iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : Bloodtruth – Obedience

Ineccepibile technical death metal per l'esordio di questa band nata da una costola dei Fleshgod Apocalypse.

Bloodtruth  -  Obedience   - Recensioni Metal

La scena estrema nostrana, mai come in questi ultimi tempi così viva e colma di band dalle indubbie qualità, raccoglie tra le proprie fila gruppi per tutti i gusti, dal black al death passando per il grind ed i suoni core: il bello è che, in qualsiasi genere posiate le vostre orecchie, troverete album notevoli e musicisti preparati, insomma una manna per i fan del metal estremo i quali, senza andare per forza oltre confine, hanno di che crogiolarsi in questa marea di suoni.

Nati da una costola dei Fleshgod Apocalypse e con all’attivo un demo, i Bloodtruth licenziano il primo full-length sotto l’ala della Unique Leader Records, etichetta specializzata nel death metal, confezionando un prodotto veramente competitivo, che vola sulle ali di un death tecnico di indubbio valore.
Con una copertina bellissima ed una produzione sontuosa, Obedience non ha nulla da invidiare alle produzioni straniere, andandosela a giocare alla alla pari anche con le più quotate band nostrane (Hour Of Penance) complice una tecnica invidiabile, un impatto folgorante e le atmosfere create dai canti gregoriani che aggiungono un tocco mistico ad un songwriting già di per sé ottimo; i testi anticlericali fanno il resto, rivelandosi una denuncia nei confronti di una chiesa colpevole di crimini e spargimenti di sangue in tutto il mondo da ormai due millenni.
La sezione ritmica brilla con la mitraglia umana Giacomo Torti ed il suo compare di massacro Riccardo Rogari, bestiali in tutto il lavoro, così come tecnicissima è la sei corde che, in mano a Stefano Rossi Ciucci, diventa una macchina spara riff entusiasmante ed impreziosisce i brani con solos al fulmicotone.
Un monaco rinchiuso in una cella da decine d’anni, votato all’oscurità, in preda alla pazzia lascia che la fede abbandoni la sua anima per chiudersi nella disperazione della dannazione eterna, e le sue urla in preda al delirio sono il growl del vocalist Luigi Valenti.
Dieci brani per mezz’ora di musica estrema sopra la media sono l’ennesima conferma di una scena italiana sugli scudi, che regala agli aficionados un’altra super band, con buona pace di chi snobba la realtà musicale underground.

Tracklist:
1. Subvenite
2. Surrounded by Blind Bigots
3. Throes of Death
4. Suppurating of Deception
5. Coerced to Serve
6. Quench Your Thirst
7. Summoning the Heretics
8. Foresworn
9. March of the Fools
10. Obedience

Line-up:
Stefano Rossi Ciucci – Guitars
Riccardo Rogari – Bass
Giacomo Torti – Drums
Luigi Valenti – Vocals

BLOODTRUTH – Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Hardline - Life - rock

Hardline – Life

La cover di Who Wants To Live Forever dei Queen come perla incastonata tra la dozzina di tracce che compongono l’album, valorizza, se ce ne fosse bisogno il gran lavoro degli Hardline a conferma dell’ottimo stato di forma dell’hard rock melodico.

Carnal Tomb - Abhorrent Veneration - death

Carnal Tomb – Abhorrent Veneration

I Carnal Tomb danno un seguito all’altezza del buon esordio di tre anni fa e come allora noi di Metaleyes ve ne consigliamo l’ascolto, sempre che i vostri gusti in fatto di death metal siano rivolti alla frangia tradizionale del genere.

First Signal - Line Of Fire - rock

First Signal – Line Of Fire

Line Of Fire è una raccolta di canzoni dove rocciose parti hard rock, si alleano con linee melodiche di rara bellezza, raffinate ed eleganti, sapientemente ruvide ma, allo stesso tempo ruffiane tanto basta per spaccare cuori tra i rockers dai gusti melodici.

Deepshade - Soul Divider - rock

Deepshade – Soul Divider

I Deepshade esibiscono un sound personale, riescono nella non facile impresa di risultare a loro modo originali, pur lasciando che all’ascolto dell’album le loro ispirazioni facciano capolino dalle pareti del tunnel dai mille colori in cui si entra appena si preme il tasto play.