Dei Queen si è detto praticamente tutto, e infatti qui non pretendiamo di raccontarvi una storia della band: quella la trovate ovunque, da Wikipedia al film biografico che ha riportato Freddie Mercury nei discorsi di chi non c’era negli anni ’70. Quello che ci interessa è perché continuiamo a citarli, articolo dopo articolo, quando parliamo di rock anni ’70 e ’80 — e perché, a distanza di decenni, restano un punto di riferimento anche per chi come noi passa più tempo tra death metal e hardcore che tra stadi da centomila persone.
La formazione e gli inizi
I Queen nascono a Londra nel 1970, quando Freddie Mercury (voce), Brian May (chitarra) e Roger Taylor (batteria) — già insieme in un gruppo precedente, gli Smile — si uniscono a John Deacon (basso) per completare la line-up che resterà quella storica fino alla morte di Mercury nel 1991. Non erano quattro musicisti qualunque: May stava completando un dottorato in astrofisica (che riprenderà decenni dopo), Taylor studiava biologia, Deacon elettronica. Mercury, nato Farrokh Bulsara a Zanzibar, aveva già alle spalle un percorso tra Bombay e l’Inghilterra prima di arrivare a Londra.
Il suono e l’ambizione
Quello che rende i Queen diversi dalla gran parte delle band rock coetanee è il rifiuto di scegliere un solo genere. Nello stesso disco convivono hard rock, opera, glam, ballate al piano e sperimentazioni vocali che oggi chiameremmo quasi progressive. “Bohemian Rhapsody” — il brano che abbiamo già citato più volte parlando delle canzoni straniere più importanti degli anni ’70 — è l’esempio perfetto di questa ambizione: quasi sei minuti, nessun ritornello nel senso classico del termine, una sezione operistica che nessuna radio dell’epoca avrebbe dovuto trasmettere per intero. È uscita nel 1975, sull’album “A Night at the Opera”, e ha ridefinito cosa un singolo rock potesse permettersi di essere.
Il live come mestiere
Un altro motivo per cui i Queen restano un riferimento, soprattutto quando parliamo di rock anni ’80, è il rapporto con il palco. Non erano solo una band da studio: costruivano gli show come eventi, con un’attenzione alla messa in scena che ha influenzato tutto ciò che è venuto dopo — dai grandi tour stadio degli anni ’80 fino all’estetica di generi lontanissimi dal loro, incluso buona parte del metal più teatrale che a IYE bazzichiamo di più. Il concerto al Live Aid del 1985 resta ancora oggi citato come uno dei momenti live meglio riusciti della storia della musica rock, non per effetti speciali ma per il controllo totale che Mercury aveva del pubblico con la sola voce.
Perché ne parliamo ancora
Non siamo una webzine da classifiche mainstream, e i Queen restano fuori dal nostro terreno abituale (underground, metal estremo, punk, DIY). Ma quando scriviamo delle band rock anni ’80 o delle canzoni straniere che hanno segnato gli anni ’70, i Queen tornano sempre in causa — non per completismo, ma perché è impossibile raccontare quel periodo senza di loro. E qualche influenza indiretta, tra teatralità live e ambizione compositiva senza confini di genere, si sente ancora oggi anche nei dischi più estremi che recensiamo di solito.
Domande frequenti sui Queen
Chi ha fondato i Queen?
I Queen nascono a Londra nel 1970 da Freddie Mercury (voce), Brian May (chitarra), Roger Taylor (batteria) e John Deacon (basso), che completa la formazione dopo l’esperienza di May e Taylor nel gruppo Smile.
Qual è la canzone più famosa dei Queen?
“Bohemian Rhapsody”, uscita nel 1975 nell’album “A Night at the Opera”, resta il brano più identificato con la band per la struttura fuori dagli schemi che mescola rock, opera e ballata.
Quando è morto Freddie Mercury?
Freddie Mercury è morto nel 1991. La formazione storica dei Queen con Mercury alla voce resta quella attiva dal 1970 fino a quell’anno.
Perché il concerto Live Aid del 1985 dei Queen è considerato storico?
Per il controllo che Freddie Mercury aveva del pubblico sul palco di Wembley, spesso citato come uno dei momenti live meglio riusciti nella storia del rock, senza bisogno di effetti scenici particolari.










