Menù ricco e vario, si comincia con synthpop e post-punk, si continua con un grandissimo disco di post-rock e si finisce con un ottimo esordio di pop e jazz, ed oltre.
OH! – “We Come In Peace” (Huldigung Records, 2026)
“We come in peace” su Huldigung Records è il disco d’esordio degli Oh!, duo italiano composto da Massimo Paramour e Gianluca Pighi, con base a Piacenza, che sono andati indietro nel tempo e hanno trovato il momento in cui il synthpop e il post-punk si sono uniti. e lo hanno riportato nella nostra epoca con lo stesso identico calore.
“We Come In Peace” è un disco che respira, con tutte le piccole imperfezioni analogiche che lo rendono vivo invece che levigato. Paramour e Pighi non si accontentano di rifare i Tangerine Dream o gli Human League in salsa citazionista: li usano come punto di partenza per costruire qualcosa che tiene insieme la grinta ruvida del post-punk e la vocazione melodica, quasi radiofonica, del synth-pop più luminoso. Il bello è che ci riescono senza mai sembrare furbi, senza quell’aria da operazione a tavolino che tante reunion sonore del sound anni Ottanta portano dietro.
Determinante, in questo, è il cast di voci ospiti, che gli OH! non trattano da semplici featuring ma da vere e proprie peculiarità del disco. C’è la voce notturna di Local Suicide su “Love Decayed”, che sembra uscita da un club berlinese chiuso da tempo; c’è Sarah P., che in “June 14” porta quella patina dream-pop così cara a chi ha amato certi Chromatics; c’è Tareq, protagonista sia della title track onirica “Inside A Dream” sia della più nostalgica “We Used To Dance”; e c’è Alexander Price a colorare di dark disco pulsante “Oh! (In The City)”, uno dei momenti in cui il duo si toglie più soddisfazioni.
Ogni voce porta la sua geografia, il suo accento, e gli OH! hanno la sensibilità di non appiattire tutto in un unico stampo: il disco è un mosaico che tiene, non una accozzaglia.
We Come In Peace non reinventa niente, e va benissimo così: certe strade non hanno bisogno di essere reinventate, solo ripercorse con onestà e mani buone. Gli OH! lo fanno, e lo fanno con gusto.
OH! -WE COME IN PEACE- STREAMING
OH! -WE COME IN PEACE- TRACKLIST
- Falling (feat. Lavonz)
- Inside a Dream (feat. Tareq)
- June 14 (feat. Sarah P.)
- Oh! (In The City) (feat. Alexander Price)
- Starred (feat. Dee Sada)
- Love Decayed (feat. Local Suicide)
- We Used to Dance (feat. Tareq)
- Running Away (feat. Fred Ventura)
- 2354 (feat. Sarah P.)
- Crush (feat. IDA fLO)
- Only Human (feat. Lavonz & Alexander Price)
- Un Livre (feat. Astou)
- Bittersweet (feat. Alexander Price)
- We Come in Peace
- Elfo’s Bell
Threestepstotheocean
“Death to permanence” su Subsound Records è il nuovo disco dei milanesi Threestepstotheocean, gruppo post-rock fra i migliori che abbiamo mai avuto nel nostro paese. Il gruppo fa musica strumentale la cui base di partenza è il post-rock, e da quella base si parte per viaggiare in moltissime direzioni, dalla psichedelia a momenti di elettronica molto creativi. La musica dei Threestepstotheocean è qualcosa che parte sia dal cuore che dal cervello e si eleva verso il cielo, ritmi che tessono una trama sempre bellissima e mai fine a sé stessa, una ricerca continua di un suono evoluto ed altro, senza confini e senza limiti di genere od interpretazione.
Questo disco è ciò che afferma lo stesso titolo, la morte della permanenza, di ciò che rimane, si va oltre, oltre anche la morte e la fine. Ad esempio la seconda traccia del lavoro, “Black syrup” che vede l’ottimo featuring di Dalila Kairos, dea sarda della musica, è un pezzo che ci mostra la profondità e la potenza gentile di questo gruppo, che qui mettono in musica quello che si potrebbe definire un sogno, o meglio ci fanno sognare con la loro musica.
Come detto sopra, il disco nasce dall’idea che tutto cambi, tutto muta, e non è mai lo stesso, e questo disco è la messa in pratica di questa visione della vita e dell’universo che ci circonda. “Death to permanence” è un disco che è un continua novità, non c’è mai nulla di uguale a ciò che viene prima e a quello che verrà dopo, il tutto con una delicatezza ed una bellezza che fanno quasi male. Ascoltare questo disco significa capire che siamo nudi di fronte ai cambiamenti del cosmo, e che siamo solo passeggeri, ma in questo passaggio che chiamiamo vita ci sono una moltitudine di cose e di sensazioni che possiamo vivere e che possono farci capire moltissimo di noi e di quello che sta in basso come in alto.
La musica dei Threestepstotheocean è un qualcosa che parla al cuore, un tonico che emoziona ed eleva, come solo certa musica sa fare, e spiazza sempre, come la bellissima copertina, che ha un significato molto profondo, ovvero ognuno gli dà il proprio. Dopo questo ascolto saremo già cambiati, non saremo gli stessi di prima e saremo di nuovo pronti a risentire questo ennesimo capolavoro di un gruppo che non scrive musica, ma esegue stati d’animo e sinfonie di sensazioni.
Notevolissimi anche gli ospiti, che sono, oltre alla già citata Dalila Kairos. anche Moonlit e Conny Ochs.
L’eternità è un glitch.
Threestepstotheocean – Death to permanence- STREAMING
Threestepstotheocean – Death to permanence- TRACKLIST
- What Went Wrong
- Black Syrup (feat Dalila Kayros)
- Future Questions
- Every Time I Dive (feat Moonlit)
- Outer Gods (feat Conny Ochs)
- Eternity Is a Glitch
Siija, Paolo Palazzo
Dalla Puglia arriva “de idris”, primo EP della coppia formata da Siija aka Silvia Fiume e Paolo Palazzo, uscito il 18 settembre per Dischi Uappissimi, collettivo che da tempo pesca bene nel sottobosco musicale pugliese.
I due vengono da mondi lontani. Lei è cantautrice con un passato nel canto jazz e nella ricerca sonora, già vista in progetti come Temo Babila e Fernweh. Lui è organista e compositore di Martina Franca, con vent’anni di musica per immagini e musica da camera alle spalle. Il materiale di partenza è quindi tutt’altro che banale, e non a caso l’idea di lavorare insieme girava da un po’, ma ha preso forma solo quando i tempi di entrambi si sono allineati.
Sei brani per un concept che ha l’acqua come filo conduttore: un fiume che evapora, si infiltra, scompare nel sottosuolo e poi riemerge. Il racconto va dall’innamoramento alla disillusione, dalla caduta alla rinascita, con l’idea che perdersi sia una possibilità sempre aperta. Il titolo richiama la Madonna de Idris, il santuario scavato nella roccia a Matera, e unisce un luogo reale a uno spazio interiore.
Il suono sta in quella zona di confine tra alt-pop e sperimentazione. Da una parte c’è la voce di Siija, con riferimenti dichiarati a Björk e Andrea Laszlo De Simone. Dall’altra c’è Palazzo, che nelle sue influenze mette l’elettronica di casa Warp e Stones Throw e costruisce con pianoforte, tastiere e programmazione l’ambiente in cui quella voce si muove. “nuda, dolce”, il singolo che ha anticipato il disco, è nata come una nenia scritta per consolare e per ingannare, e mi pare un buon biglietto da visita di tutto il lavoro.
Come unico ospite compare il batterista e compositore britannico Louis Giannamore in “Ipnosi”, uno che ha lavorato con Gang of Youths, Loathe e Arlo Parks, ed è un grande ospite.
Registrato al Minimacroma studio di Martina Franca, con l’artwork di Clarissa Ceci a completare l’immaginario notturno e acquatico, “de idris” è un esordio che sa cosa vuole raccontare. Non è un disco per chi cerca immediatezza a tutti i costi, ma per chi ama farsi portare dentro una storia, con la sua corrente e le sue secche, funziona. Pop obliquo e mediterraneo, con la testa nell’elettronica e i piedi nell’acqua.
SIIJA, PAOLO PALAZZO -DE IDRIS- STREAMING
SIIJA, PAOLO PALAZZO -DE IDRIS- TRACKLIST
- nio
- ale
- nuda, dolce
- epicentro
- ipnosi
- go away










