ANIMALS Il lato oscuro dei Pink Floyd – Giovanni Rossi – Tsunami/Sprea – recensione

• Un altro libro sui Pink Floyd? Sì, e ti spieghiamo perché leggerlo. Il racconto dell'album Animals, la rottura di Waters con la band e la nascita di The Wall.

…Album oscuro, violento e diretto, ANIMALS è da sempre una delle opere preferite dagli appassionati dei Pink Floyd…

Ho visto questo libro esposto in una vetrina di un’edicola del centro e mi sono detto:

”Oddio, un’altro libro sui Pink Floyd! Che bisogno c’era di andare a scavare ulteriormente?”

Purtroppo, o per fortuna, l’immagine iconica della copertina dell’album ha fatto breccia e alla fine ho acquistato la mia copia, tenendo conto che è una ristampa Sprea, per la distribuzione in edicola, di un testo edito da Tsunami nel 2021.
Approfittando di un pomeriggio di calma e relax l’ho letto tutto d’un fiato capendo perfettamente il perchè di “un’altro libro sui Pink Floyd”.

Per un mega fan del gruppo, ovviamente non c’è bisogno di proferire verbo, solo il fatto che forse, nelle 225 pagine del tomo, si nasconde qualche aneddoto sconosciuto, nulla di più.

Per i più distratti c’è da porsi un semplice quesito: ”Come ha fatto la band che ha partorito capolavori psichedelico-progressive come “Dark side of the moon” e “Wish you were here” ad arrivare all’incubo metaforico Watersiano di “Pink”, nell’altro masterpiece indiscusso della loro carriera, “The Wall”?

Il libro in questione tratta proprio questa transizione che è sfociata nel loro lavoro più oscuro e brutale. Distopico e crudo in tutti i suoi aspetti, Animals lascia comunque un filo di speranza a chi si è inoltrato in questo particolare percorso musicale, fatto di tracce brevi ma anche episodi lunghissimi, rispetto ai canoni dei loro dischi precedenti. Una via di uscita simboleggiata da “Algie”, il maiale volante ritratto in mezzo alle ciminiere della Battersea Power Station di Londra.

Animals ha significato anche la definitiva rottura fra il bassista Roger Waters e i tre compagni di viaggio David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright, dovuta alla creatività esuberante e inquieta del bassista che faceva da controaltare all’accomodamento sugli allori da parte degli altri componenti. Basti pensare a Storm Thorgerson e al collettivo Hipgnosis ai quali venne affidata la creazione delle copertine degli album precedenti, i quali, chiamati in causa per “Animals”, si vedono respinti ben due progetti grafici completi per poi realizzare l’idea di Waters, una fotografia dell’imponente reliquia d’antiquariato industriale con un maiale che fa capolino fra due ciminiere.

(Non vi nascondo la grandissima sorpresa quando mi recai con un paio di amici a Londra e vidi la stessa identica immagine dal finestrino del Gatwick Express che porta al centro di Londra. Dopo aver balbettato un paio di volte riuscii a dire PINK FLOYD!)

Se un “muro” invisibile si era lentamente eretto fra i musicisti e Waters, le fondamenta di “The Wall” posano sullo svolgimento del tour “In the flesh” conclusosi male con una reazione di Waters nei confronti di un fan esagitato e fuori controllo.
Dover suonare le canzoni seguendo il click, per suonare in sincro coi filmati proiettati, tagliava le gambe a qualsiasi tipo di improvvisazione e il pubblico ormai percepiva la performance come un “compitino da portare a casa”, asettico e ben diverso dalle prime comparsate di Floyd con Syd Barrett.
(a proposito, si parla anche di lui e la sua comparsata negli studi di registrazione durante le sessioni per Wish you were here)

L’immagine di Roger Waters che indossava le cuffie chiuse proprio per sentire il click (gli in-ear monitor erano ancora fantascienza) aumentava questa sensazione di distacco fra pubblico e band. Nel contempo, Roger avrebbe voluto suonare con un muro eretto fra lui e il pubblico. Tutto ciò portò al concept per eccellenza, un disco che tutti i musicofili conoscono, anche solo per sentito dire, “The Wall”.

Se riuscite a trovarlo in edicola e se siete curiosi di sapere “tutta la verità” su questa transizione così importante, prendetelo. Ne vale la pena.
All’interno c’è pure una sezione con foto a colori dell’epoca.
Buona lettura.

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