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Dopo quindici anni, gli Orange tornano con un garage rock breve, nervoso e solare: due minuti e ventuno di inaccessibile giovinezza.

Un disco al guinzaglio che tira prima verso il jazz, poi verso l’afrobeat, poi verso comizi politici e a feste di paese, imprevedibile e necessario, che costringe a uscire di casa (anche se piove).

Azken Auzi, Bekor Qilish e Dionysiaque: tre dischi intensi tra sludge doom, avant-garde metal e oscurità politica da ascoltare subito

Tra le poche certezze ineluttabili di questa vita che possiamo menzionare, ci sono sicuramente: le tasse, la morte, le rotture di balle e, per fortuna, anche quell’adorabile stacanovista di Billy Childish che, ogni anno, sforna dischi a getto continuo coi suoi tanti progetti.