Margherita Zanin
Margherita Zanin è una cantautrice della scena indipendente Italiana. Nel 2019 si è esibita al Concertone del 1 maggio di Roma in diretta televisiva. Da giovanissima ha maturato esperienze attraverso live e festival in tutto il mondo. Nel 2015 incontra Roberto Costa, bassista storico e produttore di Lucio Dalla, che fu anche il primo bassista di Claudio Lolli e poi produttore di Luca Carboni, Mina, Gli Stadio, e molti altri. Insieme a Roberto Costa producono il primo disco di Margherita, ''Zanin'', che esce nel 2016 per l'etichetta ''Platform Music''. Sei brani in inglese e due in italiano. L'album ottenne molti riscontri dai media e uno dei singoli ''Travel Crazy'' diventò la sigla del programma di ''Donnavventura'', in onda sulle reti Mediaset ed entrando a far parte della Compilation ''Libera Veramente Vol.7'' per Rolling Stone Italia. Nel 2018 nasce la collaborazione con Lele Battista, cantante e leader dei ''La Sintesi'', band underground italiana prodotta dai Bluvertigo e insieme producono un nuovo album chiamato '' Distanza in Stanza''. A marzo del 2018 esce ''Amaro'' (anche questo scelto per la copilation di Rolling Stone, a luglio esce ''Rosa'', in cui prendono forma sonorità elettroniche trip-hop e underground. A novembre esce per l'etichetta ''Volume!'' un EP chiamato ''Radio Marghe'' contenente gli ultimi 4 singoli, un ponte ideale tra il primo disco e il nuovo progetto.''Distanza in stanza'' è l'ultimo disco in cui sono intervenuti alcuni dei più grandi artisti della scena underground italiana: Andrea Appino (Zen Circus), Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale), Motta, Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Davide Toffolo (Tre Allegri ragazzi Morti), Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Omar Pedrini (Timoria), Morgan (Bluvertigo), Riccardo Sinigallia (Cantautore, autore e produttore dei Tiromancino) e Pierpaolo Capovilla (Il Teatro Degli Orrori). Ha aperto concerti a vari artisti di fama internazionale e nazionale quali: Antonella Ruggiero, Bluvertigo, Omar Pedrini, Nomadi, Sarah Jane Morris e molti altri. Attualmente suona in un progetto che si chiama ''Margherita canta Lucio'', omaggio a Lucio Dalla, con i suoi musicisti storici e ha calcato vari festival, teatri e club italiani come il Blue Note di Milano, il Bravo Caffè di Bologna, il teatri San domenico di Crema con un evento di beneficienza organizzato dalla Rotary International, e altrettante rassegne. Ha suonato al Premio Lunezia ad Aulla, al Premio Lauzi ad Anacapri, al Club Tenco in varie occasioni, partecipando anche più di una volta al Tenco Ascolta, rassegna del Premio Tenco. Ha maturato esperienze internazionali aprendo i principali nuovi flagship del marchio di moda ''Marina Rinaldi'' in Italia (Roma, Verona, Firenze, Milano, Genova) e nel mondo (Amsterdam, Malta, New York, Madrid, Parigi). Ha suonato con vari artisti internazionali in campo Rock, Blues e Jazz quali: Luke Bowman, Arthur King, Chuck Hancock, Pippo Matino, Tullio de Piscopo, Stefano di Battista, Dado Moroni, Jorge Bezera, Gigi Cifarelli, Ricky Portera, Andrea Fumagalli (Bluvertigo), e molti altri. Dal 2016 fa parte del Collettivo di Musica Molesta, da poco tempo trasformatosi in M.D.P.A.E. (acronimo di Musica Discreta Per Ambienti Eleganti) come cantante, affiancando Leonardo Rombolà, autore e voce principale del progetto. Dal 2023 suona con il chitarrista Cristian Aicardi e sta portando in giro le sue canzoni con un duo acustico. Fa parte della Rock Legacy Band, band rock con influenze punk. A settembre del 2024 è uscito un nuovo EP in formato cartolina contenente un brano dal titolo ''Sleep and Escape, presentato ai Resident DJs dei più famosi locali di Ibiza, un arrangiamento solista di un pezzo del collettivo M.D.P.A.E.,dal titolo ''La Necessità'' scritto da Leonardo Rombolà e Davide Galli, chitarrista del progetto e una cover di uno standard Blues, cantato da Margherita e suonato da Claudio Bellato, insegnante, musicista e ex allievo del CPM di Milano impegnato in un progetto Fusion di musica sperimentale con Antonio Marangolo, ex sassofonista e compositore per artisti italiani quali: Paolo Conte, Nada, Sergio Caputo, Ivano Fossati, Antonello Venditti, Ornella Vanoni e altri.
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3 risposte
se posso dire per mia esperienza che all’estero è molto diverso. La musica è cultura e cultura della musica. Qui no. Spiace
Sinceramente penso che non esista una musica mainstream e una underground, forse esistevano prima ma ora sono etichette vuote. La musica mainstream è diventata musica da centri commerciali, pubblicare un album è il quasi inutile corollario al tour che è l’unica ed ultima soluzione rimasta a chi vive di musica per sopravvivere. La rete ha democratizzato la musica dando la possibilità di auto pubblicarsi e ci sono tantissime possibilità forse fin troppe. Secondo la mia modesta opinione ci sono ottime cose nel sottobosco musicale, ma cosa diventi con la musica ? Qualcuno, ormai pochi, ci fanno i soldi, altri vogliono farne ma non ci riescono e perpetrano il nulla, in pochi fanno cose valide. L’underground è una ricchezza culturale e un modo di esprimersi ma diventa a volte la gabbia del “ noi siamo più bravi ma non ce lo dicono”, che mi pare un po’ limitante. Certamente la visione descritta in questo articolo è molto corretta, vista e vissuta dal di dentro, ma a me pare che questo gioco del mainstream undergroud sia finito da un bel po’, e che parlare di arte oggi la vedo molto dura e ardua. Ci sono cose che ci piacciono e altre meno, cose fatte bene e cose fatte male. Non prendiamoci troppo sul serio.
Riscontro molto del mio pensiero in questo articolo. Tralasciando la musica strumentale per cui il discorso sarebbe un po’ più complesso, credo che non ci sia solo il genere musicale ma spesso c’è da considerare anche il messaggio che, culturalmente, manca. Se McLuhan diceva che “il mezzo è il messaggio” è vero che stile del suono e parole sono intrinsecamente collegate, almeno nella maggior parte dei casi, sicuramente nella musica più commerciale. Quindi penso che la situazione attuale, soprattutto in Italia, sia dovuta tanto dalle dinamiche di mercato quanto, come quest’ ultimo, dalla pochezza culturale dei fruitori. La rabbia sociale dei Rage Against The Machine, se italiani, troverebbe spazio solo in qualche circolo Arci perché il pubblico, bue, vuole ancora SanRemo (per fare un esempio). Poi internet lo vivo poco come una fonte di novità e proposte proprio perché è un oceano di roba e la scelta cognitiva se ne va a benedire…a mala pena riesco a scegliere cosa guardare la sera dal menù di Netflix (che non ho, giusto un altro esempio ) Vado ancora avanti a musica dal vivo e passaparola, marketing vetusto ma funzionale