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Recensione : Hawkmoth – Godless Summit

Gli Hawkmoth optano per una forma di sludge meno ruvida e con una spiccata componente post metal, privilegiando così l'aspetto melodico ed emotivo di un lavoro che non perde comunque nulla in robustezza ed intensità.

Hawkmoth - Godless Summit - metal

Terzo full length per gli Hawkmoth, trio australiano dedito ad uno sludge doom interamente strumentale.

Godless Summit, nelle intenzioni della band, dovrebbe essere la prima parte di un’opera più composita e consta di quattro brani piuttosto lunghi che comunque non vanno di molto oltra la mezz’ora complessiva di durata, una soluzione ideale se si vuole rendere più appetibile una proposta che necessita di un qualcosa che mantenga sempre alta l’attenzione dell’ascoltatore.

Il gruppo di Sidney ci mette decisamente del proprio per facilitare la fruizione del lavoro, optando per una forma di sludge meno ruvida e con una spiccata componente post metal: l’andamento sognante esibito in diversi momenti denota una qualità complessiva elevata e se l’alternanza tra liquidi arpeggi e riff più corposi non può certo sorprendere, il tutto avviene con grande misura ed attenzione anche per l’aspetto melodico: in particolare va rimarcata la capacità degli Hawkmoth di creare un sound che monta costante come un onda, senza trascendere mai in ruvidezza abusando nella distorsione dei riff.
Difficilmente i lavori interamente strumentali riescono ad impressionarmi, specialmente quelli basati sullo sludge doom in quanto l’ottundente ripetitività che caratterizza diverse uscite del settore resta gradevole solo per un tempo limitato: Godless Summit, invece, riesce ad insinuarsi agevolmente grazie a brani concisi (per il genere) ed equilibrati come la title track, Ibex e Mala Fide, e ad una traccia più ambiziosa ed elaborata come la conclusiva Charnel Ground, nella quale i ragazzi australiani mostrano per intero la gamma di soluzioni a loro disposizione, colpendo ed emozionando come non sempre avviene quando si adottano stili e soluzioni analoghe.
Per una volta quindi non mi lamenterò dell’assenza di un vocalist, perché Godless Summit basta e avanza così com’è per far spiccare alla nostra mente quel volo evocato dall’aquila rappresentata in copertina.

Tracklist:
1. Godless Summit
2. Ibex
3. Mala Fide
4. Charnel Ground

Line-up:
Aaron Steed – Bass
Heath Blows – Guitars
Andy Griggs – Guitars
Brenda Mackay – Drums

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