Recensione : The Queen Is Dead Volume 182- Cemican, Kill Ritual, Korypheus

Cemican, Kill Ritual, Korypheus: come sa chi ci segue, il metal in quasi tutte le sue forme qui è di casa e questo volume è interamente dedicato a tre forme diverse di rumore, dall'ancestral folk messicano, all'heavy metal americano e al prog djent metal ucraino.

Cemican, Kill Ritual, Korypheus

Come sa chi ci segue, il metal in quasi tutte le sue forme qui è di casa e questo volume è interamente dedicato a tre forme diverse di rumore, dall’ancestral folk messicano, all’heavy metal americano e al prog djent metal ucraino.

CEMICAN

I messicani Cemican pubblicano il loro nuovo album “U k ‘u’ uk’ankil Mayakaa” che nell’antica lingua maya dello Yucatan si può tradurre con la resistenza Maya. sull’etichetta M- Theory Audio. Il gruppo fa un folk metal con tinte death e progressive, trattando della cultura Maya, mescolando testi in spagnolo e in lingua Maya dello Yucatan, per quello che è stato chiamato a ragione ancestral folk. Il suono di questo gruppo è molte cose, c’è la furia, la vendetta e la rabbia Maya, come tanto spazio è dedicato allo sguardo verso le stelle, alla vista della vastità dell’oceano dall’alto delle piramidi vicino al mare.

Come in altre parti del mondo la cultura che ha vinto e che domina non è riuscita a cancellare ciò che c’era prima, le antiche culture spesso riprendono vita dove meno te lo aspetti come il metal, dove le chitarre distorte e la ritmica incessante si sposano con gli strumenti tradizionali. Tutto ciò accade proprio con i Cemican, che riescono nella non facile impresa di rendere credibile il tutto, mettendo assieme universi che sono distanti e lo fanno molto bene.

Le trace sono molto varie e passano da un death metal, ad un folk metal originale e impressionante, con puntate nel prog specialmente quando trattano le concezioni mistiche e l’esoterismo Maya, cultura che dava grande importanza a ciò che non riusciamo sempre a vedere con i nostri occhi. Il risultato è un disco vario, molto affascinante e stimolante, l’immaginario Maya si sposa molto bene con un folk metal a tinte oscure ma anche progressivo, con un suono molto interessante e mai scontato.

In Messico il metal, come l’hardcore punk,. è sempre stato qualcosa di differente e di vissuto diversamente rispetto, rispecchiando le tantissime culture di questo immenso paese che conosciamo ancora davvero ben poco. I Cemican raccolgono un’eredità molto importante e ancora molto viva in Messico e la riportano in maniera mai banale e con un suono speciale, pieno e che ci riporta ad epoche dove il cielo era diverso rispetto al nostro e nelle terre messicane risiedevano i veri padroni delle stesse.

KILL RITUAL 

“In my head” è il nuovo lavoro degli americani Kill Ritual su Massacre Records. Il gruppo tormenta gli ascoltatori con un hevy metal di alta qualità con tinte thrash metal dal 2012, e l’intensità non è mai scesa, anzi. Le dieci tracce sono nate e cresciute in un anno sotto la guida di  Steven D. Rice che nel gruppo canta, suona la chitarra e anche il basso e anche i sintetizzatori. Il disco è stato poi rimasterizzato in Svezia da Andy La Rocque al Sonic Train Studio, e il suono è la struttura portante di questo lavoro.

I Kill Ritual fanno un heavy metal potente e molto vicino al thrash metal, devastante e che mira a scuotere in maniera molto violenta l’ascoltatore, e per farlo usa una capacità tecnica importante e una concezione del suono metallico molto precisa e puntuale, nulla è lasciato al caso, tutto è in funzione di produrre un suono potente e cristallino.

La produzione e la post produzione rendono al meglio un suono che ha radici antiche ma che a differenza di tanti gruppi heavy metal riesce anche ad essere moderno e propositivo. Ascoltando “In my head” si gusta lo spirito antico e tradizionale dell’heavy metal di alta qualità, ma ci sono anche elementi sonori moderni e che permetteranno di apprezzare questo disco anche a chi è abituato ad un metal più moderno.

Alla base dei Kill Ritual c’è uno sconfinato amore per l’heavy metal e questo si può cogliere in ogni passaggio di questo disco, che è davvero un diamante per gli amanti di queste sonorità. I Kill Ritual ci riportano ai tempi nei quali i dischi heavy metal suonavano rotondi e belli diretti, con riffs importanti ed un immaginario realmente truce, e qui c’è tutto questo, ma soprattutto un suono davvero potente e metal, che colloca questo disco nelle migliori uscite annuali e non solo per l’heavy metal.

KORYPEHUS

Gli ucraini Korypheus tornano con il loro terzo disco “Gilgamesh” su M- Theory Audio. Il gruppo ucraino è uno dei gruppi metal che hanno più successo nella terra martoriata da una guerra che non sembra aver mai fine. Il suono dei Korypheus è un progressive metal con influenze djent, tanta melodia e una forte componente di metal moderno.

Come i loro conterranei Jinjer i Korypheus esplorano il lato più moderno e progressivo del metal, colorando il grigiore quotidiano con moltissimi colori vivi. Il lavoro sonoro del gruppo è molto bene strutturato e possiede differenti livelli, e diversi registri, portandoci dall’aggressività alla meditazione in altre forme rispetto a quella tradizionale, guardando sempre avanti e mai indietro, con tantissimi elementi sonori che concorrono a formare un’opera originale e potente.

Il nome del gruppo in greco antico significa colui che conduce il coro, e rende molto bene l’idea che sta alla base del suono dei Korypheus, dato che l’ensemble agisce come se fosse un’orchestra, il loro suono è pieno e vario e sembra suonato da molti più strumenti rispetto a quelli che sono in realtà.

Questo suono tocca molti punti della mappa del metal moderno, dal progressive metal più moderno, al djent che non sconfina mai nella tecnica fine a sé stessa ma che vuole sempre comunicare qualcosa. I Korypheus sono la dimostrazione che si può fare metal al contempo moderno e progressivo, facendo alzare lo sguardo al pubblico verso il cielo e la storia, sia quella passata che quella futura, e non sono mai scontati od ovvi, anzi cercano sempre nuove soluzioni.

Il metal in Ucraina è cosa seria, sia esso black metal o prog djent metal come questo, e la situazione attuale richiede un’evasione culturale che dura quello che dura, ma in questo caso è una situazione davvero bella ed appagante.

“Gilgamesh” è un disco completo, robusto e che fa sia sognare che muovere, sia pensare che scuotere la testa molto forte, il livello è alto e non scende mai, un disco notevole di metal moderno e progressivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Artisti Vari – Tarkovsky

Questo magnifico cofanetto composto da cinque cd della Cold Spring Records raccoglie le colonne sonore originali delle cinque opere fondamentali di Andrei Tarkovsky, uno dei massimi maestri del cinema sovietico.

Africa Unite Nero su nero (Manca il fiato)

Con “Nero su Nero (Manca il Fiato)”, uscito il 5 giugno per Believe, Bunna, Madaski e compagni tornano con un ep di cinque tracce che è la fotografia perfetta di quello che questa band è sempre stata: reggae italiano fatto con onestà, senza inseguire mode né scorciatoie, con la scrittura diretta di chi ha davvero qualcosa da dire.