The Queen Is Dead Volume 230 – Vodun / JPI Vio-Lens Kommand, Bloody Artillery, JPI Vio-Lens Kommand

Tre nuovi dischi della Extreme Chaos, un'etichetta romana che porta chaos e rumore vitale nelle nostre orecchie. Vodun / JPI Vio-Lens Kommand, Bloody Artillery, JPI Vio-Lens Kommand

Vodun / JPI Vio-Lens Kommand, Bloody Artillery, JPI Vio-Lens Kommand

Tre nuovi dischi della Extreme Chaos, un’etichetta romana che porta chaos e rumore vitale nelle nostre orecchie.

Vodun / JPI Vio-Lens Kommand

Devastante split in casa Extreme Chaos, un massacro sonoro diviso a metà fra Vodun e JPI Vio-Lens Kommand. “Messa nera” conta undici canzoni, cinque dei Vodun e sei dei JPI Vio-Lens Kommand, come risultato un delirio di black, death thrash metal distorto, primitivismo, aggressione sonora in bassa fedeltà e rituali atomici e post atomici. I Vodun sono in due e devastano la linea temporale fra il black ed il death, uno stile unico che non fa prigionieri, rumore in bassa fedeltà senza un attimo di tregua, totalmente sotterraneo, qui l’unicia luce è quella delle esplosioni.

I loro pezzi sono una caduta negli abissi del metal primordiale, un magma potentissimo e violento, senza alcuna patina di modernità o di salvezza, un assalto totale e tribale come in “Vaudou” per esempio.

La loro violenza sonora diventa un mantra che entra in testa e non ti lascia più, una vibrazione di fondo malvagia, uno spazzare via tutti i falsi buonismi sia spirituali che musicali. Gli altri sei brani ad opera di JPI Vio-Lens Kommand aka Allamistakeo dall’Uruguay che qui suona e devasta tutto, ci portano nella bolgia del black\death metal delle origini, quello senza compromessi e voglia di piacere, brutale, fatto bene e con passione. il progetto JPI Vio-Lens Kommand è senza dubbio a casa sua in un contesto come quelle della Extreme Chaos, una delle migliori etichette underground italiane e non solo, libera ed indipendente per davvero, e sopratutto portatrice di chaos.

Questo split ci mostra due facce differenti del demone della distruzione, e sono tutte e due assai interessanti, e soprattutto molto piacevoli e lascive. Chi ama il metal senza fronzoli, violento, primitivo e a bassa fedeltà qui troverà un disco che gli garantisce innumerevoli ascolti, e che placherà per un pò la nostra sete di chaos.


BLOODY ARTILLERY

“Anti-human militarism” su Extreme Chaos è un manifesto di dodici cariche di war metal bestiale sparate in faccia all’umanità, senza un attimo di respiro e senza pietà.

Il war metal è la forma più primitiva e sporca che il black e il death abbiano mai partorito insieme: niente melodie, niente fronzoli, solo blast beat martellanti, chitarre che sembrano seghe elettriche e una voce che ringhia odio puro. È un genere che non fa sconti a nessuno, tantomeno a chi lo ascolta, e Blood Artillery lo sa benissmo.

Dietro il progetto c’è un solo uomo, Soul Devourer, che dal 2021 con l’esordio “Radioactive Utopia” porta avanti la sua personalissima crociata di nichilismo sonoro sotto l’etichetta Extreme Chaos. Cinque tracce bastarono allora per capire che non stavamo parlando dell’ennesimo clone di Blasphemy o Conqueror, ma di qualcuno con una visione precisa: un war metal caotico, quasi industriale nella sua ferocia meccanica, più vicino all’idea di “macchina da guerra” che di semplice “gruppo metal”.

Con “Anti-Human Militarism” il discorso si fa ancora più totale. Dodici tracce, brevi e devastanti come schegge di mortaio, che non lasciano un secondo per tirare il fiato. Si parte dalla title track e non si molla più fino a “Ministry Of Human Extinction And Sterilization”, un titolo-manifesto che dice già tutto sulla filosofia del disco: l’uomo come parassita, la guerra come sterminatore naturale, l’estinzione come unica ceremonia degna di essere celebrata. Tra i due estremi si infilano episodi come “War Protocol”, “Bunker Destroyer” o “Involution Criteria For Human Lab Experimentation”, titoli che sembrano usciti da un bollettino militare riscritto da un misantropo, e musicalmente fanno esattamente quello che promettono: bombardano.

La produzione è cruda ma non amatoriale, quel tanto di sporco che serve a rendere credibile l’aggressione senza trasformarla in un accozzaglia indistinta di rumore, un equilibrio che con questo genere è tutt’altro che scontato da trovare. Un disco che non convertirà nessuno che non sia già malato di black/death più estremo, ma per chi mastica war metal è un’iniezione di violenza allo stato puro, e conferma Blood Artillery come una delle realtà più interessanti e coerenti della scena italiana del genere.

JPI Vio-Lens Kommand

“Pon Tu Lengua Sobre Mis Huesos: Exploraciones Cartománticas” su Extreme Chaos è un ottimo lavoro di black metal primitivo e psichedelico registrato in tre giorni con i tarocchi di Marsiglia come guida spirituale.

C’è un filone del black metal che con il genere “puro” ha poco a che fare, quello fatto di caverne, ritualità e primitivismo totale, dove la tecnica non conta nulla e conta invece l’energia grezza, lo stato alterato, l’invocazione. È la linea che va da Beherit ai Von, passando per gli Ildjarn più minimali, ed è lì che si muovono da anni l’uruguaiano JPI Vio-Lens Kommand aka Allamistakeo che qui compone, suona e produce il tutto.

Il progetto nasce a Ciudad de la Costa nel 2020, e da allora ha macinato una discografia fitta e sporca, fatta di split, session semi-live e collaborazioni (la recente Messa Nera con gli italiani Vodun, targata sempre Extreme Chaos, ne è la prova più recente). Con “Pon Tu Lengua Sobre Mis Huesos: Exploraciones Cartománticas” questo progetto si conferma un’entità occulta più che una semplice band: quindici tracce nate da un processo tanto folle quanto affascinante, registrate maniacalmente in tre giorni nell’ottobre 2025 alla “Thee Break-In House”, con i testi scritti sul momento usando un mazzo di tarocchi di Marsiglia autocostruito come strumento di channeling, seguendo alla lettera l’insegnamento della cartomanzia classica.

Il risultato è un disco che rispetto al predecessore lascia da parte il caos death-thrashizzante per abbracciare un minimalismo ancora più ipnotico, quasi trance, con la produzione volutamente cruda che sembra uscita da un quattro piste dimenticato nei primi anni novanta. Le tastiere, usate col contagocce, aggiungono un senso di profondità inquietante senza mai ammorbidire l’attacco primitivo. Non aspettatevi songwriting elaborato: brani come “Córtame”, “Ganchos” o “Colgado” sono litanie ripetute fino allo sfinimento, poesia surrealista urlata in spagnolo su un tappeto di batteria ossessiva, più vicine a un rito che a una canzone.

Non è un disco per tutti, e nemmeno vuole esserlo: è musica pensata per essere subita più che ascoltata, un’esperienza allucinatoria che si costruisce sulla ripetizione e sull’ipnosi. Ma per chi ama il black metal più sporco, primitivo e “posseduto”, quello che non cerca la forma ma lo stato alterato, questo è uno dei lavori più coerenti e riusciti che i JPI Vio-Lens Kommand abbiano mai messo su nastro.

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