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Recensione : Drug Honkey – Cloak Of Skies

Un disco senz’altro interessante ma decisamente ostico, ad opera di musicisti ai quali, fondamentalmente, interessa rappresentare la realtà che si annida al di sotto dei trucchi e dei belletti, riuscendoci piuttosto bene.

Drug Honkey – Cloak Of Skies - metal

Gli statunitensi Drug Honkey sono in circolazione da oltre quindici anni, nel corso dei quali hanno dato alle stampe cinque full length, ultimo dei quali è questo Cloak Of Skies, ma per assurdo sono più noti per aver annoverato tra le loro fila un nome pesante dell’underground americano come quello di Blake Judd.

Questo dimostra quanto spesso ci si fermi alle apparenze o ai semplici nomi senza provare ad andare oltre, un’operazione invece di fondamentale importanza per provare a penetrare nella spessa coltre di fango che i nostri continuano periodicamente a riversare sul’audience.
Cinque anni dopo Ghost in the Fire, la band di Paul Gillis ritorna con un lavoro all’insegna della sperimentazione psichedelica e dissonante, inserita su un’impalcatura death doom che, complice la sempre ottima copertina di Paolo Girardi, risulta un portale spalancato su un mondo parallelo per nulla rassicurante od accogliente.
Cloak Of Skies si può approssimativamente suddividere in due parti, con la prima metà che offre brani assolutamente devastanti ma non del tutto privi di barlumi di accessibilità (soprattutto nei finali delle ottime Pool of Failure ed Outlet of Hatred) e la seconda che vede il suono ripiegarsi del tutto o quasi su sé stesso, per confluire nel delirio di una title track attraversata anche dal sax dell’ospite Bruce Lamont degli Yazuka.
C’è poco da descrivere e molto da ascoltare, a patto di mantenere occhi e soprattutto orecchi ben aperti, anche se probabilmente in molti casi ciò non sarà sufficiente, visto che il tasso di incomunicabilità trasmesso dai Drug Honkey con questo lavoro si spinge ben oltre il livello di guardia, nonostante la decisione di chiudere con il remix dell’opener Pool of Failure affidato a Justin Broadrick, capace di applicare la sua geometricità al fragore della versione originale, vada a costituire un ulteriore elemento in grado di attirare l’attenzione.
Un disco senz’altro interessante ma decisamente ostico, ad opera di musicisti ai quali, fondamentalmente, interessa rappresentare la realtà che si annida al di sotto dei trucchi e dei belletti, riuscendoci piuttosto bene.

Tracklist:
1. Pool of Failure
2. Sickening Wasteoid
3. Outlet of Hatred
4. (It’s Not) The Way
5. The Oblivion of an Opiate Nod
6. Cloak of Skies
7. Pool of Failure (JK Broadrick remix)

Line-up:
Paul Gillis (Honkey Head) – Vocals, synths, samples, fx
Adam Smith (BH Honkey) – Drums
Gabe Grosso (Hobbs) – Guitar
Ian Brown (Brown Honkey) – Bass

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