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Recensione : In Vain – Currents

Currents esplode in fuochi artificiali progressivamente metallici e alterna splendide atmosfere avanguardiste a sfuriate estreme.

In Vain - Currents - death

La nuova scena progressiva che accomuna metal estremo e classico in una più ampia visione musicale, accoglie da più una decina d’anni gli In Vain, gruppo che nello spazio di tre lavori sulla lunga distanza ed un ep si è costruito una solida reputazione, tanto da prestare quattro quinti della band agli storici Solefald nella versione live!

La band norvegese torna con un nuovo album, appunto il quarto, intitolato Currents, un’opera che si avvicina inesorabile alla definizione di capolavoro, un bellissimo quadro musicale che mai come questa volta unisce in maniera quasi perfetta death metal melodico, progressive, epicità e sfumature post rock.
Prodotto da Jens Bogren (Opeth, Dimmu Borgir, Katatonia, Devin Townsend, Kreator, etc) ai Fascination Street Studios e con l’artwork curato dall’artista Costin Chioreanu (Paradise Lost,Enslaved, At The Gates, etc), Currents esplode in fuochi artificiali progressivamente metallici già dall’opener Seekers Of The Truth e alterna splendide atmosfere avanguardiste a sfuriate estreme, dove death e black metal vengono ricamati e colorati di sfumature epiche, armonie e sinfonie orchestrali, così come di riff classici e melodici.
Una serie di ospiti valorizzano con la loro presenza questo inno al progressive moderno di scuola nordica, e tra questi vanno citati Baard Kolstad (Leprous, Borknagar) alla batteria e Matthew Kiichi Heafy (Trivium) e Kristian Wikstøl (From Strength to Strength) alla voce.
Bellissimo ed emozionante, l’album regala momenti di grande musica moderna in Blood We Shed come in As The Black Horde Storms, estrema e matura, varia nel combinare atmosfere differenti in un unico sound, mentre Origin è il brano più rock del lotto ed il sax crimsoniano della conclusiva Standing On The Grounds Of Mammoths fa da prologo ad una parte semiacustica nell’unica traccia spiccatamente settantiana, almeno per i canoni estremi del gruppo norvegese.
Il resto, come scritto, è quanto di meglio il genere possa offrire, con la band che gioca a suo piacimento con ispirazioni legate a nomi come Amorphis, Leprous, Opeth e Solefald, in un vortice di note entusiasmante.

Tracklist
1. Seekers of the Truth
2. Soul Adventurer
3. Blood We Shed
4. En Forgangen Tid (Times of Yore Pt. II)
5. Origin
6. As The Black Horde Storms
7. Standing on the Ground of Mammoths

Line-up
Johnar Håland – Guitars, synth pads, bgv
Sindre Nedland – Lead vocals and clean vocals
Alexander Bøe – Bass
Kjetil Domaas Petersen – Solo guitar
Andreas Frigstad – Vocals

Guest musicians:
Baard Kolstad (Leprous, Borknagar) – Drums
Kristian Wikstøl (From Strength to Strength) – Hardcore vocals
Matthew Kiichi Heafy (Trivium)– Vocals
Simen Høgdal Pedersen – Vocals
Audun Barsten Johnsen – B3 Hammond and church organ
Magnhild Skomedal Torvanger – Violin and viola
Ingeborg Skomedal Torvanger – Cello
Line Falkenberg – Saxophone

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