The Queen Is Dead Volume 246 – Edera, Coleen, Fuoricentro – recensione

Edera, Coleen e Fuoricentro: tre nuove uscite underground tra post-rock e jazz, folk e indie, pop rock d’autore nella nuova puntata di The Queen Is Dead.
The Queen Is Dead Vol. 246: Edera, Coleen, Fuoricentro

Per questa puntata rimaniamo nel nostro paese con tre perle underground dalle diverse fattezze, post-rock e jazz, folk e indie, e per finire pop rock d’autore.

 

EDERA

“The Art of Waiting” degli Edera tra singoli usa e getta e playlist da trenta secondi, e i dischi che durano il tempo di un reel su Instagram è un atto di resistenza e di amore verso la musica.

Il duo bolognese, Luca Garuffi (elettronica e tastiere) e Salvo Ridolfo (batteria), arriva al terzo album dopo “Waterflow and Concrete” del 2020 e “Tempo” del 2024, entrambi per la ravennate Blooms Recordings. Nove tracce tra post rock, jazz ed elettronica, e il fatto che ci abbiano lavorato quasi due anni la dice lunga sull’approccio. Molto interessante anche questa affermazione del duo : “L’attesa- raccontano i due- permette anche di dimenticare, che è una qualità utile e salvifica.

Dimenticare ciò che va limato, corretto, scremato o semplicemente dimenticato. Tutti concetti applicabili alla musica ma anche ad aspetti generali della vita, dei rapporti, delle interazioni tra persone. L’arte di attendere permette di affrontare il passaggio successivo al flusso di incoscienza a cui ci siamo concessi durante la composizione: quello dell’analisi. L’arte di attendere è il tempo che cura ed incanala il lato selvaggio dell’incoscienza”

La storia è quella di due amici che nel 2017 si chiudono in una sala prove polverosa a improvvisare, e scoprono che la batteria di Salvo dà un respiro jazz alle macchine di Luca. Da lì in poi la formula si è evoluta, e con l’arrivo nel 2025 del trombettista Pietro Trallori, presente in “In Flames”, “At the End of the Day”, “One Hour Is Not Enough” e “Let’s See”, si è aggiunta quella nota psichedelica che, sulla carta, è esattamente ciò che un duo di questo tipo doveva cercare.

Il punto forse più bello di un bel disco è l’unico brano non strumentale, “The Audience”, con la chitarra di Francesco Serra: il testo dice che nel flusso di coscienza non sei l’attore ma lo spettatore. Per un disco costruito sull’incoscienza creativa e sull’analisi che arriva dopo, è la chiusura perfetta del cerchio concettuale, e mi pare anche l’ammissione più onesta che un duo strumentale potesse fare.

Molto azzeccata anche la scelta di fare tutto in casa: la produzione curata dai due in ogni passaggio, gli amici stretti coinvolti nel progetto, mix e master affidati a Fernando Hester e Federico Inzerillo, l’artwork di Andrea Basti. Ne esce un’idea di disco artigianale, che nel 2026 non è poco. La pazienza ha portato Luca e Salvo a fare un gran disco in bilico fra vari generi, post-rock, jazz e la giusta dose di elettronica.

Non è un disco per chi cerca la botta immediata, date però una possibilità a questo lavoro: gli Edera fanno una musica che si prende il suo tempo e vi chiede di fare lo stesso, e ne sarete ampiamente ricompensati.

EDERA -THE ART OF WAITING- STREAMING

EDERA -THE ART OF WAITING- TRACKLIST

  1. Ghosts
  2. In Flames
  3. 1996 and Checked Shirt
  4. At The End Of The Day
  5. The Audience
  6. One Hour Is Not Enough
  7. The Darknessist
  8. Let’s See
  9. Acceptance

 

COLEEN

Esordio che arriva in punta di piedi, e che proprio per questo si fa notare: “Almost Too Late to Be Here” è il primo album di Coleen, nome d’arte del cantautore cuneese Simon Giorcelli, uscito il 10 settembre 2026 come autoproduzione.

Ventiquattro minuti, e già questo è molto positivo, in un’epoca di dischi gonfiati a sessanta minuti per fare numero, c’è ancora chi sa fermarsi quando ha detto quello che doveva dire. Il genere è un cantautorato folk e indie rock sospeso tra carezze acustiche e guizzi elettrici, con riferimenti dichiarati a Bon Iver, Novo Amor e Lizzy McAlpine per la scrittura, e a Timber Timbre, Big Thief e Mac DeMarco per il suono.

Con Giorcelli suonano Davide Viberti (chitarra e basso), Paolo Bertazzoli (batteria) e William Fazzari (piano e sintetizzatori), mentre in “Boxes” compare Andrea Dellapiana. La scrittura è intima, e a colpireè soprattutto il peso che silenzi e pause hanno accanto alle parole e alle note.

La parte più delicata è in “Cauterize”, che l’autore stesso indica come il brano più triste, quello in cui ci si sente cadere a pezzi e si cerca di cauterizzare il dolore appoggiandosi ai ricordi. Dall’altra parte c’è “Hung on you”, che lui considera il pezzo più positivo: parla di essere appesi a qualcuno, ma anche di quanto ci si senta leggeri una volta liberi. Poi ci sono i momenti più aggressivi, come la cavalcata indie rock di “Don’t get back to me”, la cura per la melodia in “Don’t pray”, l’intensità di “How did I end here?” e il crescendo solare e malinconico di “More than I can do”.

Il finale è affidato a “No medicine”, ed è la chiusura più sincera che si potesse scegliere.

Il titolo gioca sul “quasi” e quella mezza parola, “almost”, tiene tutto aperto: una frase a metà strada tra sollievo e senso di colpa. Per un esordio è un disco già maturo e coerente, senza risposte facili, senza compiacimento, e ogni brano è incastonato perfettamente nel contesto. Ascoltando questo disco non ti accorgi di quanto ti rimanga addosso, te ne accorgi quando te lo senti addosso.

Se amate il folk dalle tinte elettriche e le voci che sussurrano, Coleen è una delle miglior proposte in questo campo.

COLEEN -ALMOST TOO LATE TO BE THERE- STREAMING

COLEEN -ALMOST TOO LATE TO BE THERE- TRACKLIST

  1. Cauterize
  2. Don’t Get Back to Me
  3. Don’t Pray
  4. Hung on You
  5. How Did I End Here?
  6. Boxes (feat. Andrea Dellapiana)
  7. More Than I Can Be
  8. No Medicine

 

FUORICENTRO

“Un pianeta alla deriva” è il nuovo ep dei Fuoricentro che nascono nel 2003, vent’anni e passa di scena live meneghina alle spalle, e sono il progetto di Maurizio Camuti, siciliano trapiantato a Milano, uno che la musica la usa come si deve: come un mezzo per parlare del mondo. Pop/rock d’autore, e di gran qualità. A me, vi confesso, la nausea viene semmai dall’altra parte: dal silentio omnipresente di chi suona per non dire niente a nessuno. I Fuoricentro trattano molto bene temi assai difficili come l’omofobia, la mafia, la violenza sulle donne, la sperimentazione animale, l’emigrazione e la crisi climatica attraversano il loro repertorio da anni.

“Un pianeta alla deriva” è un concept in cinque brani, il titolo, spiega Camuti, è scientifico prima che metaforico: un pianeta alla deriva è un corpo celeste che vaga nello spazio senza orbitare attorno a una stella. E l’aggiunta sua, questa sì, è cattiva e necessaria: “metaforicamente, oggi siamo noi: un’umanità che si muove senza direzione, guidata dagli interessi di pochi, incurante degli equilibri che la tengono in vita”. Brano per brano: “Miss Mafia” punta il dito sulla mafia che cambia volto, si traveste, si mette il completo e viene aiutata da complici molto poco sospetti e il video, con immagini storiche della Fondazione Falcone, ha grandissima rilevanza sociale.

Non è tutto finito, con l’intervento vocale della Elmi, è la crisi climatica che non diventa catastrofismo ma un invito alla consapevolezza. “Amanda Lear” è un omaggio a un’icona di libertà ed eleganza che diventa la porta per confrontare la Milano da bere con il presente di conflitti, solitudini e legami svuotati E “Ossessioni Parallele” chiude sul vuoto esistenziale, sul consumo come surrogato di felicità, sul rapporto malato tra noi e gli oggetti.

In un’epoca in cui la musica italiana d’impegno sembra un pianeta che ha perso l’orbita, i Fuoricentro sono una di quelle voci che prova a rimettere in rotta il tutto, e lo fa in maniera molto elegante.

FUORICENTRO -UN PIANETA ALLA DERIVA- STREAMING-

FUORICENTRO -UN PIANETA ALLA DERIVA- TRACKLIST-

  1. Miss Mafia
  2. Amanda Lear
  3. La danza delle falene
  4. Non tutto è finito
  5. Ossessioni parallele

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