The Queen Is Dead Volume 239 – Coyote Man, Epta7, Zhed – recensione

Coyote Man, Epta7, Zhed: Torna a vincere l'oscurità contro la luce nelle nostre giornate, e noi vi proponiamo un disco di progressive metal altro, una bomba di industrial ebm e a chiudere un disco più unico che raro. 
Coyote Man, Epta7, Zhed

Torna a vincere l’oscurità contro la luce nelle nostre giornate, e noi vi proponiamo un disco di progressive metal altro, una bomba di industrial ebm e a chiudere un disco più unico che raro. 

COYOTE MAN

I Coyote Man, power trio strumentale di Chicago, tornano con “Prosthetic Memories” un album che si conferma come il loro lavoro più ambizioso e maturo. Uscito il 14 agosto 2026, il disco si distacca dalla semplice etichetta di post-rock o progressive metal per abbracciare una dimensione cinematografica, dove ogni traccia è un frame di un racconto viscerale, fatto di speranza e conflitto. Il titolo stesso, “Prosthetic Memories”, allude a ricordi mai vissuti ma che, nonostante ciò, si radicano nell’anima come esperienze personali: frammenti di emozioni, storie e prospettive assorbite dal mondo circostante, innestate nel sé come protesi emotive.

Il sound dei Coyote Man è un muro sonoro intelligente: la chitarra di Augie Portugal dialoga con il basso di Rene Rodriguez e la batteria di Ian Wheeler in un equilibrio perfetto tra ripetizione ipnotica e colpi di scena audaci. Ogni brano respira, si espande, si contrae, senza mai perdersi. L’album, registrato tra giugno e luglio 2025 agli Iron Hand Audio di Chicago e mixato/masterizzato da Dan Klein, colpisce con una forza disumana come in “War Hatchet” e “Zealotry, ma sa anche aprirsi a momenti di fragilità e introspezione sentire “Interpreting Dreams” e “Inadequate”. La presenza di Chris Pacific in “Faith in a Burning Room” aggiunge una dimensione vocale che, pur non scontrandosi con la natura strumentale del progetto, arricchisce ulteriormente il disco.

I Coyote Man riescono a fondere la potenza del metal progressivo con la profondità del post-rock, creando un lavoro che si ascolta, si sente e si vive. Non è un caso che i riferimenti siano ai giganti del genere come Russian Circles, Mastodon e Deftones), ma i Coyote Man hanno una voce propria, capace di emozionare senza bisogno di parole.

COYOTE MAN – PROSTHETIC MEMORIES- STREAMING

COYOTE MAN – PROSTHETIC MEMORIES- TRACKLIST

01. Coping Mechanism (05:02)
02. War Hatchet (04:03)
03. Zealotry (04:21)
04. Interpreting Dreams (06:02)
05. Holographic Heirloom (04:01)
06. Inadequate (05:20)
07. Faith in a Burning Room (04:45)

 

 

EPTA7

Dopo il demo “Eptasystem” del 2014 e oltre dieci anni di silenzio, il progetto è tornato nel 2026 con “Here Come the Freaks”.

Gli Epta7 sono un progetto italo-irlandese di base a Dublino e propongono un industrial metal molto elettronico, con un immaginario bello carico di atmosfere distopiche e città che hanno vita propria. La musica degli Epta7 picchia duro, un ibrido fra metal ed elettronica, un connubio molto riuscito che descrive la pazzia e la distorsione degli spazi e della vita che viviamo. Gli Epta7 coniugano assieme modernità elettronica e radici metal ben definite e solide.

Ascoltando “Here comes the freaks” si torna a sentire quell’elettro metal, che si può definire anche nu metal volendo ma come al solito le etichette non sono così importante, che ascoltavamo nei primi duemila, al termine di anni novanta belli scoppiettanti. Il lavoro degli Epta7 non è assolutamente nostalgico, proietta in avanti certe istanze musicali già ascoltate, le potenzia e le modifica. Si parte dai KIlling Joke per arrivare ai Fear Factory e ai Ministry, ma il tutto confezionato in maniera originale e molto godibile.

Durezza, distorsione e tenebre ovunque, ma anche tanta melodia che va a braccetto anche con accenni di dubstep in qualche passaggio delle percussioni. Dentro “Here come the freaks” possiamo trovare molte cose, è un disco maturo e completo che piacerà molto a chi ama il connubio fra carne e microchip, fra spirito e acciaio, le fughe da clown satanici che vogliono squartarci. Un disco che non ha paura di abbracciare le tenebre, e di lottare nelle strade. Questo debutto sulla lunga distanza anticipa un altro nuovo lavoro “Schengen reloaded” che uscirà presto.

EPTA7 -HERE COME THE FREAKS- STREAMING

EPTA7 -HERE COME THE FREAKS- TRACKLIST

1. The Fog 4.50
2. Walking Ghost 03:55
3. Kartoffeln 04:29
4. Black Circuit Fear 04:06
5. The Walls Breathe 04:26
6. Eptasystem 04:00
7. Circus of Freaks 03:15
8. Mostri Dentro 04:55
9. Here come the Freaks 07:03
10. Frozen Town 04:57
11. Fallen Gabriel 03:21
12. Don’t Give Up (feat. Lavonz)
13. Moon Canvas 04:17

 

 

ZHED

Se c’è un album che incarna lo spirito ribelle, caotico e viscerale del nostro tempo, quello è “Aria Nel Petto” di Zhed, disco che esce per la francese Solium,progetto one-man-band svizzero che opera all’incrocio tra industrial, noise e post-punk. Registrato in una casa-studio circondata dai cantieri ferroviari di Chiasso, questo disco non è solo musica: è una dichiarazione di guerra sonora contro l’indifferenza, il capitalismo e la violenza sistematica. L’artista, Luca Corsini, non nasconde le sue intenzioni affermando: “È un album politico” E, in un’epoca in cui l’arte “apolitica” spesso nasconde posizioni ambigue, questa scelta è già di per sé un atto di coraggio. Dire le cose come stanno, suonare musica che non sia intrattenimento ma condivisione estrema di dolori e sentimenti.

Zhed costruisce “Aria Nel Petto” come un muro di suono denso e distorto, dove chitarre, bassi, sintetizzatori, percussioni e voci si fondono in un caos controllato. L’album si apre con “Todesmarsch – Shivabel and Marc”, una marcia funebre industriale che sembra registrata in un cimitero meccanizzato, e prosegue con “Horror Suitcase – Viva Palestina”, un inno noise-punk che mescola ritmi martellanti e feedback taglienti come un pugno in faccia. Non mancano momenti più atmosfereici, come “Andare Via – Suitcase Version” o “Interferenza – Suitcase Version”, dove il suono si fa più ipnotico e stratificato, ma senza mai perdere la sua carica distruttiva.

La registrazione ha assorbito i suoni dell’ambiente circostante: treni in disuso, risonanze metalliche, rumori meccanici che si intrecciano con la musica, rendendo l’ascolto un’esperienza fisica, quasi clausrofobica. Il risultato è un disco che non si limita a essere ascoltato, ma vissuto. E proprio il vissuto qui si incrocia con i sogni e gli incubi, entrando in una dimensione altra rispetto alla realtà che viviamo. “Aria nel petto” è uno di quei rarissimi dischi che scava in continuazione dentro di noi, ci mette in frequenza con alcune vibrazioni dell’antimateria che ci circonda e ci fa provare emozioni che sono fortissime e molto belle, che nascono dall’ansia e si stemperano nel nostro infinito.

Proprio l’ansia è uno dei motori primi di questo disco, un qualcosa che smuove e fa ribellare, lo schifo di questo mondo ci crea un rigetto che ognuno gestisce alla propria maniera, e Luca Corsini lo sublima così, con un disco che va oltre, un ponte fatto di rumore fra noi e gli altri, una distorsione che diventa amore e odio al contempo. Zhed è anche un organizzatore di eventi e ha ospitato artist* internazionali come Nadja, Uochi Toki, Dame Area e Big|Brave, dimostrando che la sua musica è parte di un progetto comunitario più ampio, che è poi anche lo spirito di questo disco. Zhed non cerca di piacere: vuole provocare, svegliare, unire. In un’epoca in cui la musica spesso si riduce a playlist di sottofondo, questo disco esige attenzione, pretende una reazione è rumore vivo all’ennesima potenza.

ZHED -ARIA NEL PETTO- STREAMING

ZHED -ARIA NEL PETTO- TRACKLIST

1 Todesmarsch – Shivabel and Marc 04:15
2 Horror Suitcase – Viva Palestina 07:11
3 JackGunDrum – Antimilitarist Action 04:09
4 Tortura – Alekos and Alfred 06:46
5 Andare Via – Suitcase Version 09:11
6 Wittgenstein Feat Nullaconta 03:22
7 Interferenza – Suitcase Version 11:37
8 Mai – Suitcase Version 11:27

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