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Recensione : Crawling Chaos – Repellent Gastronomy

In conclusione, la band di Rimini spara una cannonata e affonda al primo colpo la corazzata death metal, andando a giocarsela direttamente con i top player del genere.

Crawling Chaos  -  Repellent Gastronomy - Recensioni Metal

Al death metal italiano si aggiunge, al già elevato numero di album notevoli usciti negli ultimi tempi, questo gran lavoro dei Crawling Chaos, massacratori sonori già dal lontano 2003 ma con solo un Ep all’attivo (“Goatsuckers”) risalente all’ ormai relativamente lontano 2008 e giunti finalmente oggi all’esordio sulla lunga distanza.

Meglio pochi ma buoni, come si suol dire, ed effettivamente la band non si può certo definire prolifica, ma è talmente alta la qualità della musica proposta in questo lavoro che vale tranquillamente per dieci releases.
Intanto i quattro deathsters romagnoli stupiscono per la padronanza dei propri strumenti, con le due chitarre (Manuel Guerrieri e Andrea Velli) che incrociano i rispettivi manici per un duello all’ultimo riff che entusiasma per precisione e melodie negli assoli, e una sezione ritmica (Edoardo Velli alle pelli e Gabriele Perilli al Basso) che è una macchina ben oliata, preparata per distruggere; la produzione,affidata a Simone Mularoni, esalta il songwriting del combo, risultando cristallina ma, allo stesso tempo rendendo giustizia al suono potentissimo del gruppo.
Il growl di Manuel Guerrieri è come deve essere nel genere proposto dal gruppo: profondo come un orco imprigionato in una caverna, stupendamente bestiale, in poche parole perfetto.
Dentro a questo lavoro vive il demone chiamato death metal nelle sue vesti migliori, dall’old school americano di Death e Cannibal Corpse a quello nord europeo di Dismember e Unleashed, ma la band non si limita e dal cilindro escono echi moderni e cyber cari ai Fear Factory o riff e soluzioni al limite del thrash.
Blind Find Of The Ancient Evil, From the Unsafe Shrines Cometh the Abyss, sono gli esempi di come il gruppo manipoli la non facile arte del death metal con accenni al thrash anni ottanta, con una personalità da gruppo scafato mentre, quando ormai l’ascoltatore di turno crede di avere in mano la chiave del disco, ecco che Closing The Gates stravolge ogni certezza con soluzioni sintetiche alla Fear Factory e non solo ( i Ministry di “The Mind Is A Terrible Thing To Taste) rivelandosi come una song capolavoro.
Promised Unheaven è un altro grandissimo brano dal riff che sembra scritto da Dan Swano per i suoi primi Edge Of Sanity, e conquista subito la palma di brano top dell’album insieme alla rocciosa Manifest Of Chaos.
In conclusione, la band di Rimini spara una cannonata e affonda al primo colpo la corazzata death metal, andando a giocarsela direttamente con i top player del genere. Gran bel disco.

Track ist:
1. Rue D’Auseil
2. Blind Fiends of the Ancient Evil
3. From the Unsafe Shrines Cometh the Abyss
4. Plate XII
5. Encephalitic Cyst
6. Let the Vultures Sing Our Deeds
7. Closing the Gates
8. Premature Burial
9. Visceral Breeding Army
10. Promised UnHeaven
11. The Sleep of Inanna
12. Manifest of Chaos
13. Glory to My Enemy

Line-up:
Manuel Guerrieri-Guitars,vocals
Andrea Velli-Guitars
Gabriele Perilli-Bass
Edoardo Velli-Drums

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