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Recensione : The Devils – Devil’s got it

The Devils - Devil's got it - Recensioni Rock

Continua a bruciare ardentemente il fuoco dannato dei Devils, power duo trash rock ‘n’ roll/wild blues partenopeo composto da Erica “Switchblade” (batteria e voce) e “Lazy” Blacula (chitarra e voce) nato nel 2015 e, quindi, giunto al traguardo – quello dei dieci anni di percorso musicale – che quest’anno viene celebrato con la pubblicazione del loro quinto studio album complessivo, “Devil’s got it”, uscito oggi su Go Down Records (per il mercato italiano ed europeo) e su Cleopatra Records (per il mercato britannico, statunitense e il resto del mondo).

Rinnovato il sodalizio artistico stretto dai nostri col noto musicista e producer Alain Johannes (già al lavoro anche con Queens Of The Stone Age, Them Crooked Vultures, PJ Harvey e altri, e che è giunto alla terza collaborazione coi Devils, dopo gli Lp “Beast must regret nothing” e “Let the world burn down”, quest’ultimo pubblicato appena un anno fa) i ragazzi di Napoli scelgono di festeggiare la cifra tonda cimentandosi nella rielaborazione di nove brani soul e blues, due generi e mondi sonori che da sempre ispirano i due musicisti, che hanno scelto di tributarli.

Più che un album di cover, “Devil’s got it” è un viaggio alla riscoperta di radici sporche di fango, sangue, merda, amore e ribellione che hanno fecondato la quercia del rock ‘n’ roll. Ci sono riproposizioni di pezzi scritti da autentici colossi del blues come Muddy Waters (che utilizzava anche alias, tipo McKinley Morganfield) in “You Got to Take Sick and Die Some of These Days“, o Willie Dixon in “Easy baby“, o ancora Booker T. Jones nella soul balladEverybody loves a winner” e Leon Russell/Freddie King (“Help Me Through The Day“) passando per la rivisitazione di classici northern soul anfetaminizzati (“Lonely for you baby” di Sam Dees) o la title track (in origine firmata da Reverend Charlie Jackson) non cavalcando tanti standard conosciuti dalle “masse”, ma addentrandosi in sentieri meno battuti, ma non per questo meno affascinanti.

Certo che fa comunque strano sentire un moniker “blasfemo” come i Devils aprire un full length con un pezzo intitolato “God’s got it” e omaggiare artisti come l’evangelista gospel religioso Reverend Charlie Jackson: che Gianni ed Erica siano stati istruiti da Belzeboob ad andare in missione in giro per il mondo a traviare tante povere “anime innocenti” e corrompere il Bene per infettarlo col Male? D’altronde si dice sempre che quando il demonio ci accarezza, vuole la nostra anima. O alla fine il vostro Reverend Shit-Man ce l’ha fatta a esorcizzarli e far redimere le loro anime corrotte dal peccato? Per ora è una assoluzione con riserva!

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