iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : Syndemic – For Those In Desperation

Esordio tutto da ascoltare quello dei tedeschi Syndemic, autori di un death metal dalle forti atmosfere prog.

Syndemic   -   For Those In Desperation - Recensioni Metal

Buon esordio per la band di Amburgo, fondata nel 2011 e arrivata quest’anno a licenziare il primo album intitolato For Those in Desperation.

I Syndemic si avvalgono della produzione di Eike Freese, già al lavoro con Deep Purple, Gamma Ray e Callejon agli Hammerstudios, situati nella loro città natale, per proporre un lavoro incentrato su un death metal molto tecnico, pregno di atmosfere e balzi tra rimandi progressivi e altri metalcore.
Lascia a bocca aperta l’ottima preparazione dei nostri e la produzione da top band, non dimenticando un buon songwriting che accomuna tutti i brani dell’album, passando da sfuriate estreme, siano esse più rivolte ad un death classico, sia supportate da ritmiche più moderne oppure ancora mostrando passaggi dove esce lo spirito prog del gruppo; aspetto, quest’ultimo, che consente uno sviluppo musicale di più ampio respiro conferendo al lavoro una certa varietà e dove troverà molti spunti interessanti anche chi non si considera un appassionato di death.
Buono l’uso delle due voci, che si mantengono su territori estremi, l’una più in growl e l’altra invece dalle tonalità in screaming, capaci di donare all’intero disco un’atmosfera di insana disperazione.
E’ un saliscendi dinamico la prova della band di Amburgo, l’alternanza tra le varie atmosfere è ben costruita e tra i diversi brani non ci si annoia, con picchi di assoluta qualità come l’opener Shelter in Disease, la notevole Progeny of Sorrow, dove fanno eco atmosfere alla Opeth, che ritornano in vari punti del disco a rubare la scena al death metal.
Ancora da segnalare Resonance Complex e la conclusiva Echo Chamber, che regala buoni spunti death/prog risultando il brano più riuscito del lotto ed ideale compendio del modo di fare musica dei Syndemic.
Non resta che fare i complimenti ai musicisti coinvolti per questo esordio e consigliare l’ascolto a chi apprezza la musica estrema ricca di digressioni progressive, assimilandone il contenuto con la dovuta calma per godere tutte le sfumature di un album che inevitabilmente alla distanza può solo crescere .

Tracklist:
1. Shelter in Disease
2. Leaves
3. Silent Wrath
4. Psychotic Disorder
5. Progeny of Sorrow
6. Thought Labyrinth
7. Interlude
8. Resonance Complex
9. Abysmal Structures
10. Echo Chamber

Line-up:
Maximilian Pannenberg – Bass, Vocals (backing)
Janis Freund – Drums
Mikis Trimborn – Guitars (lead)
Julian Kraus – Guitars (rhythm)
Daniel Boretzky – Vocals

SYNDEMIC – Facebook

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Hardline - Life - rock

Hardline – Life

La cover di Who Wants To Live Forever dei Queen come perla incastonata tra la dozzina di tracce che compongono l’album, valorizza, se ce ne fosse bisogno il gran lavoro degli Hardline a conferma dell’ottimo stato di forma dell’hard rock melodico.

Carnal Tomb - Abhorrent Veneration - death

Carnal Tomb – Abhorrent Veneration

I Carnal Tomb danno un seguito all’altezza del buon esordio di tre anni fa e come allora noi di Metaleyes ve ne consigliamo l’ascolto, sempre che i vostri gusti in fatto di death metal siano rivolti alla frangia tradizionale del genere.

First Signal - Line Of Fire - rock

First Signal – Line Of Fire

Line Of Fire è una raccolta di canzoni dove rocciose parti hard rock, si alleano con linee melodiche di rara bellezza, raffinate ed eleganti, sapientemente ruvide ma, allo stesso tempo ruffiane tanto basta per spaccare cuori tra i rockers dai gusti melodici.

Deepshade - Soul Divider - rock

Deepshade – Soul Divider

I Deepshade esibiscono un sound personale, riescono nella non facile impresa di risultare a loro modo originali, pur lasciando che all’ascolto dell’album le loro ispirazioni facciano capolino dalle pareti del tunnel dai mille colori in cui si entra appena si preme il tasto play.