SEPULCRUM
I cileni Sepulcrum tornano con “Lacerator” su Chaos Records, secondo full length della band cilena, che arriva dopo il “Lamentation of Immolated Souls” del 2023 e lo split “Evoking the Abominations” del 2025.
Il quartetto, che vede tra le sue fila membri di Horrifying e Hallux Valgus, non si smentisce: death metal senza fronzoli bello violento, con lo sguardo rivolto alla fine degli anni ’80 e all’inizio dei ’90, quando il genere si stava ancora definendo tra Florida, Stoccolma e New York, ma con una scrittura che guarda anche al presente, senza sbavature né inutili tecnicismi fini a se stessi. Dieci tracce che scorrono senza un attimo di respiro, dal riff aperto di “Lacerator” fino al chiudersi con “Multideformation”, passando per episodi come “Into the Infected Bowels” o “Let Me Desecrate You”, titoli che sono già un programma.
Il Sud America, si sa, ha sempre avuto un rapporto viscerale con il death e il thrash più brutale, e i Sepulcrum si inseriscono in quella linea rossa che parte da Morbid Angel e Death per arrivare fino a gruppi più recenti come Infernal Conjuration, con quel tocco di malattia e marciume in stile Pestilence. Il mix e il master di Benjamín Barrantes danno corpo e spessore senza smussare gli angoli, mentre la copertina di Nox Fragor Art è quella classica iconografia putrescente che non guasta mai in un disco così.
Sostanza più che eccesso, riff che restano in testa e un’atmosfera cupa e coerente dall’inizio alla fine: Lacerator conferma che l’underground death metal cileno è vivo, cattivo, e sa ancora come si scrive un disco. Death metal vecchia scuola scolpito nella pietra, dal Cile con furore.
SEPULCRUM-LACERATOR- STREAMING
SEPULCRUM-LACERATOR-TRACKLIST
1. Lacerator 03:41
2. The Seven Gates 04:22
3. As I Die 02:10
4. Into the Infected Bowels 04:48
5. Ilusory Stench 03:14
6. Channeling the Oblivion 02:05
7. Phrenetic Psycophony 03:18
8. Entropic Decomposition 05:07
9. Let Me Desecrate You 01:54
10. Multideformation 06:07
NOVA RIOT
I Nova Riot vengono da Durant, Oklahoma, sono un trio, e con questo debutto “Blood, lies & lullabies” su Eclipse Records, loro stessi definiscono il loro genere come bubblegum metal, ma qui c’è di più, c’è il pulito e lo sporco, la potenza e le ballate, il tutto con un tocco pop maestoso e molto melodico.
Il disco si apre con “Haunting Me”, che mette subito in chiaro le intenzioni: ritmiche pulsanti, chitarre ruvide e una voce che passa dal sussurro all’urlo senza troppi preavvisi. Da lì in poi sono sette tracce, non una di più, e si sente che la band ha preferito la concentrazione alla ridondanza.
A dispetto delle apparenze luccicanti e molto pop, sotto la superficie lucida c’è più sostanza di quanto il packaging lasci intuire. “Sorry Mom” scava nella fragilità psicologica senza vergognarsene, “The Altar” (con l’ospitata di The Bunny The Bear) vira verso un’atmosfera quasi rituale, più cupa del resto del lotto, e “Midnight Coven Crush” gioca con l’immaginario dell’evasione e dell’autodeterminazione senza scadere nello slogan facile.
Il rischio, in questo tipo di operazioni, è sempre lo stesso: che la produzione patinata, qui firmata da Braxton Henry, con Addison Ray e Paris Pipkin, finisca per ammazzare qualsiasi asperità. Non è del tutto questo il caso: c’è abbastanza instabilità sotto il cofano da tenere il disco lontano dalla prevedibilità totale, anche se non mi stupirei se chi viene dal lato più estremo della scena storcesse il naso all’inizio, ma date una possibilità a questo disco, perché è molto divertente e che ti lascia bene.
Non è un disco che cambierà la vita a chi cerca l’ennesimo capitolo di violenza sonora pura. Ma per quello che si propone, un ponte tra l’immediatezza pop e la ruvidezza alternative metal, i Nova Riot dimostrano di sapere cosa vogliono essere, e questo, per un esordio, non è affatto scontato.
NOVA RIOT -BLOOD, LIES & LULLABIES- STREAMING
NOVA RIOT -BLOOD, LIES & LULLABIES- TRACKLIST
01. Haunting Me
02. Midnight Coven Crush
03. Casket
04. The Altar (feat. The Bunny The Bear)
05. Like I Meant It
06. Through The Storm
07. Sorry Mom
GREEN DESERT WATER
Ci sono etichette che fanno da garanzia, e Small Stone Recordings è una di quelle: quando la vedi stampata su un disco sai già più o meno dove stai per mettere le mani, ed è raro rimanerci male. Con “Eerie Meadows” i Green Desert Water, trio di Oviedo, confermano la regola.
Terzo capitolo per la band dopo il buon riscontro di “Black Harvest” (2021), otto tracce per trentasette minuti netti, senza momenti morti o di noia.i. Kike Sanchís, Juan Arias e Dani Bárcena non nascondono le proprie radici, Mountain, Black Sabbath, Sasquatch fra gli altri, ma la cosa che apprezzo è che non si limitano a fare gli scolari diligenti del classic heavy: qui dentro c’è tanto stoner quanto grunge, tanta psichedelia quanto hard rock.
Il concept, se vogliamo chiamarlo così, gira attorno alla dualità tra il pesante e l’eterico: nebbia, boschi antichi, quel senso di casa ritrovata nel selvaggio. Detta così potrebbe sembrare l’ennesima cartolina stoner con tanto di corno e ascia sulla copertina, e invece “Eerie Meadows” riesce a rendere questi temi con più sostanza del previsto, ovvero cicli della vita, cicatrici, un fuoco che continua a bruciare anche sotto l’aurora boreale, per usare le parole della band stessa.
“Northern Lights” apre il disco con l’ambizione giusta, da traccia-manifesto, e da lì il trio si muove con una scioltezza che tradisce mestiere vero, non presunzione da studio. “Woodcutter” e “Wolfhound” vanno dritti al sodo con quel tiro ruvido, chitarra sporca e groove che fa headbanging spontaneo. “Holy Ground” rallenta un po’ i giri e lascia respirare la psichedelia più cupa, mentre la canzone che chiude il disco “Meteora” mi pare il punto in cui la band osa di più, uscendo dal seminato per aprirsi a qualcosa di più atmosferico.
Registrare in uno studio nuovo, dicono loro stessi, era una sfida per spingere oltre il proprio suono. Non stravolgono nulla, sia chiaro, ma la sensazione è quella di una band che ha trovato varietà d’umore dentro una qualità di scrittura ormai solida e riconoscibile.
Per chi già li conosce da “Black Harvest” è una conferma con qualche passo avanti; per chi si avvicina ora, è un buon punto d’ingresso in quella zona di confine tra stoner, doom ed heavy psych dove Small Stone Recordings si muove da sempre a suo agio.
GREEN DESERT WATER -EEERIE MEADOWS- STREAMING
GREEN DESERT WATER – TRACKLIST –
01. Northern Lights
02. The Blacksmith
03. Eerie Meadows
04. Woodcutter
05. Holy Ground
06. Wolfhound
07. Bos Primigenius
08. Meteora










