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Recensione : Cydia – Victims Of System

Questo lavoro è un buon motivo per uscire dai canoni del death classico ed avvicinarsi a sonorità più moderne ma lontane dal deathcore attualmente di moda.

Ormai la musica proveniente dall’est europeo è totalmente sdoganata e tramite molte label attive sul territorio, arrivano a noi ottimi album, non solo di metal classico, ma soprattutto in ambito estremo, dove la scena è tutta da scoprire e da seguire.

Non è così difficile infatti, imbattersi con gruppi dalle buone potenzialità, come, per esempio i Cydia, quartetto di Samara (Russia) che licenzia il suo secondo full length, Victims Of System.
Fondata nel 2007, la band esordisce con il classico demo, per arrivare al 2011 e firmare con la Metal Scrap e tornando sul mercato con il primo lavoro sulla lunga distanza (Evil Sun).
Dopo la pubblicazione di un singolo nel 2012, la band si mette al lavoro sul secondo album, pubblicato in questo ultimo scorcio di 2015.
Victims Of System è un concentrato di metal moderno, dal buon groove e dall’ottimo tiro, lascia dietro di se ritmiche di ruffiano deathcore per puntare sul groove ed un pizzico di new metal anni novanta, con la velocità che alterna fughe a tavoletta a frenate dall’ottimo impatto melodico.
Il quartetto non risparmia l’uso di synth e parti elettroniche, rendendo il sound ancora più moderno, le chitarre graffiano e si lanciano in solos dai rimandi death metal scandinavi, molto melodici e dal piglio classico, che si scontra con l’anima elettro/industrial del sound della band.
Imitation Of Life, posta a metà del lavoro, può essere considerato il miglior biglietto da visita per la band, un sunto di quello che è in generale il mood di Victims Of System, una via di mezzo tra la cattiveria death modernista dei Soulfly, le melodie degli In Flames, la pazzia industrialoide dei Rammstein, ed un tocco di Disturbed, il tutto suonato con ottimo impatto, prodotto perfettamente e molto cool, almeno per chi sbava per queste sonorità.
La voce mantiene un growl grintoso, vagamente vicino al primo Anders Friden, così come gli interventi delle clean vocals e l’album viaggia su questi binari che è un piacere tra canzoni trascinanti (Scars, Created World) ed altre più ragionate ma sempre con l’aiuto delle melodie, punto di forza del combo russo.
Questo lavoro è un buon motivo per uscire dai canoni del death classico ed avvicinarsi a sonorità più moderne ma lontane dal deathcore attualmente di moda in questi ultimi anni, ma non per questo senza un ottimo appeal; da ascoltare.

TRACKLIST
01. Icy March
02. Dancing on the Grave
03. Scars
04. The Spirit of Killers’ Generation
05. Imitation of Life
06. Last Groan
07. Created World
08. Get Me Out
09. Loop

LINE-UP
Stas Nobody – Guitar and Vocals
Oleg Zoob – Guitar
Oleg Bizon – Drums
Ed Coffee – Bass

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