Genova. Periferia. Noia, cortei, centri sociali che puzzano di birra e sudore. Da lì arrivano gli Squit Squat. Giovani, si. Incazzati? Assolutamente.
Esordio omonimo. Dieci pezzi, zero filtri. Si fanno chiamare legêre punk da Zena e non è una pose. E’ street punk che si schianta contro il rap.
Chitarre arrugginite dalla salsedine, batteria pestata come un martello del cantiere. Di cosa vogliono parlare? Di quello che vivono ogni fottuto giorno. Ceres, il singolo di debutto. Doeve la vita di periferia è scandita da birre a basso costo al bar sotto casa; lo stare insieme perchè fuori non ti vuole nessuno. Un’appartenenza che è sopravvivenza. L’ultimo danno è per chi è ai margini e non ha più un cazzo da perdere. Fa un ultimo casino, ma non per vinvere. Solo per dire “ci sono ancora.
Si, sono ancora qui. Non mi avete piegato”. Un hardcore spietato, ironico, sguaiato. Poi ti arriva un pugno nello stomaco. Genova odia: la polizia non può sparare. Titolo rubato a Umberto Lenzi, del ’74. Ma qui non è cinema. E’ G8, luglio 2001. Una ferita che a Genova non si è mai chiusa e non si chiuderà mai. Provocazione? No. Posizione antimilitarsi, contro ogni divisa che prima spara, poi – forse – chidere scusa.
Quello di Squit Squat non è un “esordio interessante”. E’ un disco che ti sputa in faccia la realtà di una città che non perdona e non dimentica. Una coproduzione che viene dal basso, guidata dall’etichetta
Erano un sogno in un garage di merda qualche mese fa. Ora sono burrasca. E la burrasca non la fermi. Squit Squat. Ricordatevi il nome.
Squit Squat – Squit Squat – tracklist
1. Tranquillamente – 00:56
2. Ceres – 02:56
3. Bijoux Brigitte – 01:37
4. Squit Squat – 02:27
5. Non ho mai fatto il clochard – 02:32
6. Futbol (Robin Friday) – 02:28
7. Lara – 02:58
8. Radio Mosca – 03:55
9. L’ultimo danno che farò – 04:07
10. Genova odia: la polizia non può sparare – 05:19










