Gatta Morta – Burn Witch Burn EP – recensione

Gatta Morta – Burn Witch Burn EP

Don’t judge a book by its cover, ma a volte questo proverbio può rivelarsi valido anche per ciò che concerne i nomi di alcune band musicali. Sì, perché quando quel mattacchione di Buzz Osborne se ne esce fuori con una mashup band e la chiama Gatta Morta, per chi mastica l’italiano (e, in generale, le lingue latine/spagnoleggianti) è un moniker che può suonare alquanto bizzarro, visti i suoi significati. Fermandosi a ripensarci, però, e considerando l’immaginario weirdo/freak che per una vita ha alimentato i Melvins (e altri progetti correlati) la faccenda acquista un senso “logico”. E poi, alla fine, ciò che conta davvero è il contenuto. E, se siamo qui a scriverne, è perché la proposta dei Gatta Morta spacca.

Venuta ufficialmente allo scoperto a inizio mese, questo combo è formato dal succitato “King Buzzo” alla chitarra e voce, e poi JD Pinkus (storico bassista dei Butthole Surfers) il batterista Coady Willis (già in Murder City Devils e Big Business) e Clinton Jacob dei Mr. Phylzzz alla chitarra e voce. In pratica, un papabile dream team dell’alternative/noise rock, composto da gente che in passato aveva già collaborato in varie forme con Osborne, che ha avuto l’idea di organizzare questa sorta di rimpatriata tra vecchi amici e colleghi. E i nostri hanno già pubblicato il loro primo materiale (con la promessa di continuare a scrivere e realizzare qualcosa di più sostanzioso in futuro, magari uno o più long playing) l’Ep “Burn witch burn“, uscito su Amphetamine Reptile Records.

I quattro brani presenti su questo mini-esordio sono fortemente imbevuti della lezione dei Melvins e del songwriting di Buzz Osborne: “Taco bellboy“, “Victims of the universe“, “Black hall” e “Clear smoke” si nutrono delle stesse collisioni alternative/noise/sludge/heavy rock di cui è intrisa l’anima della sua band madre, tra potenti riff Sabbathiani, distorsioni e digressioni psichedeliche.

Come antipasto generale, “Burn witch burn” è un buffet corposo che, per il momento, sazia la nostra voglia di chitarroni lerci e ritmi sudici. In attesa del baccanale completo a 33 giri, prendiamo atto di una naturale chimica, affiatamento e intesa che si sono subito creati tra i vari componenti del supergruppo, per un risultato che va oltre la semplice somma di quattro musicisti/anime dagli stili complementari, e sembra già messo meglio a fuoco rispetto all’album collaborativo, invero un po’ incasinato à la “mappazzone” sonoro, coi Napalm Death. È sempre il momento giusto perché il mondo accolga una nuova band heavy e strana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

24 Grana – Bidonville

Qui Italia-Europa, 2026. La gente comune mortale che non ce la fa più ad arrivare alla fine del mese (il sottoproletariato e quello che una

Codeine, nel 2027 quattro date in Italia

I newyorchesi Codeine, paladini dello slowcore statunitense e mondiale, hanno annunciato di avere organizzato e approntato un tour di concerti europei che si svolgeranno nella

The Monsters – Off the road we go

Raggiunge l’incredibile traguardo dei 40 anni Il percorso temporale e musicale degli elvetici Monsters, l’iconica lo-fi/garage punk/teenage trash rockabilly band capitanata dalla guida spirituale di chi vi scrive, ovvero Reverend Beat-Man,

Velocity Girl – 1989/1992

La benemerita indie label statunitense Slumberland Records, a fine agosto, ha pubblicato “1989-1992“, una raccolta che assembla materiale sonoro dei loro connazionali Velocity Girl, indie/jangle/guitar/noise