Roma-Amsterdam solo andata : Mr.Melt si racconta Iyezine

Se chiedessimo ai milioni di turisti che ogni anno visitano Amsterdam che cosa renda questa città così unica nel suo genere, probabilmente molti risponderebbero: i coffe shop e il quartiere a luci rosse. Altri ne esalterebbero i canali e i pochi ma sempre affollatissimi musei, qualcun altro, invece, loderebbe l’efficienza dei trasporti pubblici, la multiculturalità e la fitta rete di piste ciclabili.

Sono sicuro che molte risposte non saprebbero aggiungere nuove impressioni a quelle che ho già testimoniato personalmente. Amsterdam è una di quelle città difficili da raccontare, andrebbe semplicemente vissuta.
Provate a chiedere a chi, come noi, è arrivato all’aeroporto di Amsterdam-Schiphol con un biglietto di sola andata, una valigia piena di vestiti pesanti e tanti sospiri e speranze.
Feci la conoscenza di Matteo (Mr. Melt) qualche settimana dopo il mio arrivo ad Amsterdam . Anche io, come lui, avevo abbandonato il mio paese per trovare nuove opportunità in terra straniera. Ero venuto a conoscenza che quella sera ci sarebbe stato un Open Mic in un piccolo locale del centro, non distante dalla sua piazza più rinomata.

Mr. Melt fu il primo a salire sul palco.
Ebbi subito l’impressione che non era la prima volta che intratteneva quel pubblico che si era stretto in cerchio per supportarlo durante l’ esibizione. Fece qualche strofa, poi si lanciò in un freestyle incazzatissimo, riconobbi dall’accento che anche lui aveva origini romane.
Il suo show mi donò quel pizzico di coraggio che mi serviva dopo i cambiamenti recenti, improvvisai anche io un paio di strofe mettendoci tutto il fiato che avevo.

Dopo neanche dieci minuti stavamo già fumando insieme mentre parlavamo di rap e di vita. Mi diede infiniti consigli su come affrontare le pratiche burocratiche olandesi, mi invitò a registrare le mie canzoni nello studio che frequentava all’epoca, e adesso che ricordo bene, fu lui a presentarmi al titolare della pizzeria che mi offrì il mio primo lavoro da italiano emigrato.

Qualche anno fa ho deciso di ritornare in Italia, mentre Matteo continua a vivere e a fare musica ad Amsterdam.
Con  passione e determinazione, Mr.Melt ha inciso il suo nome sulla mappa accanto alla tripla X, è riuscito a stringere connessioni e a conquistare il rispetto di artisti internazionali e dei tanti connazionali che hanno trovato nella sua voce la loro.
Il suo Rap ha ben poco a che fare con le atmosfere da luna park delle vie del centro, puzza di periferia, di ambizioni gridate con i denti stretti, di strette di mano e sguardi taglienti che si fanno capire in ogni lingua del mondo.

Sono contento, dopo quasi nove anni da quando ci siamo conosciuti a quella serata open mic, di avere ancora un ottimo rapporto con Matteo.
Oggi, dopo un fitto scambio di messaggi su WhatsApp, siamo orgogliosi di condividere con voi la nostra conversazione, ma soprattutto tanti dettagli riguardo il suo percorso artistico e di vita.

 

 

-Dopo tanti anni, Amsterdam è ormai una casa per te. Hai consolidato il tuo nome rap in una città straniera, continuando a rappresentare le tue origini. Quali sono le maggiori differenze che hai notato tra l’ambiente musicale italiano e quello olandese?

 -MR.MELT:  Qui in Olanda c’è un’ inclusività diversa a livello etnico e musicale. Gli olandesi sono amanti del rap americano da sempre e molti di loro hanno origini straniere, questo ha portato a un’apertura mentale verso altri suoni e altre lingue che è molto difficile trovare in altre nazioni. Questo è stato decisamente uno degli elementi che mi ha portato ad avere l’opportunità di fare moltissimo networking e ambientarmi, oltre che inserirmi nella scena olandese. Sicuramente anche il fatto di essere sempre attivo e presente a tutte le jam e open mic mi ha aiutato a crearmi un nome qui.

 

 

 

-Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto a lasciare l’Italia, hai mai pensato di tornare un giorno?

-MR.MELT: A parte le classiche dinamiche lavorative ed economiche, decisi di andarmene dall’Italia dopo i primi problemi giudiziari.
Essendo io un fumatore accanito dall’età di 15 anni, ho avuto più volte esperienze spiacevoli con le forze dell’ordine, questo mi ha portato a pensare di non poter vivere più nel mio paese di origine. Soprattutto per la mia sicurezza e tranquillità, inoltre non ho mai condiviso le scelte della classe politica italiana. Tutto questo mi ha portato a decidere di lasciare un contesto che criminalizza i più giovani, mentre chiude un occhio sui grandi evasori fiscali e altri tipi di criminali che io ritengo assolutamente più pericolosi di un diciassettenne che vende due stecche di fumo per mantenersi il vizio.
Ho spesso fantasticato di tornare, e sicuro un giorno lo farò, ma per ora non è ancora il momento.

 

 

Hai condiviso lo studio ed il palco con artisti italiani e internazionali, spesso occupandoti personalmente dell’organizzazione degli eventi.
Quale esperienza porti ancora nel cuore e con chi hai stretto un rapporto oltre la musica?

-MR.MELT : Sicuramente se parliamo di artisti americani Big Twins from Infamous Mobb e El Da Sensei degli Artifacts oltre ad avere avuto il piacere di condividere alcuni momenti anche con il mostro sacro The Alchemist . Per quanto riguarda gli italiani Dj Fastcut, Mattak e FunkyNano, Dj Baro e poi ovviamente te, Truth!!! E soprattutto, ce ne sarebbero potuti essere molti altri ma non sono mai stato bravo a leccare il culo (ridiamo).
Per quanto riguarda altre esperienze memorabili, l’apertura di Salmo (al suo primo live ad Amsterdam) e l’opening al concerto del Colle der Fomento e poi di Noyz, sul mitico palco del Melkweg. Ancora mi vengono i brividi a pensarci.

 

 

 

-Il modo di fare ed ascoltare musica è cambiato in questi anni, i gusti delle nuove generazioni hanno cambiato le tendenze e le sonorità.
Come hai vissuto questo cambiamento osservando l’Italia e che differenze ci sono in Olanda?

-MR.MELT: Ho cercato di tenermi aggiornato, sono cresciuto ascoltando i classici, ma sono un amante anche del nuovo, credo questo si noti anche dalle sonorità dei miei pezzi, ho cercato di unire entrambe le sonorità per poter arrivare a diverse generazioni di ascoltatori, restando comunque fedele al mio immaginario. Forse questa decisione artistica è dovuta anche al fatto di abitare in Olanda. Ho notato che qui non c’è questa scissione che abbiamo in Italia tra trap e purismo, tra vecchio e nuovo. Qui viviamo la musica in base alle emozioni che trasmette, senza pensare troppo a certe differenze come in Italia. Qui se spacchi, spacchi. Che sia trap, boom bap , con o senza auto-tune.

 

 

-Sei sempre stato sensibile a tematiche sociali e hai sempre espresso il tuo dissenso facendo contro-informazione arricchita
da aneddoti ed informazioni che non sentiamo in televisione.
Quali film, letture o canzoni hanno risvegliato la tua coscienza, e credi ancora che si possa parlare di politica?

-MR.MELT: Credo che non dovremmo mai smettere di parlare di questioni sociali o politiche esprimendo la nostre opinioni, ma bisogna sempre trattare queste tematiche con cognizione di causa ed essere consapevoli che ci sarà una fetta di pubblico che non la penserà allo stesso modo. Nel tempo ho anche capito che non possiamo aprire gli occhi di chi non vuole vedere, per questo affronto anche altri argomenti.
Per quanto riguarda gli artisti, sicuramente Immortal technique. Ha avuto un impatto fortissimo sul mio modo di interpretare la realtà. Come film, oltre “Zeitgeist”, anche una lunga serie di documentari, interviste più o meno sconosciute su YouTube, oltre che molti podcast, tra cui Joe Rogan e Tucker Carlson. Ovviamente non posso non citare la trilogia di “Matrix” e libri come “1984” di George Orwell e “ Il Mondo Nuovo” di Aldous Huxley (che hanno ispirato due mie brani ).

-Vorresti avere un figlio/a, nonostante i tempi che corrono?

Se si, che padre saresti?

-MR.MELT: Mi piacerebbe ovviamente avere un figlio o una figlia, ma ho una paura tremenda di non trovare la persona giusta, e penso anche che crescere un figlio in modo adeguato in questo mondo moderno sia terribilmente difficile.
Non so se sarei un buon padre o no, so solo che se avessi un figlio farei di tutto per insegnargli i giusti valori e fargli capire cosa importa davvero nella vita, mi impegnerei a non fargli commettere i miei stessi errori.

 

 

-Parlaci di “Presidential” il tuo nuovo singolo insieme a R.J. Payne.

-MR.MELT: “Presidential” è un brano a cui tengo molto, a parte il fatto che mi piace tanto il mood e la traccia stessa, sono particolarmente fiero di aver collaborato con uno di uno degli artisti che stimo di più della scena americana.
È un brano dal sapore estivo, ma non è la solita hit estiva, è un brano sognante ma allo stesso tempo con i piedi per terra. Mi piace molto il connubio tra il rap classico e i suoni più fresh caratterizzati da bassi potenti e delle 808 belle spinte.

 

 

– Se chiudessi gli occhi, qual è il tuo ricordo più vivido di Tivoli?

-MR.MELT: Se chiudo gli occhi , oltre ai luoghi della mia infanzia , il ricordo più vivido è la mia prima comitiva con cui ho condiviso gli anni della mia adolescenza dai 16 fino ai 21 anni, quando ho lasciato l’ Italia. E poi la piazza, le persone, le risate, il bong i freestyle, e soprattutto alcuni fratelli che la vita mi ha portato via.

 

 

-Da ragazzino vedevo in 2pac una figura paterna oltre che il mio rapper preferito.
Quale artista ti ha cambiato la vita?

-MR.MELT: Sparo Manero aka il Turco forse è l’artista che mi ha avvicinato maggiormente all’hip hop, in quanto “Tutta Sostanza” è stato il mio primo album di Rap vero. Oltre lui, Primo Brown è sempre stato per me l’esempio da seguire. Mi hanno influenzato molto ovviamente anche Biggie (ho sempre guardato alla East Coast come un esempio da seguire) e ribadisco ancora Immortal Technique, che mi ha influenzato a sviluppare il mio senso critico e l’ impegno sociale.

 

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