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Recensione : CALIFORNIA ÜBER ALLES Le origini dei Dead Kennedys

Dead Kennedys - Fresh Fruit for Rotting Vegetables - The Early Years di Alex Ogg è stato pubblicato negli USA nel 2014. CI ha pensato poi la Tsunami, qualche anno dopo, a ristamparlo anche in Italia

CALIFORNIA ÜBER ALLES Le origini dei Dead Kennedys

Alex Ogg

CALIFORNIA ÜBER ALLES

Le origini dei Dead Kennedys

(Tsunami Edizioni)

Dead Kennedys – Fresh Fruit for Rotting Vegetables – The Early Years di Alex Ogg è stato pubblicato negli USA nel 2014. CI ha pensato poi la Tsunami, qualche anno dopo, a ristamparlo anche in Italia. Fuori tempo massimo ci arriviamo anche noi, in questo inizio del 2026, caratterizzato da tutte quelle previsioni che la band di Biafra aveva individuato, e inquadrato come minacce incombenti nel suo disco di esordio.

Crediamo si possa discutere di tutto, tranne che dell’importanza dei Dead Kennedys in ambito punk. Il quartetto statunitense ha rivestito infatti un ruolo di primissimo piano per quello che riguarda le tematiche sociopolitiche. Se a ciò aggiungiamo che, da un punto di vista sonoro i Dead Kennedys hanno senza dubbio rappresentato una sorta di unicum, grazie ad un approccio in grado di inserire nei loro brani una vastissima gamma di influenze, possiamo solo ribadire il loro status di cardine essenziale in un contesto in cui erano davvero molteplici le proposte “alternative”.

Alex Ogg nella sua analisi prende in considerazione la nascita della band, in un arco temporale che arriva fino alla pubblicazione del loro primo disco, quel Fresh Fruit for Rotting Vegetables (Cherry Red Records, 1980), soffermandosi in particolar modo sulle ripercussioni che un album di enorme portata scatenò praticamente ovunque.

Se non possiamo discutere del ruolo della band, ancor meno possiamo farlo nel momento in cui approcciamo il disco. Fresh Fruit for Rotting Vegetables rappresenta un momento di straordinaria importanza in ambito musicale. È una tappa fondamentale per chiunque voglia accostarsi al genere. Negarlo significa semplicemente due cose: avere dei limiti cognitivi non diagnosticati o non averlo mai ascoltato. Il disco ha infatti aperto la strada ad un approccio antagonista in un paese come gli Stati Uniti d’America tutt’altro che responsivo a tematiche riguardanti uno sviluppo concettuale, sociale e politico alternativo. Gli USA rappresentavano (e rappresentano tutt’ora) un modello arretrato legato a tutta una serie di stereotipi ottusi da cui non si sono ancora emancipati del tutto, basta vedere lo stato delle cose attuale.

La stessa scelta del nome da parte dei quattro californiani poteva essere inquadrata come la fine di quel “sogno americano” con cui ci hanno rotto i coglioni per anni, e, al tempo stesso, l’inizio del declino di quello che avrebbe voluto essere una sorta di moderno “impero”, ma che in realtà rappresenta un degrado sociale senza precedenti per un paese così altamente sviluppato da un punto di vista economico.

Come ogni cosa esistente, anche il testo di Ogg ha però dei punti che ne frenano la spinta. Al netto della completezza degli eventi, riportati in modo capillare, quello che manca sono gli spunti che avrebbero potuto far decollare la lettura, spesso frenata intorno alle diatribe intestine alla band, o a quel che ne resta dopo l’abbandono di Biafra. Lo stesso fatto di dover riportare sistematicamente le due versioni (quella dei Dead Kennedys e quella di Biafra) per ogni evento significativo di quegli anni, alla fine stanca, spegnendo ogni entusiasmo.

Tenendo conto che spesso si tratta di dinamiche di tipo esclusivamente economico, ci assale un senso di frustrante tristezza. Da spine nel fianco del mainstream i Dead Kennedys hanno finito per trasformarsi in quello che dichiaravano di osteggiare. Un parabola che non avremmo mai pensato di associare alla band che nel 1980 sconvolse il mondo musicale con un album che ancora oggi suona freschissimo.

Lo abbiamo riascoltato di recente, sulla spinta di questa lettura. E non possiamo che confermare le nostre impressioni di un tempo. I 38 minuti di Fresh Fruit for Rotting Vegetables hanno realmente mandato al tappeto il mondo musicale. Si tratta di un album caratterizzato da un talento cristallino, senza alcun punto debole (ricordiamoci sempre di contestualizzarlo al 1980), realizzato da un quartetto che flirtava senza alcuna difficoltà con l’avanguardia dissacrante e provocatoria, in pieno stile dadaista e situazionista.

Non era il solito punk di stampo britannico (quello legato al movimento del ’77), quello dei “due accordi e la verità” che ha sancito come tutti potessero suonare gridando la propria rabbia. Era un punk più maturo, più credibile, più incline ad assorbire tutte le influenze dei singoli musicisti e a riproporle ricontestualizzandole senza perdere il marchio di fabbrica della band.

Noi non vogliamo prendere posizione in merito. È un gioco che non ci interessa, oltretutto non conosciamo le dinamiche che per sentito dire. L’unica cosa su cui possiamo ragionare è su cosa abbiano rappresentato Jello Biafra da una parte, e la band dall’altra, dopo la scissione del 1986. Biafra, al netto dell’ictus che lo ha recentemente colpito (e da cui pare si stia riprendendo, almeno in parte) ha proseguito con tutta una serie di progetti più o meno riusciti. Degli altri tre si sono perse le tracce. Alla fine, non resta che leggerlo. In modo che ognuno tragga le proprie conclusioni. Noi lo abbiamo fatto, ora tocca a voi.

 

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