Recensione : Oshaburi: Sasshohenaikainjoron

Un viaggio nel mondo degli Oshaburi con Sasshohenaikainjoron, il primo mini-album visual kei tra sonorità caotiche, look infantili e spirito ribelle.

Sasshohenaikainjoron

La nuova band visual kei giapponese Oshaburi ha da poco lanciato il suo primo mini-album, intitolato Sasshohenaikainjoron (che dovrebbe significare una cosa tipo: “Argomentazione emotiva basata sulla pena di abrasione”).

Il singolo “Cute Aggression” sembra parli di un amore tragico, perché si distinguono le parole “amore” e “lacrime”. Tuttavia il tono resta giocoso e poco strutturato, nonostante si apprezzi un’ottima chitarra nell’assolo.
Il video del brano ricalca e proclama l’estetica bambinesca del gruppo: troviamo un ragazzino che disegna e poi diversi giocattoli.

La canzone “Aiai Butterfly” (“Farfalla armoniosa”) accelera per poi decelerare; ed effettivamente gli Oshaburi – come suggerisce il nome, che indica quell’oggetto che i lattanti usano quando spuntano loro i dentini – sono caratterizzati da un un sound caotico, allegro e infantile, ed è bambinesco anche il loro look, che – lo ricordo en passant – nei gruppi visual kei ha una certa rilevanza.

Formati a Tōkyō nel 2025 da due membri dei Cute, sono composti da Rika alla voce, ill e Zeno alla chitarra e Kaeru al basso.

L’estetica degli Oshaburi è simile alla proposta visiva del gruppo J-Punk al femminile Tsushimamire, nato a Chiba nel 1999. Il primo disco – Pregnant Fantasy (uscito per la Benten Records – presenta in copertina un pupazzo per bambini che ha la stessa aura anni Cinquanta dell’immagine dell’album Sasshohenaikainjoron e anche il suono, lungi comunque dall’essere paragonabile al visual kei, ha dei tratti giocosi e infantili simili a quello degli Oshaburi.
Infatti, nella prima canzone “Umeboshi Plums Big Seeds” il ritornello è cantato con una voce volutamente acerba; e allo stesso modo la seconda – “Lingerie Shop” – contiene una domanda pronunciata in maniera bambinesca, quasi si trattasse di un anime: “Se lo rivolto sei volte, si asciuga?”.

Parlando del nome un po’ criptico delle Tsushimamire, non è una parola giapponese ma un neologismo che combina le sillabe iniziali dei cognomi della bassista Yayoi Tshushima, della cantante Mari Kono e della batterista originale Mizue Masuda; inoltre il termine “mamire” significa “spalmato”, per descriversi come un amalgama unica.

Per il link social degli Oshaburi, si veda qui sotto la pagina X della band: https://x.com/osha_0fficial

 

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