Ci sono giardinieri che non misurano il passare delle stagioni, l’umidità dell’aria o la qualità del terreno per decidere quando aspettarsi la fioritura. Kunde fa parte di quella categoria di botanici pazienti che aspettano i tempi della terra, senza forzarla, cercando di disturbare il meno possibile, consapevole che ogni pianta ha i suoi tempi. Nel suo secondo album lascia cadere sul prato sementi di ogni tipo: ne nasce un giardino dai colori e profumi diversi, ma il suono è quello di hip hop, jazz e funk di qualità altissima.
Nato a Gand, in Belgio, da padre camerunense e madre europea, Joram Kunde Boumkwo cresce immerso nella collezione di dischi del padre tra musica tradizionale del Camerun e hip hop anni 90, che già dal primo EP “From Roots to Fruits” si presentano come le sue due grandi ispirazioni insieme allo spiritual jazz. Il nuovo album “Late Bloomer”, uscito nel 2026 su W.E.R.F. Records, è parte di un dittico dedicato ai genitori, seguito del primo LP “Dandelion” del 2024 omaggio al padre. Se “Dandelion” è il disco della scoperta delle proprie radici, necessario a fare chiarezza, spontaneo e urgente, “Late Bloomer” è riflessivo, legato a esperienze personali che vanno al di là delle proprie origini per sfociare in un mare di interculturalità inesplorato. Il primo è un dente di leone che disperde i propri semi nel vento e si rende capace di crescere ovunque, il secondo un fiore tardivo, talmente bello che vale la pena aspettare un po’ di più per vederlo sbocciare. Un Kendrick Lamar meno crudo, un André 3000 meno funk, un Alfa Mist meno legato alla parta strumentale. È semplicemente un Kunde più consapevole, più calibrato e meditativo. Forse perché i semi volati lontano nel primo album sono atterrati nel suo piccolo giardinetto in Belgio, e ora non resta che guardarli fiorire.
Si apre con la timidezza di una margherita appena nata, il vagito flebile di un bambino si intreccia a fiati e percussioni, preparando il terreno alla comparsa della “rosa strana” di “Odd Rose” e alla fioritura bluastra di un tulipano dalle sfumature “Shades of Navy”. La voce di Helena Casella duetta con Kunde su un pezzo neo-soul in cui recitano la parte di Jill Scott e D’Angelo in veste belga. “WEIGHDOWN”, si arrampica pendendo verso il basso come un glicine rigoglioso, un hip-hop costruito a cascata sulle rime di Kunde e dello storico produttore dei Butcher Brown, Tennishu, precipitando a ritmo serrato sull’incombere del titolo ripetuto come un mantra dopo ogni strofa. Da una campanula zampillano due gocce di rugiada che fanno da attacco al jazz-rap di “The Slope”, da una passiflora selvatica si distilla una bevanda rigenerante che ha il suono mellifluo di “Clouded”, il sapore denso di Erykah Badu e il misticismo di un assolo di sassofono finale.
Le note del pianoforte funky di “TIRED” scivolano lungo i petali taglienti di un’agave, in quella che forse è la traccia più divertente del disco, sicuramente quella con il ritmo più coinvolgente. Ma il giardino non è solo per le favole, nelle emozioni che Kunde legge negli occhi della gente intorno a lui non ci sono solo belle storie. Vicino a un campo di denti di leone cresce una piccola rosa rossa, simbolo del Ruanda e della terra d’origine di Fred Gata. In “BITTERSWEET”, Kunde e il rapper camerunense intrecciano i loro vissuti in una cronaca di amicizia e tradimento, vita condivisa e strade separate, “bittersweet are the memories” ripete nel ritornello. Contro ogni aspettativa, il sottobosco partorisce una rafflesia: imponente, inquietante, quasi un portale verso la dimensione da film noir di “Malice in Thunderland” e della successiva “Shoulda”. I fiati danno il ritmo, le percussioni lo sostengono, la parlata rap di Kunde fa da collante a un sound sinistro sigillato da un ultimo, magistrale assolo di sax. L’ultimo sguardo al giardino spetta a un papavero solitario che porta il nome di Okon, “Out The Blue” è un esperimento sinuoso che flirta con la house, muovendosi sinuoso sul groove senza sradicarsi dalle fondamenta hip hop del disco.
“Late Bloomer” lo immagino scritto con la vernice su una grossa asse di legno grezzo appesa sopra un giardino: non dice che piante crescono all’interno, se è un giardino botanico in cui prestare attenzione a dove metti i piedi o un parco in cui trascorrere un pomeriggio nel verde. Solo di una cosa si è certi: i fiori primaverili cresceranno in autunno, quelli invernali in estate, alcuni ci metteranno più stagioni. Perché sono fiori tardivi, che hanno bisogno del loro tempo come Kunde ha avuto bisogno del suo per crescere, tra gli insegnamenti della madre, le amicizie, le ingiustizie, le origini complesse. Non è un disco più maturo, già il primo lo era, è piuttosto un cambio di registro, un guardare più fuori che dentro, passare da essere uno di quei denti di leone partiti da lontano e sparsi per il mondo a guardare quello e altri di fiori da buon giardiniere.
Kunde ha sicuramente il pollice verde, quello che coltiva è un neo soul originale, mai artificioso o copiato, arricchito da arrangiamenti spettacolari e inserti alla tromba da far invidia ai più grandi jazzisti per la loro originalità. Sono suoni piantati generazioni fa e fatti sbocciare grazie alle sue cure, rimodellandoli immagine e somiglianza del suo stile. “Late Bloomer” è proprio questo, germogli seminati in un terriccio già zappato da chi prima di lui ha dato sfogo alle emozioni attraverso la musica. Un disco per un padre, uno per la madre. Magari il prossimo dedicato a sé stesso? Egoistico forse, ma non vedo l’ora di gettarmi tra i tumulti di un artista geniale come lui.
Kunde – Out the Blue (Feat. Okon) Official Video
Kunde – Late Bloomer tracklist
- Late Bloomer 02:05
- Odd Rose 03:54
- Shades Of Navy (feat. Helena Casella) 03:09
- WEIGHDOWN (feat. Tennishu) 03:45
- The Slope 03:42
- Clouded 03:19
- TIRED 03:38
- BITTERSWEET (feat. Fred Gata) 03:27
- CLICKBAIT 03:39
- Malice In Thunderland 02:49
- Shoulda 03:03
- Litestepper 03:34
- Out The Blue (feat. Okon) 03:56










