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Recensione : The Limiñanas – Faded

The Limiñanas – Faded - Recensioni Rock

Tra raccolte, Lp collaborativi e soundtrack per il cinema, negli ultimi tempi, il duo francese dei Limiñanas si è tenuto decisamente occupato, arrivando anche a registrare un nuovo album – l’ottavo complessivo del progetto – “Faded“, uscito questo mese su Because Music, e che arriva a quattro anni di distanza da “De pelicula“.

I coniugi Lionel (chitarra, voce, basso, organo, synth) e Marie (voce, batteria e percussioni) Limiñana, pur diversificando il loro raggio d’azione dal 2009 a oggi, hanno mantenuto salde le loro coordinate sonore improntate su un garage rock neo-Sixties imbevuto di psichedelia fuzzata e combinato con atmosfere cinematiche, pop della migliore scuola transalpina (Serge Gainsbourg, Françoise Hardy) e flirt con la musica elettronica, il tutto cantato, prevalentemente, in lingua madre e in inglese. E anche “Faded” non fa eccezione.

L’idea del disco è nata dal testo di “New Age” dei Velvet Underground e si ispira a tutte le “stelle” femminili – raffigurate in copertina coi volti cancellati da un alone bianco – cadute nel dimenticatoio, lasciate indietro e svanite (“Faded”, appunto) nell’oblio del tempo, vittime della damnatio memoriae operata ai loro danni dall’industria mediatica a trazione maschile/maschilista, conferendo all’opera un’aura di velato mistero, con metafore musicali che rievocano storie provenienti dal ventre oscuro della vecchia Hollywood. Post-punk contemporaneo sporcato di droni, effettacci e synth lo-fi e psichedelia si fondono col mood nostalgico delle colonne sonore cinematografiche dei film italiani della stagione d’oro dell’universo horror/thriller (evidente nell’opener “Spirale“) per sorreggere una storyline su cui aleggia una patina di raffinatezza french touch.

Concepito come un doppio album, anche questo long playing si è avvalso di diversi e azzeccati featuring, come l’ospitata di Bobby Gillespie nel singolo “Prisoner of beauty“, o ben due brani (“Space baby” e “Degenerate star“) cantati e suonati da Jon Spencer e Pascal Comelade, e altri contributi (Bertrand Belin in “J’adore le monde“, Rover in “Shout“, Penny nella title track e Anna Jean in “Catherine“) che rappresentano un valore aggiunto per la buona riuscita del full length. E ci sono anche due cover, una di “Où va la chance” di Françoise Hardy (posta in chiusura della tracklist) e l’altra è una rivisitazione del classico dei classici del garage rock – nonché uno degli evergreen del rock ‘n’ roll – “Louie Louie” dei Kingsmen, cantato in francese da Marie che come sempre, quando vuole ammaliare con la sua voce sognante (come anche nel caso di “Tu viens Marie?” e la Gainsbourg/Birkiniana “Autour de chez moi“) fa strage di cuori tra i maschietti, mandandoli in brodo di giuggiole.

Omaggiare le eroine dimenticate del silver screen deturpando l’ipocrisia glamour hollywoodiana a colpi di fuzz, distorsioni e intemperanze kosmische/motorik è, a suo modo, la trama di un immaginario B-movie très chic di cui Limiñanas ne hanno musicato – ricercata e radicale allo stesso tempo – la sua essenza.

TRACKLIST

A1 – Spirale – The Limiñanas
A2 – Prisoner of Beauty – The Limiñanas & Bobby Gillespie
A3 – J’adore le monde – The Limiñanas & Bertrand Belin
B1 – Shout – The Limiñanas & Rover
B2 – Faded – The Limiñanas & Penny
B3 – Catherine – The Limiñanas & Anna Jean
B4 – The Dancer (instrumental) – The Limiñanas

C1 – Space Baby – The Limiñanas, Jon Spencer & Pascal Comelade
C2 – Tu viens Marie – The Limiñanas
C3 – Louie Louie – The Limiñanas
D1 – Autour de chez moi – The Limiñanas
D2 – Degenerate Star – The Limiñanas, Jon Spencer & Pascal Comelade
D3 – Où va la chance (Françoise Hardy Cover) – The Limiñanas

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