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Recensione : Arrokoth – Avàvâgo Zamran!

Cazalet compie l’ennesima grande opera di esplorazione sonora, facendolo in una forma differente rispetto agli altri progetti dove milita, portando il rituale ad un altro livello.

Cazalet compie l’ennesima grande opera di esplorazione sonora, facendolo in una forma differente rispetto agli altri progetti dove milita, portando il rituale ad un altro livello.

“Avàvâgo Zamran!” di Arrokoth su Cyclic Law, è il nuovo disco di questo progetto sonico più che sonoro fondato e portato avanti da Guillaume Cazalet, nato a Nîmes e attivo fra Francia e Belgio.

Guillaume è una delle massime espressioni del rumorismo europeo, della musica ambient e rituale a forte componente esoterica e misterica, ha militato e milita tuttora in progetti come Neptunian Maximalism, Zaäar, Sol Kia, tanto per dare un’idea del suo sterminato raggio d’azione. Questo nuovo lavoro è un insieme molto potente di musica rituale, una discesa verso dimensioni che non possiamo vedere e sentire in condizioni normali, ma che si aprono a certe vibrazioni. Il progetto Arrokoth in questo disco si dedica ad esplorare i suoni fra spazi liminali, culture primitive ma che vedono molto più in là della nostra, e ambienta ritual.

Sin dal primo pezzo si viene introdotti in un tempio dove delle divinità non esattamente benigne incontrano i loro fedeli, con musiche e canti che scatenano molto sia a livello spirituale che a livello fisico.

Arrokoth è uno suono sciamanico, una ricerca di interagire con talune entità attraverso suoni non convenzionali, e anche l’uso del linguaggio enochiano, il controverso alfabeto degli angeli oforse dei demoni, nelle due suite centrali, “La Huitième Clé Enochienne – I “ e “La Huitième Clé Enochienne – II”, composte in collaborazione con Dimitar Dimitrov, Corpus Diavolis, Antelogos, Haiku Funeral, e sono due composizioni di lunga durata molto potenti, dove lo spazio tempo si dilata e si restringe, portandoci in una dimensione dove sono all’opera forze difficilmente comprensibili dall’intelligenza umana, bisogna solo ascoltare. In questo disco possiamo trovare molto delle vocalizzazioni e dell’uso del canto di certi culti buddisti, tibetani, indiani e cose ancora più antiche, il tutto grazie all’incessante ricerca sonora di Guillaume, che insieme ad alcuni compagni di viaggio come il succitato Dimitar, o John McKusick (Three Dragon Alley), i quali arricchiscono ulteriormente il tutto, portandolo ad un livello superiore e molto significativo.

Ascoltando “Avàvâgo Zamran!” si ha l’impressione di trovarsi innanzi ad un corpus musicale di grande portata, un viaggio sonoro e pscichico molto imponente e che richiede anche uno certo sforzo da parte dell’ascoltatore, perché qui le leggi fisiche e morali cambiano drasticamente, e si entra in un altro universo. Cazalet compie l’ennesima grande opera di esplorazione sonora, facendolo in una forma differente rispetto agli altri progetti dove milita, portando il rituale ad un altro livello.

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