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Recensione : Skyliner – Outsiders

Buon disco di power metal diviso tra la tradizione americana e quella europea per gli Skyliner.

Skyliner    -  Outsiders  - Recensioni Metal

Gli americani Skyliner da Jacksonville (Florida), debuttano sulla lunga distanza con questo promettente Outsiders, album che fa del power metal il genere cardine.

Invero su questo disco di brani nuovi ce ne sono appena cinque, il resto è la somma dei due lavori precedenti: il demo omonimo del 2009 e l’EP “The Alchemist” del 2011.
Il full-length, dunque, racchiude tutta la discografia del gruppo statunitense e si farà apprezzare dagli amanti delle sonorità classic-power europee, con iniezioni della èpiù tecnica variante made in U.S.A e qualche soluzione prog, cosa che al macigno sonoro lungo settantacinque minuti regala un po’ di varietà.
Doppia cassa a manetta e ritmiche sostenute, vocalist che mantiene un tono evocativo per tutta la durata dell’album, brani dal forte impatto che richiamano i tedeschi Grave Digger così come i maestri americani, è il piatto proposto dagli Skyliner: una buona metà dei brani risulta ottima, con il picco raggiunto nella lunghissima World of Conflict, conclusiva suite da oltre venti minuti di durata, che è il riassunto del sound dei nostri.
La band dà il meglio proprio quando i brani dal power sterzano verso il progmetal (Aria of the Waters), con atmosfere rarefatte create dalle buone parti tastieristiche di Ashley Flynn (che purtroppo nel frattempo ha lasciato la band), dando la possibilità alla sezione ritmica (David Lee Redding al basso e Ben Brenner alla batteria) di dare sfoggio ad un lavoro vario e non solo da semplici picchiatori.
Jake Becker è comunque il protagonista di Outsiders, dividendosi tra le vocals e l’ottimo lavoro sulla sei corde, laddove trova soluzioni e solos di ottimo livello dimostrandosi chitarrista capace e di buon gusto melodico.
Ancora le buone Symphony in Black, Forever Young e The Alchemist dimostrano le indubbie capacità del gruppo, in un contesto classico quale è quest’album, di cambiare pelle cercando di variare i brani, sempre alternando il power delle due diverse scuole a soluzioni prog.
L’unico difetto riscontrabile è una certa prolissità, derivante anche dall’aver voluto inserire anche i due lavori precedenti; aspetto comunque con curiosità il seguente passo da parte della band americana, a suffragare le buone impressioni suscitate in questa occasione.

Track list:
1. Signals
2. Symphony in Black
3. Undying Wings
4. Forever Young
5. Aria of the Waters
6. The Human Residue
7. Dawn of the Dead
8. The Alchemist
9. Worlds of Conflict

Line-up:
Ben Brenner – Drums
Jake Becker – Vocals (lead), Guitars, Lyrics
David Lee Redding – Bass, Vocals (backing)
Ashley Flynn – Keyboards, Vocals (backing)

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