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Recensione : Soma Camara – Soma Camara

Il debutto omonimo di Soma Camara dimostra che produzioni curate e hip hop fatto bene contano poco senza una storia autentica da raccontare

Soma Camara - Soma Camara

Poche tracce online, presenza social quasi inesistente, volto nascosto dietro un velo sulla copertina del primo album. Soma Camara è un artista misterioso e, parte un profilo Instagram poco aggiornato con la storia millenaria del suo cognome e qualche foto promozionale, non sappiamo nulla di lui. In fondo, basta questo per smascherarlo: radici e musica, tradizione e rottura, lo sguardo duro da rapper di quartiere e un’anima soul segnata da una vita travagliata.

Cresciuto nella dura realtà della periferia di Parigi, a Saint Denis, Soma Camara viaggia tra hip hop, soul e blues, rappando su produzioni lo-fi suonate dal collaboratore di lunga data Ludovic Bors, in arte Funk Crime, nel disco di debutto uscito sull’etichetta parigina Q-Sounds Recording. “Camara” è uno dei nomi più antichi di tutta l’Africa occidentale, e Soma ne sente il peso in modo particolare: l’intero album è cantato in Soninke, lingua della popolazione Sarakollé tra Mali e Mauritania, così come ritmi e melodie, nel loro minimalismo, rimandano al continente nella sua corporeità. Si sente la crudezza nella voce del rapper, quella di Dave e Stormzy, Soma stesso vuole essere chiamato “il cantante del ghetto”, ma cede l’elemento più street in favore della tradizione e dei suoni della sua infanzia. Su basi che sembrano prodotte da Nujabes e J Dilla, Camara torna bambino mentre corre tra i vicoli di Parigi, ma con la mente di un adulto consapevole del male che quelle strade nascondono.

Per quanto lo si voglia camuffare dietro cori e melodie allegre, non c’è molto molto per cui gioire di quella vita che Camara condanna. Eppure i flauti, le percussioni e un giro di basso che attraversa tutto l’album colorano le barre spietate di un’Africa che va via via sbiadendo. Le prime due tracce, “Lénki” e “Sonbé” sono di un giallo acceso, ricordano dei canti tradizionali facili da immaginare intonati da un coro di bambini, semplici e giocosi. “Douna Bulé” inizia già ad attenuarsi in un colore più scuro. Il titolo è un modo di dire: “il mondo è blu” significa, a indicare un periodo sereno, ma la drammaticità del pezzo non ne restituisce l’augurio.

Collaborazioni come quella con il rapper Diego in “Yigo” aggiungono punti di vista diversi, mentre le strutture rimangono volutamente libere e minimali, quasi improvvisate, arricchite dagli interventi di Mo.V. È in “Tunka Yigo J’amaanen” che Camara rivendica lo spazio della comunità nera a Parigi, quello di persone lontane dalle proprie origini in cerca di una vita migliore che forse non troveranno. Tra radici e nuova vita si consuma un conflitto inevitabile per chi lascia la propria terra: nessuna scelta è davvero giusta o sbagliata, nessuna casa migliore, solo pregi e difetti da conoscere e accettare. Sempre su beat arabeggianti e minimalisti, diventa chiaro il completo disinteresse di Soma e del suo team in virtuosismi e rivoluzioni, in favore di un messaggio chiaro da comunicare.

Scegliere di cantare un intero album in una lingua sconosciuta ai più è una scelta coraggiosa: bisogna saper trasmettere un messaggio attraverso la musica e la sonorità delle parole, creando uno scenario che il testo scritto non aiuta a descrivere. E in questo Soma Camara e Ludovic Bors sono molto bravi: otto canzoni che scorrono veloci, con giusto un vocabolo in francese qua e là per chiarire il contesto, e melodie lo-fi ottimali sia a parlare dell’infanzia che del presente dell’artista mauritano. Per fortuna che quel rap viscerale, capace di esprimere oltre che ostentare, esiste ancora ed è nelle mani di talenti indifferenti al mainstream, ma affamati di raccontare la propria storia in maniera autentica. 

Non è un album immediato, e nemmeno perfetto, a tratti forse troppo minimale per un significato così denso. Ma “Soma Camara” non offre compromessi, o sei disposto a ascoltare la storia del rapper incisa sul vinile o lo togli dal giradischi. E proprio per questo è un disco estremamente vero, se non addirittura brutale.

 

Soma Camara – Soma Camara Tracklist

  1. Lénki 03:10
  2. Sonbé 2:53
  3. Douna Bulé feat. Mo.V (Le Péril Noir) 02:35
  4. Yaxaré 02:57
  5. Yigo feat. Diego 02:42
  6. Inti feat. Mo.V (Le Péril Noir) 02:30
  7. Tunka Yigo J’amaanen feat. Mo.V (Le Péril Noir) 02:18
  8. Ganni 02:52 

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