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Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

WERNER HERZOG AGUIRRE, FURORE DI DIO

Werner Herzog Aguirre, Furore Di Dio

WERNER HERZOG AGUIRRE, FURORE DI DIO [1972] Italia, millenovecentosettantadue. Siamo nel pieno degli anni dello stragismo e della contestazione sociale. L’Italia è un fermento incontrollabile di idee, spesso confuse, in alcuni casi [tutt’altro che sporadici] addirittura sbagliate, gridate a squarciagola e difese come fosse in gioco la vita stessa dei ragazzi che si fronteggiano nelle strade. Siamo in lotta contro “il sistema” statale che soffoca le idee di rinnovamento che infiammano i cuori dei giovani. Il percorso di autodistruzione ancora non è giunto a termine e sono ancora lontani i giorni del distacco e dell’analisi di ciò che sta andando in scena. Le carceri sature di “prigionieri politici” scoppiano, non si contano le rivolte dietro le sbarre dove trovano posto, insieme ai delinquenti comuni, anche un vasto numero di extraparlamentari di ogni tipo di schieramento. Fuori, nei palazzi che contano Giulio Andreotti presiede il suo primo governo in qualità di Presidente del Consiglio, nelle aule di giustizia intanto si celebra il processo per la strage di piazza Fontana, muore in seguito al fallito attentato da lui stesso ordito Giangiacomo Feltrinelli. Dopo pochi mesi medesima sorte toccherà anche al commissario Luigi Calabresi, mentre in estate vengono casualmente ritrovati da un sub nel mare della Calabria due statue bronzee che saranno rinominate i Bronzi di Riace, e alle Olimpiadi di Monaco di Baviera va in scena il massacro degli atleti israeliani ad opera di Settembre Nero. Nel cinema per l’Italia è un anno memorabile. A Berlino l’Orso d’Oro è vinto da Pier Paolo Pasolini con “I racconti di Canterbury”, a Cannes vicono la Palma d’Oro ex aequo due film italiani: “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri e “Il caso Mattei” di Francesco Rosi, infine a Los Angeles Vittorio De Sica vince l’Oscar con “Il giardino dei Fintzi Contini”. Ma è in Germania che il cinema [quello con la C maiuscola] lascia il proprio segno indelebile. Esce infatti a fine anno nelle sale il primo film vero e proprio del regista bavarese Werner Herzog. AGUIRRE, DER ZORN GOTTES il titolo originale, prontamente [e per una volta correttamente] tradotto in AGUIRRE, FURORE DI DIO. Dopo una serie di documentari dedicati a tematiche soprattutto sociali, Herzog decide di fare il grande passo e realizza con un budget piuttosto ridotto per l’epoca [di cui almeno un terzo destinato a Klaus Kinski, l’interprete principale] un piccolo capolavoro che non tarderà a diventare un cult movie assoluto per tutte le generazioni a seguire. L’idea viene a Herzog in modo del tutto casuale, legge infatti distrattamente un trafiletto riguardante la vicenda di tale Lope de Aguirre, condottiero spagnolo che si recò in Sud America sulla scia dei suoi predecessori Cortez e Pizarro in cerca del fantomatico El Dorado alle sorgenti del Rio delle Amazzoni [luogo inventato dagli Incas per portare a morte tramite autodistruzione i conquistadores oppressori] finendo per andare disperso nella giungla insieme ai suoi fedelissimi. È il tema legato al grande fallimento [in questo caso legato all’impresa dei conquistadores] che spinge Herzog a partire per il Sud America senza uno stralcio di sceneggiatura, eccezion fatta per il viaggio sul fiume che concluderà la pellicola, unico storyboard preparato per l’occasione. Le riprese durano all’incirca due mesi e sono caratterizzate dal “realismo herzoghiano” che impone di non ricostruire alcun set ma di svolgere tutto sul campo, in totale regime di improvvisazione. Stesso discorso per tutte le comparse, che vennero infatti reclutate al momento dell’arrivo in Perù senza accordi preventivi. Per il ruolo di Aguirre la prima scelta di Herzog cadde sul presidente algerino Boumedienne, che per ovvie ragioni declinò l’invito. Fu allora che Herzog decise di interpellare Klaus Kinski, senza immaginare che quel momento avrebbe segnato il loro futuro insieme. Tutti i film principali [e meglio riusciti] del cineasta bavarese infatti sono da iscrivere al periodo d’oro del loro rapporto, nato in modo del tutto casuale, visto che i due condividevano due stanza del medesimo appartamento, pur senza aver legato in modo particolare, almeno fino a quel momento. L’intuizione di Herzog fu quindi fondamentale per entrambi, ma soprattutto per il film. Kinski, nonostante le follie durante le riprese, diede spessore al personaggio, andando a caratterizzarlo in modo decisivoa livello di presenza scenica con la caratteristica claudicatio, lo sguardo allucinato e al tempo stesso esaltato, estatico e superomista. Ovviamente da qualche parte la presenza ingombrante di Kinski doveva farsi sentire. E infatti i problemi non tardarono ad arrivare, con ritaradi e disguidi in sede di realizzazione. Ma non solo. Sono passate alla storia le litigate tra i due, ma anche tra Kinski [che pretendeva un trattamento di favore, quasi da star, sia in termini economici che di sistemazione alberghiera] e il resto della troupe ma anche nei confronti degli indios. Scena che si ripeterà anche sul set di Fitzcarrado dove gli indios arriveranno addirittura a offrirsi ad Herzog come assassini materiali di Kinski per conto suo. Alla fine, nonostante Kinski, il film andò in porto e tutto venne accantonato, per poi riesplodere puntuale alla pellicola seguente. Il percorso di distacco dalla realtà per l’attore era difatti solo all’inizio. Celebre la litigata in cui apostrofa Herzog come “regista di nani” [evidente riferimento a “Anche i nani hanno cominciato da piccoli” di due anni prima] con quest’ultimo che pistola alla mano minaccia di ucciderlo con otto pallottole riservando l’ultima per se stesso. Con un contorno del genere AGUIRRE, DER ZORN GOTTES non poteva non diventare un capolavoro. Sin dalle prime batture. Il film ha infatti nella sua scena iniziale uno dei momenti più alti della filmografia non solo di Herzog ma del cinema tutto. Indimenticabile la sequenza che segue i titoli di testa con la spedizione carica di bagagli che avanza scendendo dalla montagna, attraverso impervie mulattiere in mezzo a mille difficoltà, accompagnata dalle note sognanti di Popol Vuh. Il tutto prima preso in campo lunghissimo e poi pian piano ravvicinato fino al dettaglio grossolano. Spunta infatti anche la mano di Herzog stesso, che si muove a fatica negli spazi disagevoli, con la cinepresa in spalla che aiuta il passaggio dei conquistadores in un momento di particolare difficoltà prima che cadano a terra. È solo una frazione di secondo, un movimento quasi impercettibile ma che racconta tutto il mondo di Herzog attraverso un gesto. Anzichè girare nuovamente la scena la lascia esattamente com’è. Fregandosene della propria mano che irrompe nello schermo. Che dire ancora di Kinski/Aguirre senza rovinare la visione a coloro che ancora non hanno visto il film? Aguirre, inizialmente defilato, diventa il personaggio cardine della pellicola nel momento in cui si ribella al volere di Pedro de Ursua, il condottiero scelto da Pizarro per la missione esplorativa. Gli eventi nefasti che stanno spingendo la truppa verso il ritiro sono il pretesto da cogliere al volo per prendere il comando della situazione e come dice Herzog “diventare il primo conquistatore ribellatosi al colonialismo”. Ma, aggiungiamo noi, anche il simbolo del fallimento improcrastinabile. Ben consapevole che la missione non potrà che terminare in disfatta Aguirre decide comunque di non abbandonarla. I veri nemici della spedizione catastrofica alla fine non saranno tanto gli indios che in tutti i modi cercheranno di ostacolarne l’avanzamento ma la natura stessa [il fiume, ma anche la vegetazione] che si oppone alla profanazione altrui guidata da Aguirre. Il contorno che diventa personaggio. E con il proprio infinito propagarsi risucchia nel ventre della follia la combriccola esplorativa. Sarà proprio il finale del film con l’inversione dei ruoli a sancire un altro momento indimenticabile. Mentre la zattera di Aguirre, con l’equipaggio ormai più che decimato, va alla deriva si ha il ribaltamento dell’azione. La natura è ora a dominare i giochi, con i vortici del fiume e le correnti, con Aguirre e il cadavere della figlia [con cui avrebbe voluto incestuosamente creare la razza pura] immobili attendono il proprio destino, mentre le scimmie assaltano la zattera e ne prendono possesso. Si realizza l’inevitabile fallimento di un’ascesa indirizzata ad un obiettivo irragiungibile e fuori dai propri limiti. Un film epocale, sotto tutti i punti di vista. Che aspettate a farlo vostro?

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Gemini Festival  Il Primo Network Di Radio Indipendenti - Columns

Gemini Festival Il Primo Network Di Radio Indipendenti

Radio, networking, libertà di contenuti. Il sogno di una comunicazione diversa si concretizza nella prima rete di radio indipendenti italiane, Gemini.  Dal 18 al 20 settembre si svolgerà a Perugia nella caratteristica cornice del parco Sant’Angelo, all’interno delle attività previste dal T.Urb.Azioni – Azioni Urbane con il turbo! promosso dall’associazione, Ya Basta! Perugia, il primo festival di Gemini, il network nazionale di radio indipendenti. Al momento si tratta di una decina di realtà interessate, disseminate in tutto il territorio nazionale, che si sono unite nei mesi scorsi per dare vita a una piattaforma web su cui inserire i materiali delle varie webradio – dirette, podcast, video – e costruire anche contenuti condivisi, con una redazione nazionale in costante contatto. Il network si è costituito nel mese di maggio, in seguito a un’assemblea telematica partecipata, oltre che dalle realtà radiofoniche anche da molte singole figure che si sono messe a disposizione del progetto. Ma la gestazione della rete affonda le sue radici in Press To, una rassegna radiofonica organizzata da alcune delle radio fondatrici di Gemini nell’aprile 2018 (ripetutasi l’anno successivo nello stesso periodo). Queste le realtà al momento presenti in Gemini: Radio Sherwood (Padova), Radio Sonar (Roma), Lautoradio (Perugia), Radio Roarr (Pisa), Radio Ciroma (Cosenza), Radio Città Aperta (Roma), Radio No Borders (Milano), Radio Rogna (Sarzana), Radio Beatnik (Campobasso), Neu Radio (Bologna), Better Radio (Biella), Radio Quarantena (Roma), Free Underground Tekno (Milano).   Il Festival, oltre a permettere quindi l’incontro tra le tante radio presenti nel network, avrà diversi momenti laboratoriali e di dibattito riguardanti le tematiche della comunicazione radiofonica, emerse in maniera forte durante il lockdown.  La chiusura totale dovuta alla pandemia di Covid19 in Italia, come nel resto del mondo, ha stimolato la proliferazione di numerose webradio con la relativa produzione di contenuti originali come podcast, approfondimenti e inchieste. Durante il Gemini Festival si cercherà dunque di definire collettivamente sia lo stato attuale della situazione sia le future traiettorie che lo strumento-radio potrà percorrere a partire dall’attuale contesto. In attesa del programma definitivo è possibile seguire Gemini al sito https://gemininetwork.it/ e sui canali social:   Facebook: https://www.facebook.com/GeminiNetworkRadioIndipendenti Instagram: https://www.instagram.com/gemini_network_/

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Video In Esclusiva: Trip Takers - Columns

Video In Esclusiva: Trip Takers

Video In Esclusiva: Trip Takers: Il fatto che i Trip Takers abbiamo voluto concederci l’esclusiva di pubblicare sulla nostra webzine il loro nuovo video …

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Torino Disco Cross – Volume 8 - Columns

Torino Disco Cross – Volume 8

Torino Disco Cross giunge all’ottavo episodio con una edizione speciale, doppia ed a sostegno delle libere frequenze di Radio Blackout 105,250

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Parliament Square 07.06 Tracy, 9 anni ci insegna ad urlare contro le ingiustizie

Diario Di Uno Stronzo Anarchico A Londra In Una Delle Settimane Più Calde Del 2020

Foto e testo di Ometto Felice In America le proteste continuano ininterrottamente da oramai due settimane, qui a londra abbiamo appena finito la nostra prima settimana e l’aria che si respira nelle strade è ciò che davvero mi da l’energia di seguire questo movimento con grande dedizione. Dal 25 Maggio sono venuti a susseguirsi una serie di avvenimenti che hanno decisamente scosso le strade americane, dalla morte di George Floyd, ennesima vittima di colore uccisa dalle cosiddette “forze dell’ordine” il movimento #BlackLivesMatter ha definito la sua battaglia in 3 parole riguardo il loro pensiero sulla polizia: disarm, defound, dismantle(vi leviamo le armi, tagliamo i fondi e poi vi smantelliamo).       Chiunque sappia un minimo di inglese e abbia deciso di andarsi a informare sulla questione a livello internazionale probabilmente si starà mettendo le mani nei capelli, questo anno sembra essere decisamente pronto a scrivere la storia in maniera molto intensa, nel mezzo di una pandemia che ha portato il mondo ad una crisi sanitaria ed economica mai assaporata da noi millennials le strade si riempono di persone che vogliono liberarsi della polizia in quanto oramai obsoleto strumento di controllo e repressione delle masse, a Minneapolis il Council della città a maggioranza sta dicendo che intendono smantellare l’apparato della polizia per sostituirlo con servizi sociali che assicurino una vita serena a tutti i cittadini, mentre molte altre città valutano grossi tagli al loro dipartimento di polizia, cosa più divertente di tutte, nel mentre che la casa bianca è circondata da una barriera alta due metri per stare bene attenti a tenere lontani i manifestanti la polizia si sta dimostrando estremamente violenta con gli americani commettendo deliberatamente crimini di guerra e brutalità contro i propri stessi cittadini come sparare rubber bullets ad altezza viso, l’uso di gas lacrimogeni quando un virus trasmissibile tramite tosse e starnuti si muove tra di noi o l’attacco a campi medici indipendenti allestiti a supporto delle proteste. Anche in Europa non si fanno mancare momenti di calore nella rivolta e degli arresti a Londra, Berlino, Amburgo, Lille e marsiglia, citt .che da questa ultima settimana assieme a molte altre stanno protestando a supporto del movimento americano per sostenere gli stessi principi di uguaglianza sociale che ogni etnia dovrebbe avere un paese che si possa dire civile. Il numero di morti per il colore della loro pelle e semplice pregiudizio degli agenti coinvolti anche qui in inghilterra non è da ignorare, cosa che le persone in strada non stanno assolutamente facendo, lottando contro le discriminazioni sistemiche legate ai corpi di polizia. Si sottolinea anche quanto bisognerebbe far luce nei libri di storia sul terribile passato colonialista della cultura inglese, sempre lasciato un po’ troppo passare come un passato legittimo per la prosperità dell’impero inglese, ma in sempre di più in questo mondo sappiamo che la storia non è altro che un susseguirsi di ingustizie da parte delle popolazioni più potenti da che abbiamo ricordi dell’uomo. Quindi manifestazioni si fanno sentire in tutto il Regno Unito, a Bristol i manifestanti decidono di buttare nel fiume la statua di Colston, in Parliament Square a Londra si vandalizza la statua di Churcill e la presenza di polizia si dimostra superflua o controproducente. Nella manifestazione di sabato la polizia ha tentato una carica a cavallo, bloccandosi per colpa di un poliziotto che ha perso il controllo del proprio animale e ha colpito un semaforo suscitando ilarità in tutta la manifestazione ma anche un pericolo per tutte le persone a manifestare pacificamente con un cavallo libero e impaurito in strada, l’ennesima dimostrazione dell’utilità della loro professione, umiliazione pubblica in diretta su sky news 24 e il giorno dopo una squadra di poliziotti è stata costretta alla fuga dai manifestanti che non li volevano con loro in strada, nemmeno una bella figura per la polizia. Rido nel guardare questi video che mi arrivano per messaggio dagli amici con cui ero a manifestare, sono a casa e sto editando le foto che ho fatto alle proteste qui a Londra e la cosa che mi nausea di questa situazione è quanto la polizia stia puntualmente aspettando il momento giusto nelle manifestazioni per trovare un pretesto di farla sembrare tutto un putiferio il giorno dopo nelle news andado a provocare i 4 gatti che rimangono fino alla fine a protestare, ennesima dimostrazione di quanto il lavoro del poliziotto sia inutile e controproducente a queste circostanze, le testimonianze da chi è rimasto in Parliament square sabato raccontano di una polizia intenta a tenere le persone in stallo fino allo sfinimento come ostaggi nella speranza che la stanchezza potesse suscitare qualche reazione violenta dai manifestanti che sono stati lasciati andare avendo fatto apparentemente niente di male solo dopo aver dato i loro documenti e ricevuto un foglio di via dalla zona di 24 ore obbligandoli a saltare il giorno successivo di proteste. Bloccato lo schermo del telefono invece quello che mi appare sono tutti i momenti che o vissuto nelle strade, momenti magici dove una variopinta comunità multietnica riempiva il centro di Londra di sorrisi e speranza per un mondo da chiamare tale, dai bambini agli anziani dai neri ai bianchi londra era piena di persone a protestare perchè i soprusi razziali che ancora intasano la nostra società finiscano al più presto possibile, insomma tutta un’altra faccia rispetto a quello che vedo descritto in molti giornali e da una certa opinione pubblica. Fratelli anarchici scendono nelle strade con cibo e acqua da offrire nella folla ai bisognosi, alcuni portano con se materiale medico di primo soccorso nel caso ci fosse qualsiasi problema con cartelli a segnalare la loro presenza, ma raramente di loro si parla, come se si potesse definire anarchici solo coloro che spaccano le vetrine dei negozi. La voce della protesta si fa sentire anche con il supporto esterno della città, dalle padelle battute alle finestre ai clacson dei mezzi che transitano nei pressi dei cortei i pugni tesi al cielo non mancano in ogni angolo delle vie Londinesi, nelle metro il personale di colore balla e se la ride al vedere quante persone stanno affollando la città nonostante la crisi sanitaria dovuta alla pandemia ancora viva. Questa settimana vedrà le prossime proteste svolgersi venerdì e sabato per quanto riguarda Londra, nella speranza che il movimento prosegua e cresca in tutte le città europee, cosa che spero vivamente anche per l’italia dove non mancano certo le nostre storie di problemi con le cosiddette forze dell’ordine che a differenza dei paesi più sviluppati non mostrano nemmeno un numero di riconoscimento sulle divise, e nessuna camera che riprenda il loro operato, rendendoli liberi di agire come bulli legittimati dalla loro divisa in troppe circostanze.

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artisti elettronica

Artisti di musica elettronica: guida all’ascolto

Nel mondo della musica elettronica, certi artisti s’hanno fatto notare per la loro novità e l’influenza mondiale. Fra i più ascoltati ci sta Calvin Harris, un bravo scozzese del pop elettronico che è famoso per album tipo “18 Months” ed anche lavoro inseme con persone come Rihanna e Dua Lipa. Al secondo posto trovi David Guetta, un pioniere francese che ha mescolato house e pop con successi like “Nothing but the Beat”. Un altro gigante è Tiësto, olandese, che ha vissuto tante fasi musicali, dal trance alla musica dance, con album famosi come “Elements of Life”. Poi viene Marshmello, dj mascherato americano che ha conquistato classifiche con suo stile unico e tracce come “Happier”. Infine non possiamo dimenticare Skrillex, il maestro del dubstep che ha cambiato genere con lavori tipo “Bangarang”. Questi musiciisti di musica elettronica non solo controllano classifiche ma formano anche futuro della musica moderna. Generi di musica elettronica La musica elettronica ha molti tipi diversi, ognuno con una sua storia e uno stile speciale. Il tecno, iniziato negli anni ’80 a Detroit, ha ritmi che si ripetono e suoni elettrici che ti fanno sentire come fossi in trance. Produttori di musica elettronica come Derrick May e Carl Craig hanno moldato il suo suono. Album importanti sono “Energy Flash” di Joey Beltram e “Selected Ambient Works” di Aphex Twin i quali hanno ispirato generazioni di musicisti. La casa, nata a Chicago, ha un ritmo più dolce e con cantanti, con nomi come Frankie Knuckles è Marshall Jefferson. Canzoni famose come “Your Love” e “Can You Feel It” haranno iniziato un movimento globale. Altrove; la trance brilla per loro suoni leggeri e sentimenti forti, con artisti come Armin van Buuren e Paul van Dyk che si postono nella scena; dischi importanti come “76” del James Holden. Per saperne di più su questi generi vai su iyezine.com dove ci sono articoli dedicati. Pionieri della musica elettronica I pionieri della musica elettronica, come i famosi Kraftwerk e l’artistaBrian Eno, hanno cambiato il mondo musicale con le loro idee nuove. Kraftwerk, con il loro suono metallico e pieno di novità ha non solo creato il genere synth-pop ma ha pure toccato artisti di musica elettronica in ogni parte del mondo portando cultura tedesca nel contesto globale. La loro bellezza estetica unita a melodie che ipnotizzano;ha creato un legame forte tra tecnologia ed arte Brian Eno, invece, ha allargato i limti della musica ambient, portando idee come la musica spontanea e l’idea che l’ambiente di suono possa affettare l’esperienza delle persone. Le sue collaborazioni con altri artisti hanno mostrato come la musica elettronica possa mescolarsi in vari generi, dall’arte a musica pop. Band come i Tangerine Dream hanno ancora di più steso il campo creando suoni epici per film che portano paesaggi sonori di fantasia. L’eredità di queste artisti di musica elettronica continua a risuonare oggi accendendo la creatività di nuove generazioni Per sentire la loro magia non perdere video delle loro performance storiche come “Autobahn” da Kraftwerk o “Music for Airports” da Eno. La scena elettronica contemporanea La scene elettronica di oggi è piena di energia, con artisti di musica elettronica che mettono in discussione le regole vecchie e rifanno il suono. Nuovi talenti come Black Coffee e Amelie Lens stanno guadagnando posto, portano brio audace nei loro show e nei prodotti. La miscolanza di generi come techno, house e ambient ha creato suoni inattesi; mentre l’influenza crescente della musica del mondo arricchisce ancora di più il suono. Festival come Tomorrowland ed Sonar non sono solo eventi importanti – ma veri posti dove i talenti crescono, dove gli artisti possono provare e lavorare insieme. Club famosi come Berghain a Berlino e Fabric a Londra restano epicentri per l’innovazione; ospitano DJ e produttori che cambiano la strada futura della musica elettronica! In questo modo l’aumento della musica elettronica negli ultimi anni mostra un uso pieno di tecnologia: da intelligenza artificiale nel musica a integrazione di aspetti belli visivi nei live set il futuro pare tanto strano quanto affascinante! Strumenti e software per la musica elettronica Tra i sintetizzatori più noti nella creazione della musica elettronica, il Moog Minimoog conosciuto per il suo suono caldo e avvolgente, perfetto per fare bassi profondi e belle melodie Lo utilizzano tanti artisti di musica elettronica per le sue capacità analogiche speciali che aggiungono una personalità particolare ai brani. Dall’altro lato, il Korg Minilogue dà una versatilità moderna con la sua struttura a sintesi analogica multipla, giusto per chi vuole provare suoni più sperimentali! Le macchine della batteria, come la Roland TR-808, sono importanti per dare ritmo e vivezza a brani. La TR-808 è ben conosciuta per i suoni di cassa e rullate unico che ha; a molti produttiri e artisti di musica elettronica piace questi suoni. In quanto a DAW (Digital Audio Workstation), Ableton Live è una scelta comune, apprezzata per la sua interfaccia facile e funzionalità per prestazioni dal vivo. Permette artisti registrare editore mixare tracce con facilità; rendendola pilastro della produzione musicale oggi. Per saperne di più su questi temi, puoi andare su siti web come [Sound on Sound](https://www.soundonsound.com/) e [Produce Like a Pro](https://producelikeapro.com/). Lì troverai articoli ben fatti e guide pratiche su sintetizzatori, drum machine e programmi per fare musica. Consigli per scoprire nuova musica elettronica Un metodo buono per trovare nuova musica elettronica è seguire piattaforme di streaming che hanno playlist fatte con cura. Servizi come Spotify e Apple Music hanno spazi dedicati ai generi nuovi, dove puoi trovare artisti di musica elettronica meno noti ma molto bravi. Non fermarti ai brani più comuni; guarda le segnalazioni e i mix suggeriti da esperti nel ramo, che spesso contengono gioielli nascosti pronti a stupire il tuo orecchio. Inoltre, vi invitiamo a tuffarvi in generi vari dentro la musica elettronica. Prova a guardare stili come downtempo, ambient o tecno minimale: qui potresti trovare artisti innovativi che spostano i limiti della creatività. Per iniziare il vostro viaggio sonoro andate a iyezine.com, dove ci sono playlist scelte da professionisti che possono aiutarvi traverso un mondo sonoro pieno e vivo. Sii aperto alle nuove sonorità e lasciati ispirare dalle vibrazioni speciali di quelli artisti di musica elettronica! Chi furono i maggiori esponenti della musica elettronica? Definire i “maggiori” esponenti è complesso data la vastità del genere. Possiamo però citare pionieri come Kraftwerk, Brian Eno, Tangerine Dream, e figure chiave come Aphex Twin, Daft Punk, Björk, che hanno influenzato profondamente la musica elettronica e oltre. Cos’è la musica elettronica? Termine ampio che racchiude musica creata con strumenti elettronici. Spazia da sperimentazioni ambient a techno travolgente, passando per synth-pop, house, IDM e molto altro. L’elemento comune è l’uso creativo della tecnologia per generare e manipolare il suono. Chi ha inventato la musica digitale? Difficile attribuire l’invenzione ad una singola persona. Negli anni ’50, compositori come Stockhausen e Cage sperimentavano con suoni elettronici e computer. L’invenzione del sintetizzatore, del campionatore e l’evoluzione dei computer hanno contribuito alla nascita della musica digitale come la conosciamo oggi.

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