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Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

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The Prisoner

THE PRISONER Il termine CULT ha raggiunto ormai un tale livello di sovraesposizione nel gergo quotidiano che ce lo rende insopportabile, un po’ come il vomito di prima mattina che trovi a bordo letto dopo una notte di bagordi e di cui non ti ricordi assolutamente nulla. Ragion per cui non definiremo né ora né mai THE PRISONER come una serie CULT. Ci limiteremo, certi di avvicinarci in modo quasi perfetto [vista la nostra padronanza pressoché assoluta ed irraggiungibile della lingua italiana] a dipingerla come “imprescindibile, avveniristica e fondamentale”. Noi che odiamo le definizioni e le classificazioni utili solo a decidere in quale scaffale del supermercato esporre gli oggetti da vendere al pubblico andiamo oltre tutto questo. Non stiamo qui a raccontarvi belinate sul fatto che si tratti di fantascienza oppure di fantapolitica, sono tutte cazzate. THE PRISONER è un ottimo esempio di intrattenimento intelligente [correva l’anno 1967 quando fece la sua comparsa in televisione, fate voi…] che invita a ragionare su argomenti per nulla secondari, volutamente lasciati ai margini dall’intellighenzia di regime. Noi che ci facciamo belli sempre e comunque arriviamo qualche anno dopo. La prima messa in onda sugli schermi italici è infatti datata 1974. E’ RAIDUE a mandare in onda alcuni episodi in ordine sparso. La serie completa arriverà nelle nostre case solo nel periodo a cavallo tra il 1980 e il 1981. “IL PRIGIONIERO” è un ex agente segreto britannico, che per tutta la durata della serie conosciamo solo come NUMERO SEI. L’incipit della serie lo vede rinchiuso in un piccolo villaggio abitato da una serie imprecisata ed indefinita di figuri anche loro identificati con un numero progressivo. La sua reclusione forzata è il tentativo da parte dell’autorità di capire [o forse sarebbe meglio dire carpire] i motivi del suo pensionamento volontario dal ruolo di spia. Il ruolo di oppositore [e aguzzino] è rappresentato dal NUMERO UNO [che mai compare se non nell’ultima puntata] che esercita il proprio controllo sul villaggio tramite il suo fedele NUMERO DUE [la mente ed il braccio]. Lasciando momentaneamente da parte la trama [anche perché non ci interessa raccontare cosa succede o non succede ma ragionare sul significato degli eventi] non possiamo non riflettere su quelli che sono i temi trattati nelle varie puntate. Come detto siamo negli anni sessanta, questo è bene non scordarlo mai, e quindi occorre contestualizzare gli argomenti. Ciò nonostante i contenuti [tutt’altro che nascosti] di THE PRISONER creano un impatto assolutamente avveniristico e per certi versi rivoluzionario. La fantascienza di cui sopra dicevamo è solo il punto di partenza, il terreno sul quale edificare tutta una serie di sotto argomenti di controcultura dalla portata dirompente che si alternano e si susseguono per le diciassette puntate. Ipnosi, tortura psicologica, droghe allucinogene, controllo della mente, ma anche la manipolazione dei sogni e non ultimo il furto di identità. Queste le prime [ma non le sole] tematiche che trovate spalmate nei vari episodi. Per noi che di musica ci nutriamo quotidianamente è ancor più bello parlare di THE PRISONER, visto che la serie è stata fonte di ispirazione per non poche realtà musicali negli anni. A partire da quella che è a noi più cara, vale a dire lo scambio di battute tra il NUMERO SEI e il NUMERO DUE che si chiude con il fatidico “I’m not a number! I’m a free man!” usato dagli IRON MAIDEN nel brano “The Prisoner” [1982 – album “The number of The Beast”]. Ma non solo. Sono davvero molte le citazioni che rendono omaggio alla serie. Come dimenticare i DEATH IN JUNE che all’interno dell’EP “93 Dead Sunwheels” del 1989 inseriscono dei campionamenti in loop tratte da diversi episodi. O ancora i JETHRO TULL che omaggiano “The Prisoner” nel video di “Sweet Dream” con la presenza dei PALLONI ROVER che catturano Ian Anderson, oppure i DEVIL DOLL che realizzano un concept album [“The Girl Who Was… Death”] ispirato alla serie o per finire la band mod THE TIMES ed il loro singolo “I Helped Patrick McGoohan Escape” del 1980. In ambito cinematografico invece tra le tante citazioni ci piace segnalare in particolare KILLING ZOE [ coi due protagonisti che nella scena iniziale discutono del terzo episodio “Dormire, forse sognare”], ALTA FEDELTA’ [John Cusack chiede a Jack Black come si chiama l’attore della serie TV The Prisoner], MATRIX [nella sequenza finale mentre Neo è all’interno della stanza una TV accesa trasmette una puntata di The Prisoner] e THE TRUMAN SHOW [con chiari riferimenti tra cui le tende ed il carattere tipografico usati nel villaggio]. Ma il numero più alto di citazioni spetta [inevitabilmente] alle serie televisive che hanno attinto a mani basse nelle tematiche rituali di THE PRISONER.   Tra le tante ricordiamo LA DONNA BIONICA [nell’episodio finale si vede la protagonista dimettersi dal suo lavoro per poi dover eludere gli agenti del governo che cercano di imprigionarla in un villaggio per gli agenti speciali pensionati], IL TENENTE COLOMBO [in un episodio Patrick McGoohan cioè il NUMERO SEI, interpreta proprio una spia], BATTLESTAR GALATTICA [il personaggio interpretato da Tricia Helfer si chiama “6”], FRINGE [nell’episodio 3×01 “Olivia”, mentre la vera Olivia Dunham è rimasta nell’universo alternativo, scendendo le scale che portano a un parco pubblico, incrocia un uomo in sella a una penny farthing. Nell’episodio 4×19 “Letters of Transit”, Walter Bishop viene scambiato per un prigioniero e apostrofato come “The Prisoner”. Al che Walter risponde: “I am not a number – I am a free man”] e infine LOST [i prodotti distribuiti dal Progetto DHARMA hanno le etichette stampate utilizzando il carattere tipografico che viene usato nel Villaggio]. Noi che abbiamo fatto della lotta al modernismo ed alla tecnologia incontrollata ed alienante la nostra battaglia sguazziamo come porci nel trogolo nelle tematiche della serie. In particolare ci piace rotolarci insieme all’idea che nel villaggio non piova mai e che il bel tempo contribuisca a regalare tranquillità e buonumore. Segno evidente della persuasione occulta e sul controllo subliminale [non ultima la ripetizione continua del refrain “oggi sarà un’altra giornata di sole”]. Per non parlare della somministrazione serale obbligatoria ed occulta di sedativi per garantire il riposo notturno. Azione orientata a denunciare l’uso indiscriminato dei farmaci e le lobby farmaceutiche. [ricordiamo sempre a chi se lo fosse scordato che siamo negli anni sessanta, mentre qui si ballano i watussi..] Il punto fondamentale intorno a cui a nostro avviso ruota il tutto però sta nella trasformazione della domanda chiave cui far riferire tutti i ragionamenti. Se inizialmente si poteva pensare a DOVE FOSSE il villaggio a seguire troviamo un COME FUGGIRE dal villaggio per poi giungere alla domande realmente importante, vale a dire CHE COSA FOSSE il villaggio. Per cui è chiaro che la posizione geografica può essere ovunque, non è questo che conta, non è il villaggio ad essere identificato come il nemico ma l’avanzare incontrollato della tecnologia. Che tra le altre cose viene schernita dal simbolismo della bicicletta [simbolo del villaggio] un modello antiquato in un contesto moderno di ipertecnologia. Il controllo altrui sul modello dei servizi spionistici sulla falsa riga della STASI o del KGB è evidente come richiamo nel momento in cui ci si rende conto che il villaggio non è una prigione per soli ex agenti segreti, ci sono infatti tutta una serie di controllori che spiano gli altri abitanti per poi riferire al NUMERO DUE ogni comportamento sospetto. Il ruolo del NUMERO DUE è tanto controverso quanto semplice. In ogni puntata abbiamo un diverso NUMERO DUE ma resta invariato il suo compito, che è quello di estorcere al NUMERO SEI il perché della su scelta di abbandonare il servizio. Come a voler dire che non ha più importanza l’individuo in quanto tale [inteso come singolo] quanto il ruolo da egli svolto. Anche l’idea della dislocazione nascosta agli occhi dei più [centro sotterraneo] del centro di controllo dove vengono anche perpetrare torture fisiche e psicologiche funge da richiamo per distopie orwelliane sulla falsa riga del Grande Fratello [1984]. Qui tra monitor e nastri su cui vengono registrare tutte le conversazioni degli abitanti del villaggio pare di essere in un cento di controllo di tipo militare. Oltre alla sicurezza passiva, dal centro di controllo vengono attivati anche i ROVER, i grandi palloni, in grado di seguire i movimenti di eventuali fuggiaschi, e di bloccarli “ingoiandoli” al loro interno, fino a causarne lo svenimento, e in alcuni casi la morte. Abbandonando le macchine per tornare invece per un attimo all’uomo non è semplice definire i caratteri dei personaggi. A partire dal protagonista [NUMERO SEI] di cui non ci vengono fornite che pochissime informazioni. Sappiamo solo che è un agente segreto che ha rassegnato le dimissioni dal suo posto di lavoro. Per tutta la serie non viene mai pronunciato il suo nome, così anche lo spettatore è costretto ad identificarsi in un uomo rappresentato da un numero, ma che rifiuta fermamente questa condizione. Il nemico occulto possiamo identificarlo con il NUMERO UNO. Soggetto ambiguo e fuggevole che oltre a non apparire mai non fornisce nemmeno segno della sua reale e tangibile esistenza. Solo nell’episodio

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WERNER HERZOG AGUIRRE, FURORE DI DIO

Werner Herzog Aguirre, Furore Di Dio

WERNER HERZOG AGUIRRE, FURORE DI DIO [1972] Italia, millenovecentosettantadue. Siamo nel pieno degli anni dello stragismo e della contestazione sociale. L’Italia è un fermento incontrollabile di idee, spesso confuse, in alcuni casi [tutt’altro che sporadici] addirittura sbagliate, gridate a squarciagola e difese come fosse in gioco la vita stessa dei ragazzi che si fronteggiano nelle strade. Siamo in lotta contro “il sistema” statale che soffoca le idee di rinnovamento che infiammano i cuori dei giovani. Il percorso di autodistruzione ancora non è giunto a termine e sono ancora lontani i giorni del distacco e dell’analisi di ciò che sta andando in scena. Le carceri sature di “prigionieri politici” scoppiano, non si contano le rivolte dietro le sbarre dove trovano posto, insieme ai delinquenti comuni, anche un vasto numero di extraparlamentari di ogni tipo di schieramento. Fuori, nei palazzi che contano Giulio Andreotti presiede il suo primo governo in qualità di Presidente del Consiglio, nelle aule di giustizia intanto si celebra il processo per la strage di piazza Fontana, muore in seguito al fallito attentato da lui stesso ordito Giangiacomo Feltrinelli. Dopo pochi mesi medesima sorte toccherà anche al commissario Luigi Calabresi, mentre in estate vengono casualmente ritrovati da un sub nel mare della Calabria due statue bronzee che saranno rinominate i Bronzi di Riace, e alle Olimpiadi di Monaco di Baviera va in scena il massacro degli atleti israeliani ad opera di Settembre Nero. Nel cinema per l’Italia è un anno memorabile. A Berlino l’Orso d’Oro è vinto da Pier Paolo Pasolini con “I racconti di Canterbury”, a Cannes vicono la Palma d’Oro ex aequo due film italiani: “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri e “Il caso Mattei” di Francesco Rosi, infine a Los Angeles Vittorio De Sica vince l’Oscar con “Il giardino dei Fintzi Contini”. Ma è in Germania che il cinema [quello con la C maiuscola] lascia il proprio segno indelebile. Esce infatti a fine anno nelle sale il primo film vero e proprio del regista bavarese Werner Herzog. AGUIRRE, DER ZORN GOTTES il titolo originale, prontamente [e per una volta correttamente] tradotto in AGUIRRE, FURORE DI DIO. Dopo una serie di documentari dedicati a tematiche soprattutto sociali, Herzog decide di fare il grande passo e realizza con un budget piuttosto ridotto per l’epoca [di cui almeno un terzo destinato a Klaus Kinski, l’interprete principale] un piccolo capolavoro che non tarderà a diventare un cult movie assoluto per tutte le generazioni a seguire. L’idea viene a Herzog in modo del tutto casuale, legge infatti distrattamente un trafiletto riguardante la vicenda di tale Lope de Aguirre, condottiero spagnolo che si recò in Sud America sulla scia dei suoi predecessori Cortez e Pizarro in cerca del fantomatico El Dorado alle sorgenti del Rio delle Amazzoni [luogo inventato dagli Incas per portare a morte tramite autodistruzione i conquistadores oppressori] finendo per andare disperso nella giungla insieme ai suoi fedelissimi. È il tema legato al grande fallimento [in questo caso legato all’impresa dei conquistadores] che spinge Herzog a partire per il Sud America senza uno stralcio di sceneggiatura, eccezion fatta per il viaggio sul fiume che concluderà la pellicola, unico storyboard preparato per l’occasione. Le riprese durano all’incirca due mesi e sono caratterizzate dal “realismo herzoghiano” che impone di non ricostruire alcun set ma di svolgere tutto sul campo, in totale regime di improvvisazione. Stesso discorso per tutte le comparse, che vennero infatti reclutate al momento dell’arrivo in Perù senza accordi preventivi. Per il ruolo di Aguirre la prima scelta di Herzog cadde sul presidente algerino Boumedienne, che per ovvie ragioni declinò l’invito. Fu allora che Herzog decise di interpellare Klaus Kinski, senza immaginare che quel momento avrebbe segnato il loro futuro insieme. Tutti i film principali [e meglio riusciti] del cineasta bavarese infatti sono da iscrivere al periodo d’oro del loro rapporto, nato in modo del tutto casuale, visto che i due condividevano due stanza del medesimo appartamento, pur senza aver legato in modo particolare, almeno fino a quel momento. L’intuizione di Herzog fu quindi fondamentale per entrambi, ma soprattutto per il film. Kinski, nonostante le follie durante le riprese, diede spessore al personaggio, andando a caratterizzarlo in modo decisivoa livello di presenza scenica con la caratteristica claudicatio, lo sguardo allucinato e al tempo stesso esaltato, estatico e superomista. Ovviamente da qualche parte la presenza ingombrante di Kinski doveva farsi sentire. E infatti i problemi non tardarono ad arrivare, con ritaradi e disguidi in sede di realizzazione. Ma non solo. Sono passate alla storia le litigate tra i due, ma anche tra Kinski [che pretendeva un trattamento di favore, quasi da star, sia in termini economici che di sistemazione alberghiera] e il resto della troupe ma anche nei confronti degli indios. Scena che si ripeterà anche sul set di Fitzcarrado dove gli indios arriveranno addirittura a offrirsi ad Herzog come assassini materiali di Kinski per conto suo. Alla fine, nonostante Kinski, il film andò in porto e tutto venne accantonato, per poi riesplodere puntuale alla pellicola seguente. Il percorso di distacco dalla realtà per l’attore era difatti solo all’inizio. Celebre la litigata in cui apostrofa Herzog come “regista di nani” [evidente riferimento a “Anche i nani hanno cominciato da piccoli” di due anni prima] con quest’ultimo che pistola alla mano minaccia di ucciderlo con otto pallottole riservando l’ultima per se stesso. Con un contorno del genere AGUIRRE, DER ZORN GOTTES non poteva non diventare un capolavoro. Sin dalle prime batture. Il film ha infatti nella sua scena iniziale uno dei momenti più alti della filmografia non solo di Herzog ma del cinema tutto. Indimenticabile la sequenza che segue i titoli di testa con la spedizione carica di bagagli che avanza scendendo dalla montagna, attraverso impervie mulattiere in mezzo a mille difficoltà, accompagnata dalle note sognanti di Popol Vuh. Il tutto prima preso in campo lunghissimo e poi pian piano ravvicinato fino al dettaglio grossolano. Spunta infatti anche la mano di Herzog stesso, che si muove a fatica negli spazi disagevoli, con la cinepresa in spalla che aiuta il passaggio dei conquistadores in un momento di particolare difficoltà prima che cadano a terra. È solo una frazione di secondo, un movimento quasi impercettibile ma che racconta tutto il mondo di Herzog attraverso un gesto. Anzichè girare nuovamente la scena la lascia esattamente com’è. Fregandosene della propria mano che irrompe nello schermo. Che dire ancora di Kinski/Aguirre senza rovinare la visione a coloro che ancora non hanno visto il film? Aguirre, inizialmente defilato, diventa il personaggio cardine della pellicola nel momento in cui si ribella al volere di Pedro de Ursua, il condottiero scelto da Pizarro per la missione esplorativa. Gli eventi nefasti che stanno spingendo la truppa verso il ritiro sono il pretesto da cogliere al volo per prendere il comando della situazione e come dice Herzog “diventare il primo conquistatore ribellatosi al colonialismo”. Ma, aggiungiamo noi, anche il simbolo del fallimento improcrastinabile. Ben consapevole che la missione non potrà che terminare in disfatta Aguirre decide comunque di non abbandonarla. I veri nemici della spedizione catastrofica alla fine non saranno tanto gli indios che in tutti i modi cercheranno di ostacolarne l’avanzamento ma la natura stessa [il fiume, ma anche la vegetazione] che si oppone alla profanazione altrui guidata da Aguirre. Il contorno che diventa personaggio. E con il proprio infinito propagarsi risucchia nel ventre della follia la combriccola esplorativa. Sarà proprio il finale del film con l’inversione dei ruoli a sancire un altro momento indimenticabile. Mentre la zattera di Aguirre, con l’equipaggio ormai più che decimato, va alla deriva si ha il ribaltamento dell’azione. La natura è ora a dominare i giochi, con i vortici del fiume e le correnti, con Aguirre e il cadavere della figlia [con cui avrebbe voluto incestuosamente creare la razza pura] immobili attendono il proprio destino, mentre le scimmie assaltano la zattera e ne prendono possesso. Si realizza l’inevitabile fallimento di un’ascesa indirizzata ad un obiettivo irragiungibile e fuori dai propri limiti. Un film epocale, sotto tutti i punti di vista. Che aspettate a farlo vostro?

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Gemini Festival  Il Primo Network Di Radio Indipendenti - Columns

Gemini Festival Il Primo Network Di Radio Indipendenti

Radio, networking, libertà di contenuti. Il sogno di una comunicazione diversa si concretizza nella prima rete di radio indipendenti italiane, Gemini.  Dal 18 al 20 settembre si svolgerà a Perugia nella caratteristica cornice del parco Sant’Angelo, all’interno delle attività previste dal T.Urb.Azioni – Azioni Urbane con il turbo! promosso dall’associazione, Ya Basta! Perugia, il primo festival di Gemini, il network nazionale di radio indipendenti. Al momento si tratta di una decina di realtà interessate, disseminate in tutto il territorio nazionale, che si sono unite nei mesi scorsi per dare vita a una piattaforma web su cui inserire i materiali delle varie webradio – dirette, podcast, video – e costruire anche contenuti condivisi, con una redazione nazionale in costante contatto. Il network si è costituito nel mese di maggio, in seguito a un’assemblea telematica partecipata, oltre che dalle realtà radiofoniche anche da molte singole figure che si sono messe a disposizione del progetto. Ma la gestazione della rete affonda le sue radici in Press To, una rassegna radiofonica organizzata da alcune delle radio fondatrici di Gemini nell’aprile 2018 (ripetutasi l’anno successivo nello stesso periodo). Queste le realtà al momento presenti in Gemini: Radio Sherwood (Padova), Radio Sonar (Roma), Lautoradio (Perugia), Radio Roarr (Pisa), Radio Ciroma (Cosenza), Radio Città Aperta (Roma), Radio No Borders (Milano), Radio Rogna (Sarzana), Radio Beatnik (Campobasso), Neu Radio (Bologna), Better Radio (Biella), Radio Quarantena (Roma), Free Underground Tekno (Milano).   Il Festival, oltre a permettere quindi l’incontro tra le tante radio presenti nel network, avrà diversi momenti laboratoriali e di dibattito riguardanti le tematiche della comunicazione radiofonica, emerse in maniera forte durante il lockdown.  La chiusura totale dovuta alla pandemia di Covid19 in Italia, come nel resto del mondo, ha stimolato la proliferazione di numerose webradio con la relativa produzione di contenuti originali come podcast, approfondimenti e inchieste. Durante il Gemini Festival si cercherà dunque di definire collettivamente sia lo stato attuale della situazione sia le future traiettorie che lo strumento-radio potrà percorrere a partire dall’attuale contesto. In attesa del programma definitivo è possibile seguire Gemini al sito https://gemininetwork.it/ e sui canali social:   Facebook: https://www.facebook.com/GeminiNetworkRadioIndipendenti Instagram: https://www.instagram.com/gemini_network_/

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Video In Esclusiva: Trip Takers - Columns

Video In Esclusiva: Trip Takers

Video In Esclusiva: Trip Takers: Il fatto che i Trip Takers abbiamo voluto concederci l’esclusiva di pubblicare sulla nostra webzine il loro nuovo video …

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Torino Disco Cross – Volume 8 - Columns

Torino Disco Cross – Volume 8

Torino Disco Cross giunge all’ottavo episodio con una edizione speciale, doppia ed a sostegno delle libere frequenze di Radio Blackout 105,250

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Parliament Square 07.06 Tracy, 9 anni ci insegna ad urlare contro le ingiustizie

Diario Di Uno Stronzo Anarchico A Londra In Una Delle Settimane Più Calde Del 2020

Foto e testo di Ometto Felice In America le proteste continuano ininterrottamente da oramai due settimane, qui a londra abbiamo appena finito la nostra prima settimana e l’aria che si respira nelle strade è ciò che davvero mi da l’energia di seguire questo movimento con grande dedizione. Dal 25 Maggio sono venuti a susseguirsi una serie di avvenimenti che hanno decisamente scosso le strade americane, dalla morte di George Floyd, ennesima vittima di colore uccisa dalle cosiddette “forze dell’ordine” il movimento #BlackLivesMatter ha definito la sua battaglia in 3 parole riguardo il loro pensiero sulla polizia: disarm, defound, dismantle(vi leviamo le armi, tagliamo i fondi e poi vi smantelliamo).       Chiunque sappia un minimo di inglese e abbia deciso di andarsi a informare sulla questione a livello internazionale probabilmente si starà mettendo le mani nei capelli, questo anno sembra essere decisamente pronto a scrivere la storia in maniera molto intensa, nel mezzo di una pandemia che ha portato il mondo ad una crisi sanitaria ed economica mai assaporata da noi millennials le strade si riempono di persone che vogliono liberarsi della polizia in quanto oramai obsoleto strumento di controllo e repressione delle masse, a Minneapolis il Council della città a maggioranza sta dicendo che intendono smantellare l’apparato della polizia per sostituirlo con servizi sociali che assicurino una vita serena a tutti i cittadini, mentre molte altre città valutano grossi tagli al loro dipartimento di polizia, cosa più divertente di tutte, nel mentre che la casa bianca è circondata da una barriera alta due metri per stare bene attenti a tenere lontani i manifestanti la polizia si sta dimostrando estremamente violenta con gli americani commettendo deliberatamente crimini di guerra e brutalità contro i propri stessi cittadini come sparare rubber bullets ad altezza viso, l’uso di gas lacrimogeni quando un virus trasmissibile tramite tosse e starnuti si muove tra di noi o l’attacco a campi medici indipendenti allestiti a supporto delle proteste. Anche in Europa non si fanno mancare momenti di calore nella rivolta e degli arresti a Londra, Berlino, Amburgo, Lille e marsiglia, citt .che da questa ultima settimana assieme a molte altre stanno protestando a supporto del movimento americano per sostenere gli stessi principi di uguaglianza sociale che ogni etnia dovrebbe avere un paese che si possa dire civile. Il numero di morti per il colore della loro pelle e semplice pregiudizio degli agenti coinvolti anche qui in inghilterra non è da ignorare, cosa che le persone in strada non stanno assolutamente facendo, lottando contro le discriminazioni sistemiche legate ai corpi di polizia. Si sottolinea anche quanto bisognerebbe far luce nei libri di storia sul terribile passato colonialista della cultura inglese, sempre lasciato un po’ troppo passare come un passato legittimo per la prosperità dell’impero inglese, ma in sempre di più in questo mondo sappiamo che la storia non è altro che un susseguirsi di ingustizie da parte delle popolazioni più potenti da che abbiamo ricordi dell’uomo. Quindi manifestazioni si fanno sentire in tutto il Regno Unito, a Bristol i manifestanti decidono di buttare nel fiume la statua di Colston, in Parliament Square a Londra si vandalizza la statua di Churcill e la presenza di polizia si dimostra superflua o controproducente. Nella manifestazione di sabato la polizia ha tentato una carica a cavallo, bloccandosi per colpa di un poliziotto che ha perso il controllo del proprio animale e ha colpito un semaforo suscitando ilarità in tutta la manifestazione ma anche un pericolo per tutte le persone a manifestare pacificamente con un cavallo libero e impaurito in strada, l’ennesima dimostrazione dell’utilità della loro professione, umiliazione pubblica in diretta su sky news 24 e il giorno dopo una squadra di poliziotti è stata costretta alla fuga dai manifestanti che non li volevano con loro in strada, nemmeno una bella figura per la polizia. Rido nel guardare questi video che mi arrivano per messaggio dagli amici con cui ero a manifestare, sono a casa e sto editando le foto che ho fatto alle proteste qui a Londra e la cosa che mi nausea di questa situazione è quanto la polizia stia puntualmente aspettando il momento giusto nelle manifestazioni per trovare un pretesto di farla sembrare tutto un putiferio il giorno dopo nelle news andado a provocare i 4 gatti che rimangono fino alla fine a protestare, ennesima dimostrazione di quanto il lavoro del poliziotto sia inutile e controproducente a queste circostanze, le testimonianze da chi è rimasto in Parliament square sabato raccontano di una polizia intenta a tenere le persone in stallo fino allo sfinimento come ostaggi nella speranza che la stanchezza potesse suscitare qualche reazione violenta dai manifestanti che sono stati lasciati andare avendo fatto apparentemente niente di male solo dopo aver dato i loro documenti e ricevuto un foglio di via dalla zona di 24 ore obbligandoli a saltare il giorno successivo di proteste. Bloccato lo schermo del telefono invece quello che mi appare sono tutti i momenti che o vissuto nelle strade, momenti magici dove una variopinta comunità multietnica riempiva il centro di Londra di sorrisi e speranza per un mondo da chiamare tale, dai bambini agli anziani dai neri ai bianchi londra era piena di persone a protestare perchè i soprusi razziali che ancora intasano la nostra società finiscano al più presto possibile, insomma tutta un’altra faccia rispetto a quello che vedo descritto in molti giornali e da una certa opinione pubblica. Fratelli anarchici scendono nelle strade con cibo e acqua da offrire nella folla ai bisognosi, alcuni portano con se materiale medico di primo soccorso nel caso ci fosse qualsiasi problema con cartelli a segnalare la loro presenza, ma raramente di loro si parla, come se si potesse definire anarchici solo coloro che spaccano le vetrine dei negozi. La voce della protesta si fa sentire anche con il supporto esterno della città, dalle padelle battute alle finestre ai clacson dei mezzi che transitano nei pressi dei cortei i pugni tesi al cielo non mancano in ogni angolo delle vie Londinesi, nelle metro il personale di colore balla e se la ride al vedere quante persone stanno affollando la città nonostante la crisi sanitaria dovuta alla pandemia ancora viva. Questa settimana vedrà le prossime proteste svolgersi venerdì e sabato per quanto riguarda Londra, nella speranza che il movimento prosegua e cresca in tutte le città europee, cosa che spero vivamente anche per l’italia dove non mancano certo le nostre storie di problemi con le cosiddette forze dell’ordine che a differenza dei paesi più sviluppati non mostrano nemmeno un numero di riconoscimento sulle divise, e nessuna camera che riprenda il loro operato, rendendoli liberi di agire come bulli legittimati dalla loro divisa in troppe circostanze.

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artisti elettronica

Artisti di musica elettronica: guida all’ascolto

Nel ͏mondo͏ della musica elettronic͏a, certi ͏artisti s’͏hanno fa͏tto notare per la lo͏ro nov͏ità e ͏l’influenza mo͏ndiale͏. Fra i più ascoltati ci͏ sta Calvin͏ Harris, un bravo ͏sco͏zzese ͏del po͏p elettr͏onico ch͏e è fa͏moso per album tipo “18 Months” ed anche l͏avoro inse͏me con persone come Ri͏hanna e Dua Lipa. Al secondo posto trovi David Guetta, un pioniere f͏rancese che ha mescolato ͏house e pop co͏n successi ͏like “Nothing but the Beat”. Un altr͏o gig͏ante è Tiësto, olandese, che ͏ha viss͏ut͏o ta͏nte fasi ͏musicali, da͏l trance ͏alla musica dance, con album ͏famosi come “Elements of Life”. Poi viene Marshmello, dj mascherato american͏o che ͏ha co͏nquistato classifiche con suo stil͏e͏ unico e tra͏cce c͏ome “Happier”. Infine non pos͏siamo dimenticare S͏krillex, il͏ maestro del dubstep che ha cambiato genere con lavori tipo “B͏angarang”. Questi mu͏si͏c͏iisti͏ di musica e͏lettronic͏a non solo controllano classifiche ma fo͏r͏m͏ano anche futuro della musica moderna. Generi di musica elettronica La m͏usica elett͏ronica ha molti͏ tipi diversi, ognuno con una ͏sua storia e u͏no st͏ile speciale. Il t͏ecno,͏ iniziato negli anni ’80 a Detroit, ha ritmi che si ͏ripeto͏no e ͏suoni elettrici che ti fanno sentire come͏ foss͏i in trance. Produttor͏i͏ di mu͏sic͏a elettronica come Derric͏k May e͏ Carl Craig hanno moldato il suo suono. Album importanti s͏ono “Energy Flash” di Joey Beltram e “Selected Ambient Works” di Aphex͏ Twi͏n i quali ͏hanno ispirato g͏enerazioni di musicisti. La casa, nata a Chicago, ha un ritmo più dolce e͏ con cantan͏ti, co͏n nomi come Frankie Knuckles è Marshall͏ Jefferson. Canz͏oni fam͏ose͏ come “͏Your Love” e ͏”Can Yo͏u Feel It” har͏anno in͏iziato un moviment͏o g͏lobale. Altrove; la ͏trance brill͏a p͏er loro suoni leggeri e s͏entim͏enti forti, con artisti come Armin van Buuren e Paul van Dyk che ͏si p͏os͏tono nella scen͏a; dischi ͏importanti c͏o͏me “76” del James Holden. Per saperne di ͏più su questi generi vai su iyezine.c͏om dove ci sono ͏articoli dedica͏ti͏. Pionieri della musica elettronica I pionieri della musica elettronic͏a, c͏ome i fa͏mosi Kraftwerk e l’artistaBrian Eno,͏ hanno ͏cambiato il m͏ondo musicale con le loro idee nuove. Kraftwerk, con il͏ ͏l͏oro suono metallico e p͏ieno di nov͏ità ha ͏non solo crea͏to il gen͏er͏e synth͏-pop ma͏ ha ͏pure toccato ar͏tisti di musica elettroni͏ca in ogni parte del mondo portando cultura te͏de͏sca͏ nel co͏ntesto globale. ͏ La ͏loro bellezza esteti͏ca unita a melodie che ipnotizzano;ha creato un lega͏me f͏orte tra tecnologia ed arte Brian Eno, ͏invece, ha allargato i͏ limti della musica ͏ambient, p͏ortando idee͏ come la musica spontanea e l’idea che l’͏ambiente di ͏suono possa affe͏ttare l’espe͏r͏ienza delle persone. Le sue collaborazioni con altri artisti hanno͏ mos͏trato come la ͏musica elett͏ronica p͏os͏sa mes͏colarsi in vari generi͏, dall’arte a music͏a pop͏. Band come i Tangerine Dream ͏hanno an͏cora ͏di ͏più steso il campo cre͏ando su͏oni epici per film͏ che portano pa͏es͏aggi sonori di fantasia. ͏L͏’eredità di queste artisti d͏i mu͏sica elettronica continua a͏ ͏risuonare oggi a͏ccendendo la creatività di nuove g͏enerazioni Per sentire la l͏oro magia non perdere vid͏eo delle l͏oro performance storiche come “Autobahn” da Kraftw͏erk o “Music for Airport͏s” da Eno. La scena elettronica contemporanea ͏La scene elettroni͏ca di oggi è piena di energia,͏ con artisti di musica elettr͏onica che mettono in discussione le regole vecchie e rifanno il suono. Nuovi talenti come Black ͏Coffee e Ame͏lie Lens s͏ta͏nno gu͏adagnan͏do ͏posto, portano brio aud͏ace͏ nei loro show e nei prodotti. La miscolanza di generi come techno, house ͏e ambien͏t ha creato suoni inattesi; mentre l’inf͏luenza crescente della musica d͏el mondo arricchi͏sce ͏anc͏ora di͏ più il ͏suono. Festival come Tomorrowland ed ͏Sonar non͏ sono solo ͏eventi imp͏ortanti – ma ve͏ri posti dove i talent͏i ͏crescono, dove gli artisti͏ posson͏o provare e ͏lavorare insieme. Club f͏a͏mos͏i come Berghain a Berlino e Fabric a Londra restano epicentri p͏er l’innovazione; osp͏itano DJ e pro͏dut͏to͏ri che cambiano la strada futura della musica elettronica! In questo modo l’aumento della͏ mus͏ica elet͏troni͏ca negli ultimi anni most͏ra un uso pie͏no͏ d͏i te͏cnologia: da intelligenza ͏artificiale͏ nel music͏a ͏a integ͏razi͏on͏e d͏i as͏petti belli visiv͏i nei live set il futuro pa͏re tanto strano quanto affascinant͏e! Strumenti e software per la musica elettronica Tr͏a i ͏sintetizzatori più no͏ti nella͏ creazione della musica elettronica, il Moog Minimoog conosciuto per͏ il suo͏ suono caldo e ͏avvolgente, perfetto per fare bassi ͏profon͏di e be͏lle melodie ͏L͏o͏ utilizzano t͏anti artisti di͏ mu͏sic͏a elettronica per le sue capaci͏tà analogiche speciali ͏che aggiungono una͏ persona͏lità particolare ai brani. Dall’͏altro lato, il Korg Minilogue dà una͏ versatilità moderna con la ͏sua ͏struttura a sintesi analogica multipl͏a,͏ gius͏to per chi vuole provare suoni più sper͏imentali! Le macchine della batteria,͏ come la Ro͏lan͏d TR-808, sono importanti per dare ritm͏o e vivezza a brani. La TR-808 è ben conosc͏iuta per i suoni͏ di cassa e rullate unico͏ che ha; a molti produtti͏ri e artis͏ti di musica elett͏ronica piace questi suoni. In quanto a DAW (Digital Audio Workstation), Ableton Live è un͏a scelta ͏comune, apprezzata per la sua inter͏faccia facile e f͏unzionali͏tà per prest͏azioni dal vivo. Permette a͏rtis͏ti reg͏istrare editor͏e mixare tracce con fa͏cilità; rendendola pil͏astro della produzione musicale oggi. Per saperne di più su questi temi, puoi andare su siti web come [Sound on Sound](https://www.soundonsound.com/) e [Produce Like a Pro](https://producelikeapro.com/). Lì troverai articoli ben fatti e guide pratiche ͏su sintetizzatori, ͏drum ͏machine e programmi͏ per fare musica. Consigli per scoprire nuova musica elettronica Un metodo buono per trovare nuova musica elettronica è seguire piattaforme di streaming che hanno playlist fatte con cura. Servizi come Spotify͏ e Apple Music ͏hann͏o spazi dedicati ai generi nuov͏i, do͏ve p͏uoi͏ tr͏ovare ͏artisti ͏di͏ musica elettr͏onica meno not͏i ma molto b͏ravi. N͏on fermarti ai͏ brani p͏iù comuni; ͏guarda le segnalazioni e i mix sug͏geriti da espert͏i nel ramo͏, che ͏spesso contengono g͏i͏oielli nascos͏ti pronti a stupire il tuo orecchio. Inoltre, vi invitiamo a tuffarvi in generi vari dentro la musica elettronica. Prova a ͏guar͏dare stili co͏me dow͏ntempo, ambient o ͏tecno minima͏le: qui potresti trovare artisti inno͏vati͏vi che spostano i͏ limi͏ti della creatività. Per ini͏zia͏re͏ il vo͏stro viaggio s͏onoro andate a iyezine.com,͏ dove ci sono playlist scelte da professionisti che ͏possono aiutarvi t͏raverso un mond͏o ͏sonoro pieno e vivo. Sii ape͏rto alle nuove sonori͏tà e lasciati ispirare da͏lle vibrazioni speciali d͏i quel͏li artisti di mus͏ica elettronica! Chi furono i maggiori esponenti della musica elettronica? Definire i “maggiori” esponenti è complesso data la vastità del genere. Possiamo però citare pionieri come Kraftwerk, Brian Eno, Tangerine Dream, e figure chiave come Aphex Twin, Daft Punk, Björk, che hanno influenzato profondamente la musica elettronica e oltre. Cos’è la musica elettronica? Termine ampio che racchiude musica creata con strumenti elettronici. Spazia da sperimentazioni ambient a techno travolgente, passando per synth-pop, house, IDM e molto altro. L’elemento comune è l’uso creativo della tecnologia per generare e manipolare il suono. Chi ha inventato la musica digitale? Difficile attribuire l’invenzione ad una singola persona. Negli anni ’50, compositori come Stockhausen e Cage sperimentavano con suoni elettronici e computer. L’invenzione del sintetizzatore, del campionatore e l’evoluzione dei computer hanno contribuito alla nascita della musica digitale come la conosciamo oggi.

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