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Recensione : Sorrows Path – Doom Philosophy

Sorrows Path - Doom Philosophy : Tornano i doomsters greci Sorrows Path dopo il discreto esordio del 2010 “The Rough Path of Nihilism”, ...

Sorrows Path   -   Doom Philosophy   - Recensioni Metal

Tornano i doomsters greci Sorrows Path dopo il discreto esordio del 2010 “The Rough Path of Nihilism”, poi ristampato lo scorso anno, che aveva già fatto intravvedere buone prospettive grazie a un doom/dark a tratti progressivo.

Con la formazione invariata rispetto allo scorso lavoro, la band fa un bel passo avanti e, rispetto al suo predecessore, il nuovo album risulta meno dispersivo nel songwriting e siperiore per impatto: le atmosfere cupe, tipiche del genere, sono ottimizzate da una prova grintosa che lascia in disparte le divagazioni prog in favore di un’ora di musica oscura,teatrale e metallica il giusto per convincere.
Il cantato del buon Angelos Ioannidis, sempre molto teatrale e dai toni drammatici, ha acquisito una certa personalità che, con la buona alternanza tra toni alti e bassi fornisce ai brani di questo album un impulso decisvo.
Le influenze della band sono sempre da ricercare tra i nomi più in vista del genere come Solitude Aeturnus e Candlemass, ma Doom Philosophy riesce ad essere meno derivativo e più personale del lavoro precedente, un salto non da poco per i Sorrows Path che, con la peretta alchimia fra i musicisti coinvolti questa volta si impone come un’ottima band devota alla musica del destino.
Sempre ottimo il lavoro della sezione ritmica, composta da Stavros Giannakos al basso e Fotis Mountouris alle pelli, che rende, con una prestazione tutta potenza e fantasia, l’ascolto del disco vario e piacevole anche per chi non è comunemente amante del genere, con il suo avvicinarsi al power americano più oscuro in stile Metal Church.
Ed allora ecco che tra song più doom e altre dai ritmi sostenuti e squarciate dagli ottimi interventi solisti della coppia di asce Kostas Salomidis e Giannis Tziligkakis, Doom Philosophy scivola via tra episodi riusciti come Dance With the Dead, Everything Can Change (con in veste di ospite Snowy Shaw, il cui curriculum cita tra gli altri King Diamond, Mercyful Fate e Therion), The King With a Crown of Thorns, il brano dove più aleggia lo spirito dei Solitude Aeturnus, e l’ottima Epoasis, picco di questo lavoro, esempio di doom all’ennesima potenza e riuscito monolite di metal cadenzato e oscuro, dalle atmosfere cangianti, nel quale le tastiere ricoprono un ruolo fondamentale nel creare il giusto pathos coadiuvate da ottimi solos verso la fine del brano.
Clouds Inside Me continua l’ottimo momento del disco e la band ci consegna un’altra song tutta pathos, emozionalmente drammatica, per arrivare ai due brani che chiudono il lavoro, Darkness e Damned(o)fish/L.S.D., nei quali la band, nel primo, torna a viaggiare a velocità più sostenute, tornando alle ritmiche prog oriented del primo album e, nel secondo, si congeda con uno strumentale ottimamente eseguito da tutta la band.
Doom Philosophy è un ritorno decisamente riuscito che piacerà molto a chi già conosceva la band, mentre rappresenterà una sorpresa per chi non si era ancora imbattuto nella musica della band ateniese, che si conferma quale realtà consolidata del genere nel vecchio continente.

Tracklist:
1. First Beam of Darkness into Light (Intro)
2. Tragedy
3. A Dance with the Dead
4. Brother of Life
5. Everything Can Change
6. The King with a Crown of Thorns
7. The Venus and the Moon
8. Epoasis
9. Clouds Inside Me
10. Darkness
11. Damned (O)fish/L.S.D.

Line-up:
Kostas Salomidis – Guitars
Angelos Ioannidis – Vocals
Stavros Giannakos – Bass
Fotis Mountouris – Drums
Giannis Tziligkakis – Guitars

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