iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : Amado Barravento

Amado Barravento racconta amore, caos e radici brasiliane in otto brani intensi: un disco vivo, urgente e pieno di melodie che emozionano davvero oggi.

Amado è il tornado ligure brasiliano più bello che ci sia, ed ascoltarlo è sempre una meraviglia, ha quella magia che è davvero difficile da trovare.

Nuovo disco di Amado, uno dei giovani artisti liguri che amiamo di più, che continua la sua prolifica carriera con “Barravento” uscito per Indaco Records. Amado da Ventimiglia e con radici brasiliane, è uno dei musicisti italiani più interessanti e meno ovvi e scontati di questi tempi. Nei dischi precedenti che abbiamo già recensito qui e qui si era messo in mostra con uno stile personale, un cantautore pop e rock con un urgenza incredibile nella voce, e proprio la sua voce e il suo modo di scrivere qui emergono con tantissima forza.

Barravento nel linguaggio del candomblè brasiliano è il momento nel quali si cade in trance involontaria, e nel gergo comune brasiliano barravento è sinonimo di confusione, di scompiglio. E Amado è proprio questo in musica, mette tutto a soqquadro con la sua meravigliosa maniera di comporre e di parlare della realtà e dell’amore. Il cantautore ligure riesce a parlare in maniera semplice e chiara di temi difficili, dell’amore, dell’adolescenza e dell’essere adulti e lo fa con tanti stili, scivolando sulla drum and bass come in “Milano 2 ” o con una canzone solo voce e pianoforte pazzesca come “San Silvestro”. Come e più dei lavori precedenti Amado si butta in stage diving mettendosi a nudo, con canzoni che hanno una voglia tremenda arrivare di raccontare, con quella rara forza di essere naturale e vero, una cascata di note, amore e parole

. Otto brani che sono tutti meravigliosi, melodie che ti commuovono, testi bellissimi e quell’urgenza di dire e di fare con cura, assieme al gruppo che ha fondato a tredici anni e che è ancora con lui, con le sue preziosissime radici brasiliane che escono in maniera prepotente e bellissima in “Uno bianca”, dove collabora con Jova, in uno dei più belli episodi del disco.

Per non parlare di “Sindrome di Stoccolma”, un pezzo power pop incredibile, uno di quegli schiaffi di freschezza che solo le migliori menti musicali sanno fare.Il disco, composto a quattro mani con il Prof. Francesco Cardillo, è stato prodotto da Narduccey insieme allo stesso Amado e in sala di incisione i musicisti di sempre: Andrea Senis al basso e Loris Grattarola alla batteria. Amado è il tornado ligure brasiliano più bello che ci sia, ed ascoltarlo è sempre una meraviglia, ha quella magia che è davvero difficile da trovare. Valeu, galera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Darkthrone Pre-historic metal

Sicuramente i Darkthrone, a differenza di tanti altri, hanno ancora senso con un disco così, che non è la quarta ristampa con le canzoni suonate