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Recensione : Kalamata – Same

Il trio teutonico Kalamata esordisce con un album space rock psichedelico che spacca.
Geniale sia l’artwork, che ricorda i deliri onirici dei Tool, sia i titoli delle canzoni, che letti insieme passano un messaggio forte e chiaro all’ascoltatore: You Have To Die Soon Mother Fucker. Non perdiamo tempo quindi, mettiamoci subito in cammino, la colonna sonora è garantita.
Come nel miglior viaggio che presenta un paesaggio mutevole, batteria, basso e chitarra sapientemente alternati si inseguono in riff potenti e ipnotici, a tratti più pungenti, in altri più nervosi.
Il giro di chitarra iniziale di You si lega in modo subliminale alle sinapsi; quando la canzone esplode ormai è radicata dentro il cervello. Have sconfina del post rock con suoni più veloci e vibranti. Die è calda e avvolgente, mistica: grazie anche ad un ascolto diretto con le cuffie non è solo un viaggio fisico, ma spirituale, ascetico, magari aiutato da sostanze psicotrope. E c’è qualcosa dei Tool anche per come la chitarra stride verso la fine della canzone.
Strutture math un po’ troppo ripetitive rendono Soon una canzone noiosa, al punto che dopo alcuni ascolti del disco si tende, arrivati a questo punto, a premere il tasto skip.
Mother riprende il vigore dell’inizio dell’album, Fucker è un rimando agli Sleep di Jerusalem, lenta, incessante, inesorabile, subliminale.
Same è album di esordio davvero piacevole, caratterizzato da suoni puliti e precisi, che soddisferà senza fatica gli amanti del genere, affamati di aggiungere un altro gruppo alla loro playlist.

Tracklist :
1. You
2. Have
3. To
4. Die
5. Soon
6. Mother
7. Fucker

Line-up :
Peter Jaun: chitarra
Olly Opitz: batteria
Maik Blumke: basso

pagina facebook
www.facebook.com/kalamataband

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