturale in cui germogliò una nuova scena musicale svizzera che ha forgiato anche i Monsters, creature “mostruose” ma fatte di carne e sangue, che dopo quattro decenni constatano che quel contesto generale è sicuramente peggiorato e, in un mondo musicale sempre più omologato e tecnologizzato, dominato dall’intelligenza artificiale che sembra non veder più di buon’occhio il contributo umano all’arte, i nostri hanno scelto di riprendere in mano gli strumenti veri e tornare in sala prove a registrare musica, armeggiando con i suoni, arricchendoli da percussioni, batteria, basso e organi e sintetizzatori obliqui che avevano scovato ai mercatini delle pulci o nelle cantine degli amici. Tutto per il solo fottuto piacere di fare le cose come ai vecchi tempi e sfornare ancora puro garage punk ‘n’ roll lo-fi, grezzo ed esuberante, che nessuna piattaforma AI del cazzo potrà mai copiare o ricreare nel feeling.

TRACKLIST

1. You Got Me Going

2. Let Me Tell You That Again

3. Fuck Shit Up

4. When You Smile

5. Sacrifice

6. Off The Road

7. Pay My Rent

8. Eyes Hands Words

9. Problems

10. Comfort Zone

11. Bull Fighting Man

12. I Owe You Nothing

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