Intervista a Legendary Kid Combo

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The Legendary Kid Combo: la migliore orchestra rock’n’roll italiana

Giuro mi dispiace, odio fare il polemico e sopratutto puntare il dito con le persone che abitano i miei tristi paraggi ma voi cari giovani e meno giovani mi ci obbligate. Sabato 23 dicembre 2017 il mai abbastanza lodato Marco porta a Savona i Legendary Kid Combo per farli suonare in quell’isola felice che è il Raindogs e voi che fate? Vi presentate il cinquanta se non in trenta? Ma c***o la sera di Halloween in quel di Tortona (e dico Tortona non Las Vegas) ci sarà stato il doppio anzi il triplo dei presenti! A questo punto sia chiaro, se siete appassionati di rock’n’roll e ve ne state a casa non vi meritate nulla ed ogni scusa è pura ipocrisia. E dato che ci siete chiedete a chi è venuto cosa vi siete persi visto che alla fine del concerto si era tutti accalcati attorno al palco a ballare con smisurati sorrisi, come si suol dire contenti voi…A proposito i Legendary Kid Combo non sono solo bravi e spettacolari ma sono pure simpatici e disponibili tanto da farsi tediare dalle nostre domande, eccovi quindi un resoconto di una chiacchierata molto più ampia di questo esiguo riassunto
 
D. : Prima domanda di prammatica, presentate la vostra nuova formazione, come siete adesso e cos’è cambiato?
R. : Come saprai la nostra band ha avuto uno stop di tre anni con l’uscita di scena di una delle due voci, quella principale, quindi tutto quello che facciamo è stato riarrangiato per cinque persone anziché sei. Il Massa è passato da suonare la fisarmonica alla chitarra elettrica, Mattia è al banjo, Michele al contrabasso, stasera con noi alla batteria c’è il Pollo al posto del Lele ed io Luca suono la chitarra acustica e canto
D. : All’inizio della vostra carriera avete collaborato con le Sick Girls, vorrei sapere qual’è il vostro interesse per il burlesque o per un certo tipo di spettacolo?
R. : Guarda la nostra collaborazione è cominciata nel 2007 in modo assolutamente casuale grazie alla conoscenza con alcune di loro vista la comune frequentazione di alcune zone del Veneto. Si è così deciso di fondere il nostro show con il loro, resta il fatto che a noi piaceva assai di più il loro street, peraltro molto accentuato, rispetto a quello burlesque. Siamo stati assieme per circa due anni e mezzo finché loro si sono perse principalmente per problemi con il loro staff.
D. : In quel momento i vostri spettacoli andavano molto forte avete pensato anche solo per un momento di poter diventare “famosi”?
R. : No (categorico, ndr) anche se nel 2008 abbiamo fatto un gran bel tour che ha toccato tutti i migliori locali del centro-nord. Il nostro è uno show molto di pancia e quindi difficilmente vendibile diciamo che viviamo molto bene nel nostro limbo decadente. E poi diventerebbe un lavoro, per carità se in Italia ci fossero le strutture sarebbe anche bello ma proprio non ci sono. Le band che sono riuscite ad uscire dall’anonimato sono quelle che hanno cominciato negli anni ’90 e sono davvero poche potremo citare Punkreas, Derozer, Shandon; sono nate quando certe cose avevano un buon seguito e sono riuscite ad andare avanti. Altre tipo Los Fastidios fanno molte cose all’estero ma molte meno qui. Manca un ricambio generazionale, tra il 2000 e il 2010 è successo qualcosa per li quale si è smorzato l’interesse verso alcune proposte, ora come ora il più punk del liceo ascolta rap. C’è troppa disponibilità di cose e si finisce per non approfondire nulla, prima per fare i Ramones o i Motorhead dovevi suonare ora con la tecnologia puoi fare tutto, è una piccola rivincita dei nerds, pensa che non funzionano più neanche quelli che escono da cose farsesche tipo x factor.

D. : I vostri album pescano a piene mani dalla tradizione italiana, nonché da quella russa americana o messicana, perché non fate un disco totalmente in italiano, un qualcosa di veramente ed assolutamente autoctono?
R. : Direi che la nostra parte più italiana viene fuori con il cabaret che proponiamo sul palco, con il mood dell’avanspettacolo fatto di battute sporche o politicamente scorrette, abbiamo investito sopratutto su questo aspetto. Facciamo anche pezzi in italiano e siamo tutti appassionati del nostro folklore tanto che una volta a Brescia abbiamo fatto un concerto suonando solo pezzi di Gaber e di Jannacci. Diciamo che comunque l’idea c’è chissà che in futuro non si realizzi sarebbe senz’altro una cosa molto divertente.
D. : Il vostro nuovo disco è uscito per un’etichetta importante e con un’ottima distribuzione come l’Ammonia siete soddisfatti di questa collaborazione?
R. : Molto, il fatto che un’etichetta che fa molto per il tipo di cose che proponiamo come Ammonia ci abbia preso in collaborazione dopo uno stop lungo come il nostro è stato molto importante. Io (Luca, il cantante) dopo il nostro scioglimento avevo smesso del tutto di suonare e rimettersi per così dire in pista non è stato così facile visto che molte cose nel frattempo erano cambiate, quindi la possibilità di fare qualcosa di nuovo e di farlo uscire per una label così importante ci ha davvero stimolato. Diciamo che dopo anni che si suona è un po’ il coronamento di tanti sforzi.
D. : Domanda banale ma che a me piace molto fare e leggere nelle interviste altrui, essendo voi un gruppo piuttosto allargato cosa si ascolta di solito sul vostro furgone quando girate per concerti?
R. : Ognuno di noi ascolta cose differenti (e si  sente, ndr). Massa ska e skinhead reggae, Michele psychobilly, il Pollo metal, Luca i Gufi e Jannacci, Mattia surf (grandissimi i Watang l’altro gruppo in cui suona). Cosa ci mette tutti d’accordo sono gli 883 o il Jovanotti old school sopratutto un pezzo come Ci Si Skiaccia
D. : Domanda secca, il film che meglio rappresenta lo spirito dei Legendary Kid Combo?
R. : Risposta altrettanto secca Animal House, anche se l’Esorciccio…
D. : Nonostante il genere che fate, rock’n’roll of course, manca nella vostra musica, peraltro molto varia, un’attitudine per così dire redneck, lo considerate un difetto o siete felice da ciò che esce fuori dalle vostre canzoni?
R. : Siamo assolutamente soddisfatti da quello che esce fuori dai nostri pezzi, vedi noi siamo nati nel periodo d’oro dello psychobilly e tutti quei gruppi che al tempo si buttavano sul carro del vincitore un po’ per moda un po’ per opportunità ci stavano sulle palle. Noi magari avremo anche voluto accostarci ad un certo tipo cose ma le prima volte che abbiamo provato assieme ci siamo resi conto che non ne eravamo capaci ed è uscito quello che senti oggi. Non ci piace collocarci in un determinato filone ed all’inizio ciò ci ha creato non poche difficoltà, non eravamo né rockabilly né psychobilly e quindi abbiamo creato il cock-a-billy.
D. : Siete indubbiamente una live band perciò vi chiedo di dirmi quali sono i concerti più belli e partecipati della vostra storia?
R. : Il primo che ci viene in mente è quello di Bardineto a balla coi cinghiali, pensa che suonavamo prima dei 24 grana, un altro molto bello è stato in Sardegna quest’estate lì la gente ha davvero tanta voglia di ascoltare musica dal vivo e di divertirsi. Potremo citare anche il festival di Radio Onda d’Urto dove abbiamo aperto per i Flogging Molly o al Magnolia dove ci siamo esibiti prima dei Gogol Bordello. Un altro posto dove è molto bello suonare è l’Urban di Perugia un club dove i live sono molto seguiti a prescindere da chi suoni o da che nome abbia.
D. : Quanto è difficile aprire per un gruppo grande e con un pubblico che magari sta aspettando solo loro?
R. : Non è assolutamente difficile siamo la classica band che dove ci metti sta, sia ad un concerto di una band più famosa che in un bar di fighetti o ad un matrimonio valga l’esempio che facevamo prima dei 24 Grana la gente magari aspettava loro ma è stato davvero molto ricettivo nei nostri confronti.
D. : Com’è nata l’idea di suonare Branca Day dal vivo?
R. : La proposta è nata da Mattia e subito ne abbiamo riso ma poi l’idea è stata accettata più che volentieri vuoi perché è un pezzo che ci ricorda la nostra gioventù vuoi perché è un nostro omaggio ad una grande band e poi il pezzo in concerto funziona alla grande tanto che tutti la cantano e ci aggiungeremo che nonostante il testo sembri leggero e tutto fuorché stupido.

D. : Visto quanto era ed è tuttora bello e riuscito il video che avete fatto per Mary Blunder, sia per l’ambientazione che per il vostro essere stilosi che per le ragazze che vi compaiono, pensate di ripetere l’esperienza facendone uno anche per un pezzo di quest’album?
R. : Abbiamo fatto un video live ufficiale girato al nostro concerto di ritorno sulle scene al Serraglio di Milano ma c’è anche il progetto di farne uno tipo movie, con l’anno nuovo dovremo riuscire a realizzarlo. Il video di cui parli è stato molto divertente da girare ma è stato pure uno sbattimento visto che ci sono volute ventiquattro ore di riprese per completarlo e dovevamo per forza finirlo visto che è girato in un pub che avevamo affittato sui monti vicino a Vicenza. Ora è più semplice e veloce farne uno e con mezzi assai più economici.
D. : L’ultima non è una domanda ma uno spazio in cui potete dire tutto ciò che volete
R . : Vediamoci, se avete voglia di far festa venite ad un nostro concerto, l’indie non è una risposta. Se vuoi andare con la morosa a spingere dei palloncini per aria forse è quello che fa per te, ma se la tua fidanzata preferisce i palloncini allo stage diving vuol dire che hai scelto la compagna sbagliata.

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