Laura Jane Grace con Dan Ozzi
TRANNY – Confessioni di una punk anarchica venduta
(Tsunami Edizioni)
Premessa – non ho mai ascoltato gli Against Me! e anche ora che ne ho scoperto l’esistenza, e mi sono documentato in merito, saltando tra un disco e l’altro, posso solo affermare che si tratta di una realtà che colloco in uno spazio tra i più lontani rispetto a quelli che sono i miei gusti musicali. Il fatto di non conoscerli mi ha certamente aiutato nella lettura, spogliandomi infatti di ogni tipo di aspettativa in merito. Se ho scelto di recuperare il testo di Laura Jane Grace l’ho fatto solo spinto dall’argomento legato al suo percorso di transizione, e non per soddisfare le mie curiosità legate alla cifra stilistica della sua band.
Nel 2012 con un’intervista su Rolling Stones, Thomas Gabel, leader della punk rock band Against Me! rivela al mondo intero la sua necessità di vivere in totale libertà il proprio più intimo sentire, diventando Laura Jane Grace. Questo l’incipit necessario per poter poi approcciare l’analisi del testo che la stessa Laura ha redatto insieme a Dan Ozzi.
Tranny parte dalle origini, dall’adolescenza di Thomas, raccontandoci una storia che, come tantissime altre, si muove attraverso un susseguirsi di problemi familiari che finiscono per farlo flirtare con tutto ciò che possa alienare la sua insofferenza verso il vivere. Finché non trova la musica sulla sua strada e tutto cambia, almeno in parte. Il lato più intimo di Thomas, quello legato alla disforia di genere emerge già in questa fase, quando da adolescente si nasconde per indossare gli abiti della madre. Siamo ancora lontani dal coming out del 2012, ma tutto sembra indirizzarci proprio in quella direzione.
Nato in una famiglia che ben presto si disgrega, Thomas capisce subito che la musica può rappresentare l’unica ancora di salvezza. Diviso tra la necessità di capire come comportarsi, se cioè, rispondere alle esigenze sociali, e “fingere” una normalità esteriore che non sente propria, o assecondare il suo più intimo sentire, e vestirsi da donna. Sta di fatto che finisce per affogare nell’alcol e nella droga tutte le sue problematiche esistenziali che lo portano a decenni di difficoltà in cui la depressione e la sofferenza saranno le uniche presenze certe delle sue giornate.
Da qui parte un lunghissimo excursus sulla band, con gli Against Me! che vengono celebrati in modo trionfale, come una band imprescindibile in ambito musicale. Una digressione che si prolunga oltremodo facendo scivolare in secondo piano quella che è la tematica (o che avrebbe dovuto essere, visto il titolo) principale del testo.
L’unica componente che riesce a farmi proseguire nella lettura è quella legata ai diari di Thomas / Laura che ci aprono uno scorcio sull’inferno interiore. Sono queste pagine l’unico motivo per cui sono riuscito ad arrivare alla fine. Spesso saltando di netto i capitoli legati alla band dopo poche righe.
Diari attraverso cui Thomas, che non è più Thomas ma che non è ancora Laura, si mette a nudo, raccontandoci tutto il dolore che si porta dentro. Tutto il male che ha dovuto ingoiare, vivendo in un corpo che non sente come proprio. Tutto il disprezzo sociale che ha dovuto subire per la scelta di alienare questo suo malessere attraverso uno stile di vita autodistruttivo, che ha inevitabilmente coinvolto anche le persone che aveva intorno.
Purtroppo però, quando il testo dovrebbe fare il salto definitivo, si interrompe. Nel momento in cui, dopo il coming out arriviamo a quello che credevo potesse essere il focus del testo, il racconto di Laura si conclude. Dopo averci fatto attendere per 3/4 del volume con tutta una serie di aneddoti inutili legati all’ambito musicale di una band di cui non me ne frega un cazzo, Laura e Dan chiudono le ostilità in modo troppo sbrigativo. Quando poteva diventare davvero interessante, non fosse altro che per capire le reazioni della scena musicale e della comunità sociale dopo il processo di transizione, arrivano i titoli di coda.
Per fortuna, almeno in parte Laura accontenta il nostro sentire, e ci racconta tutte le problematiche nel reperire i farmaci per la terapia ormonale sostitutiva, quando ci testimonia tutti i dubbi che l’hanno attanagliata prima durante e dopo aver intrapreso questo percorso, tutte le difficoltà logistiche, sociali, psicologiche e non ultimo fisiologiche a cui è dovuta andare incontro.
Tranny diventa ciò che (ci) aspettavamo solo qui, solo sul finire, all’ultima curva di un viaggio in salita che Laura Jane Grace ha scelto di raccontarci. Quando emerge una sorta di amaro lieto fine, su cui però non siamo pronti a scommettere. Si tratta di una rinascita per Laura, l’ennesima di un’esistenza che l’ha vista faticare per portare avanti il proprio sentire più intimo, le proprie idee, la propria persona, attraverso e all’interno di un contesto decisamente ostile. Le sue sono (state) scelte che non le hanno per nulla reso la vita più semplice, anzi, ma che erano necessarie, per emergere del tutto e in modo definitivo dall’inferno in cui era sprofondata.
Veniamo incoraggiati ad “essere noi stessi”. Questo per lo meno, quello che ci dicono. Purtroppo però, poi, quella stessa società che ci invita a gettare la maschera non è per nulla pronta ad accettare il nostro sentire. È questo che, alla fine del testo, Laura ci dice. E noi, non possiamo che essere d’accordo con lei.










