Puntata vorticosa e con mille suoni dentro, dall’Ungheria con un bellissimo pezzo d’elettronica, a un disco che appartiene a due come a mille mondi, e si chiude con un cofanetto che rende omaggio a uno dei gruppi fondatori dell’industrial e dell’ebm inglese.
Csalogány – Peremvidék (F3160)
Partiamo dal titolo, perché qui non c’è nessuna trovata a effetto: “F3160” è F31.60, il codice ICD con cui la classificazione internazionale delle malattie indica l’episodio misto del disturbo bipolare, quello stato in cui sintomi maniacali e depressivi convivono nella stessa testa, nello stesso momento, senza darsi il cambio. Csalogány prende un numero da cartella clinica e ci costruisce sopra una canzone e un video che di clinico non hanno più nulla, ma che restano fedeli fino in fondo a quella sensazione di due forze opposte che tirano insieme, nella stessa direzione sbagliata.
Dietro il progetto Csalogány c’è Tímea Pászkány, cantautrice e produttrice ungherese che mescola elettronica, canto salmodiante e materiale folk centro-est europeo, con testi che scavano nell’autoanalisi psicologica e nel pensiero religioso. Non è l’ennesima one-woman-band elettronica con velleità mistiche: è arrivata alla ribalta attraverso Kikeltető, il programma di KERET che mappa la scena underground ungherese e mette in contatto gli artisti emergenti con addetti ai lavori e pubblico, partecipando all’edizione 2025. Prima di “Peremvidék (F3160)” il suo percorso discografico conta l’EP in quattro tracce “The First Thing I Remember, It Is Fire” (settembre 2024) e l’album “Szellemzaj, Hústenger” (2025): due tappe che raccontano un’artista che non ha fretta, che costruisce il proprio linguaggio pezzo dopo pezzo prima di sganciare il colpo.
E il colpo, va detto, è ben assestato. Il video, diretto da Péter Becz per BEYOND, prende un’immagine semplicissima e la fa esplodere: una guardia museale, interpretata da Bettina Rose Jurák, si lascia ipnotizzare da un dipinto raffigurante un cavallo e rompe l’ordine rigido della sala con una danza ribelle, fuori controllo, che contamina tutto lo spazio attorno a lei. È la messa in scena perfetta del concetto clinico da cui nasce il pezzo: il contenimento istituzionale, la divisa, il museo, le regole, il silenzio, che cede di schianto sotto la spinta di qualcosa che non si può più reprimere. Sul piano sonoro il pezzo si muove fra chant elettronici, drone e innesti di folk carpatico, un impasto che in Ungheria e nei Balcani sta diventando quasi un genere a sé, ma che qui evita la scorciatoia dell’esotismo da cartolina, la componente tradizionale non è un ornamento, è materiale vivo che viene torto, campionato, fatto respirare dentro una produzione più vicina alla musica da club oscuro che al folk revival. Chi ama quel punto di incontro fra rito e sintetizzatore, dalle cose più cerimoniali della scena est-europea fino a certe derive dark-folk occidentali, troverà pane per i suoi denti.
Il riscontro critico, va detto, è arrivato in fretta e da fuori confine: il video si è aggiudicato il premio Best Experimental ai London Music Video Awards, ha preso il secondo posto nella categoria Best Performer ai Berlin Music Video Awards 2026 (e lì il merito è tutto di Jurák, che regge la coreografia dal primo all’ultimo fotogramma) ed è stato selezionato per la competizione video musicali dell’Odense International Film Festival, in Danimarca, proprio in questi giorni di fine agosto. Non è un caso isolato o un colpo di fortuna: è la conferma che quando un’idea concettualmente forte trova una regia altrettanto lucida, il pubblico dei festival se ne accorge.
E la storia, per chi segue il progetto, non si chiude qui: proprio oggi, 28 agosto 2026, esce “F3160 (Reimagined)”, una seconda lettura dello stesso brano. Segno che Csalogány non considera il pezzo un capitolo chiuso ma un nucleo da continuare a esplorare, il che, trattandosi di una canzone che parla di stati mentali che non stanno mai fermi, è coerenza allo stato puro.
In un panorama dove tantissimi progetti elettronici scelgono la via più comoda dell’atmosfera fine a se stessa, Csalogány mette sul piatto un concept preciso, una scrittura che non si vergogna di partire da un dato clinico, e un video che quel dato lo trasforma in corpo, movimento, rottura. Vale la pena andare a recuperarlo, e da lì risalire a tutto il resto della sua discografia.
Csalogány – Peremvidék (F3160) – STREAMING –
LA FAZANI – EKSTROVERT
Un artista, due mondi. E La Fazani, con questo ep intitolato “Ekstrovert”, ci catapulta dritto nel suo: quello estroverso, caotico, colorato, dove il rap si mescola all’indie e al folk albanese senza chiedere permesso. Cinque brani, uscito il 19 giugno 2026, e già si capisce che Arbër Salihu (questo il nome dietro il progetto) non ha voglia di stare fermo. Anzi, ha voglia di urlare, di ironizzare, di raccogliere a schiaffi un pubblico che forse non sa ancora che sta aspettando lui.
L’apertura è un pugno in faccia: “A e din ti kush jom une?” (traduzione: “E ora chi ti caga?”) è una dichiarazione d’intenti. Un flow serrato, basi che oscillano tra il trap e qualcosa di più organico, quasi tribale, e un testo che non lesina su ironia e critica sociale. La Fazani non è nuovo a questo gioco,basti pensare al suo “Ismeti i vërteti” (la parodia albanese di Slim Shady), ma qui sembra aver trovato una sua dimensione ancora più matura, meno legata alla citazione e più proiettata verso un suono suo.
Il cuore dell’EP batte in “Loco”, un ritmo incalzante e un ritornello che si pianta in testa e non ti lascia più. È qui che si sente tutta la dualità di La Fazani: da una parte c’è il rapper che gioca con le parole, dall’altra il musicista che sa che la musica deve colpire, non solo intrattenere. E colpisce, eccome.
Poi c’è “Fluturoj”, un pezzo che strizza l’occhio al folk balcanico, con melodie che sembrano uscite da una festa di paese, ma rivisitate con un approccio moderno, quasi psichedelico. È il momento in cui l’EP respira, si prende una pausa dal caos e ti fa capire che dietro a tutta questa energia c’è anche una profonda consapevolezza delle radici. Non è un caso che La Fazani sia originario del Kosovo: la sua musica è un ponte tra due mondi, quello occidentale e quello balcanico, e in “Fluturoj” questo ponte diventa solido come il marmo.
Ma è con “Fire” (feat. Bana Zahiti) che l’EP raggiunge il suo apice. Un pezzo incendiario, dove le voci dei due artisti si intrecciano in un dialogo serrato, tra flow rapidi e un ritmo che non molla mai. Il testo è tagliente, la produzione è curata nei minimi dettagli, e si sente che c’è passione dietro ogni nota. È il tipo di traccia che ti fa venire voglia di mettere il volume al massimo e far tremare le pareti.
La chiusura è affidata a “OVERDRIVE”, un pezzo che chiude il cerchio con un energia quasi punk. È come se La Fazani volesse dirti: “Ecco, questo sono io. Prendilo o lascialo stare”. E tu, dopo cinque brani, non puoi fare altro che prenderlo.
“Ekstrovert” non è un EP perfetto, ma è assai onesto, onesto nel suo approccio, onesto nella sua voglia di sperimentare, onesto nel suo mescolare generi senza paura di sbagliare. La Fazani non è un artista che si nasconde: qui c’è coraggio, c’è identità, e c’è una voglia di raccogliere la sfida di un mondo musicale sempre più omologato.
Se vi piace il rap che non si limita a seguire le mode, se vi piacciono gli artisti che osano, allora “Ekstrovert”è un gran bell’ascolto. Il progetto sarà completato nell’autunno 2026 dall’uscita di un altro ep dal titolo “Introvert.
LA FAZANI – EKSTROVERT- STREAMING
LA FAZANI – EKSTROVERT- TRACKLIST
1 Sa ma larg, sa ma larg
2 A e din ti kush jom une?
3 Kena Tirshë (feat. MC Kresha)
4 Kom diçka un’ me t’kallxu
5 Pini maca ujë
Portion Control – 1983-86 – Hit The Pulse to Purge…
C’è gente che l’industrial e l’EBM le ha solo ascoltate, e gente che le ha inventate. I Portion Control stanno saldamente nella seconda categoria, e se ancora qualcuno se lo fosse dimenticato, questo cofanetto arriva a ricordarglielo con la violenza elettronica. Londra, 1979: mentre in giro si parlava ancora di chitarre, di punk e post-punk i Portion Control mettevano le mani su synth, drum machine e sampler come fossero armi, aprendo la strada a un’intera generazione che va dai Depeche Mode ,con cui pure ci girarono in tour nell’84 ai Nitzer Ebb, dagli Skinny Puppy ai Front Line Assembly, fino ai Nine Inch Nails. Gente che ha insegnato a mezzo mondo come si fa rumore con metodo.
Dopo decenni di indipendenza granitica, i Portion Control sono passati sotto l’ala di Artoffact Records, che ha deciso finalmente di fare le cose come si deve: un’operazione di recupero seria, non la solita accozzaglia raffazzonata. E “1983-86 – Hit The Pulse to Purge…” è la prova provata di questa serietà. Dentro ci trovi il mini-LP “Hit The Pulse” dell’83, i due album sulla lunga distanza “..Step Forward” (1984) e “Psycho Bod Saves The World” (1986), i 12″ storici di “The Great Divide”, “Go-Talk” e “Raise The Pulse”, l’EP “Purge” dell’86, e poi un’alluvione di B-side, rarità, demo, remix e due concerti dal vivo (Amsterdam ’84 e Losanna ’85) che fanno capire quanto questa macchina picchiasse dal vivo. Settantasette tracce in tutto, sedici mai uscite prima, altre dodici che vedono la luce su CD e digitale per la prima volta. Roba da far tremare i polsi a chiunque si professi fan.
Musicalmente qui non c’è nostalgia da museo: c’è la matrice grezza e nervosa da cui è nato tutto un filone, pezzi come “Refugee” o “The Great Divide” colpiscono ancora oggi con la stessa urgenza, e non stupisce che Rhys Fulber dei Front Line Assembly abbia sentito il bisogno di rimetterci le mani per una ricostruzione, viste le tematiche che purtroppo restano attualissime. Il lavoro di rimasterizzazione di Paul Lavigne è preciso, restituisce peso e sporcizia senza levigare troppo, e il packaging, ecopak a 5 ante, booklet di 24 pagine con foto d’archivio e la grafica di Stefan Alt, è quello che un cofanetto di questa portata si merita.
Non è un disco per chi cerca la novità del mese, è un disco per chi vuole capire da dove arriva davvero l’elettronica dura e pura, l’origine del caos elettrico, dell’ebm e dell’industrial. I Portion Control qui non si limitano a raccontare la propria storia, la impongono di nuovo, a martellate. Consigliato senza mezzi termini a chi ama l’EBM e l’industrial delle origini, e obbligatorio per chiunque si professi fan di Nitzer Ebb, Skinny Puppy o Front Line Assembly e non sappia bene da dove salta fuori quel suono, radici violente.
PORTION CONTROL – – 1983-86 – Hit The Pulse to Purge… STREAMING
PORTION CONTROL – – 1983-86 – Hit The Pulse to Purge… TRACKLIST
CD1
01 – Portion Control – Chew You To Bits (Version)
02 – Portion Control – Discord
03 – Portion Control – Crash Weight Gain
04 – Portion Control – Eat Your Heart
05 – Portion Control – Thrust Angle
06 – Portion Control – Death By Venom (Ricochet mix)
07 – Portion Control – Abbo Dabbo
08 – Portion Control – Raise The Pulse (12″ version)
09 – Portion Control – Rough Justice (12″ version)
10 – Portion Control – Go-Talk (12″ version)
11 – Portion Control – Refugee
12 – Portion Control – Under The Skin
13 – Portion Control – Mutie
14 – Portion Control – Tex-Mex
15 – Portion Control – Tongue Beat
16 – Portion Control – Micro Box
17 – Portion Control – Micro Box 2
18 – Portion Control – Real Estate Cult
19 – Portion Control – Tin
20 – Portion Control – Havoc Man
21 – Portion Control – 319
22 – Portion Control – Scramble
23 – Portion Control – Son Of Go Talk
CD2
01 – Portion Control – The Great Divide (’85 extended version)
02 – Portion Control – Brain Scraper Death Dive
03 – Portion Control – Siren City
04 – Portion Control – Breaker Breaker
05 – Portion Control – Danger Zone
06 – Portion Control – Screen Of Death
07 – Portion Control – Coming For You Baby
08 – Portion Control – Fistful Of Creds
09 – Portion Control – Trashville Baby
10 – Portion Control – Cut And Thrust
11 – Portion Control – H.O.T. Matter
12 – Portion Control – Soap Distant
13 – Portion Control – Raise The Pulse (Purge version)
14 – Portion Control – Go-Talk (Purge version)
15 – Portion Control – The Great Divide (Purge version)
16 – Portion Control – Karateka
17 – Portion Control – Brain Scraper Death Dive (Rebuild)
18 – Portion Control – Refugee (Rhys Fulber rebuild)
19 – Portion Control – Chew You To Bits (Rebuild)
20 – Portion Control – Chew You To Bits (Instrumental 2.6)
CD3
01 – Portion Control – Collapse
02 – Portion Control – Bite My Head
03 – Portion Control – Justice
04 – Portion Control – The Man Who Did Backward Somersaults
05 – Portion Control – Upside Down
06 – Portion Control – Drag Down
07 – Portion Control – Divided
08 – Portion Control – Bolt It Down
09 – Portion Control – The Great Divide (Instrumental)
10 – Portion Control – Total Recall
11 – Portion Control – 24
12 – Portion Control – IDL Dragdown
13 – Portion Control – Displaced Hybrid Refugee
14 – Portion Control – Scramble (Instrumental demo)
15 – Portion Control – Cut And Thrust (Demo)
16 – Portion Control – H.O.T. Matter (Demo version 1)
17 – Portion Control – H.O.T. Matter (Demo version 2)
18 – Portion Control – Taste Of Love (Demo)
19 – Portion Control – Conscience (Arthur Baker demo mix)
CD4
01 – Portion Control – Intro (Live at Potanus Amsterdam 1/4/84)
02 – Portion Control – Eat Your Heart (Live at Potanus Amsterdam 1/4/84 2026 Remaster)
03 – Portion Control – Abbo Dabbo (Live at Potanus Amsterdam 1/4/84 2026 Remaster)
04 – Portion Control – Crash Weight Gain (Live at Potanus Amsterdam 1/4/84 2026 Remaster)
05 – Portion Control – Betrayal (Live at Potanus Amsterdam 1/4/84)
06 – Portion Control – Box (Live at Potanus Amsterdam 1/4/84 2026 Remaster)
07 – Portion Control – Go-Talk (Live at Potanus Amsterdam 1/4/84 2026 Remaster)
08 – Portion Control – Raise The Pulse (Live at Potanus Amsterdam 1/4/84 2026 Remaster)
09 – Portion Control – Tex-Mex (Live at Dolce Vita, Lausanne 6/12/85)
10 – Portion Control – Real Estate Cult (Live at Dolce Vita, Lausanne 6/12/85)
11 – Portion Control – Drag Down (Live at Dolce Vita, Lausanne 6/12/85)
12 – Portion Control – Karateka (Live at Dolce Vita, Lausanne 6/12/85)
13 – Portion Control – Havoc Man (Live at Dolce Vita, Lausanne 6/12/85)
14 – Portion Control – Bolt It Down (Live at Dolce Vita, Lausanne 6/12/85)
15 – Portion Control – H.O.T. Matter (Live at Dolce Vita, Lausanne 6/12/85)










