iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : Wyruz – Judge and Jury

Thrash metal, con le ispirazioni che guardano alla scena della Bay Area ma potenziate da un impatto moderno

Wyruz - Judge and Jury - metal

L’esplosione che deriva dall’ascolto del nuovo album dei metal/thrashers norvegesi Wyruz, รจ di quelle che creano danni, fanno sogghignare il sottoscritto e tacere i santoni del rock, sempre pronti a giudicare il lavoro degli artisti, eroi di un mondo che, in quanto forma d’arte, dovrebbe rimanere al di fuori di semplici e superficiali giudizi.

Judge and Juryย รจ un bellissimo esempio di thrash metal devastante, moderno ma con un’attenzione particolare per la tradizione del genere, insomma una mazzata metallica di metal estremo ben piantata nel nuovo millennio ma che rimarca le sue storiche e nobili origini.
La band si chiama Wyruzย ed รจ un quartetto di Hamar, cittadina della fredda Norvegia, terra di metal estremo, che ancora una volta regalaย  un gruppo sopra la media.
Attivo dall’alba del nuovo millennio e con un primo lavoro uscito quattro anni fa (Fire At Will) il gruppo, tramite la Battlegod Productions, licenzia questo adrenalinico Judge and Jury, una botta metallica suonata straordinariamente bene, valorizzata da produzione e songwriting ineccepibili.
Thrash metal dicevamo, con le ispirazioni che guardano alla scena della Bay Area ma che vengono potenziate da un impatto moderno, mentre le ritmiche abbattono dighe e lo tsunami creato viene tenuto a bada da una prova al microfono spettacolare da parte diย Vegar Larsen, chitarrista ma soprattutto vocalist straordinario, con una dose di metal alternativo nelle vene e la storica scuola dei singer del genere perfettamente studiata, che gli permette di fare il bello e cattivo tempo su una scaletta di brani devastanti in cui la sezione ritmica impazza (Kenneth Skรฅrholen alle pelli e Atle Sjรธrengen Johannessen al basso) e le chitarre vomitano riff uno piรน intenso dell’altro, con un manico nella storia del genere e l’altro pregno di quel groove chefa la differenza.
Un mastodontico lavoro, con una serie di tracce da infarto (Cripple the Slaves, quella tempesta estrema che di nome fa Limitations, la marcia devastante di Wither e la clamorosaย In Hell), le influenze che spaziano come una tromba d’aria che vortica da una parte all’altra sulla costa e un cantante che vince per distacco la palma del migliore nel genere oggi in circolazione.
Album imperdibile, gruppo straordinario, perderlo sarebbe un peccato mortale.

TRACKLIST
1. Carved In Stone
2. Cripple The Slaves
3. The Final Sigh
4. Limitations
5. Not The Enemy
6. Wither
7. Judge And Jury
8. In Hell
9. Desolation
10. Fury
11. Public Enemy
12. No Serenity
13. Scars

LINE-UP
Vegar Larsen – Vocals, Guitars
Kim Nybakken – Guitars
Atle Sjรธrengen Johannessen – Bass
Kenneth Skรฅrholen – Drums

WYRUZ – Facebook

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Hardline - Life - rock

Hardline – Life

La cover di Who Wants To Live Forever dei Queen come perla incastonata tra la dozzina di tracce che compongono l’album, valorizza, se ce ne fosse bisogno il gran lavoro degli Hardline a conferma dell’ottimo stato di forma dell’hard rock melodico.

Carnal Tomb - Abhorrent Veneration - death

Carnal Tomb – Abhorrent Veneration

I Carnal Tomb danno un seguito all’altezza del buon esordio di tre anni fa e come allora noi di Metaleyes ve ne consigliamo l’ascolto, sempre che i vostri gusti in fatto di death metal siano rivolti alla frangia tradizionale del genere.

First Signal - Line Of Fire - rock

First Signal – Line Of Fire

Line Of Fire รจ una raccolta di canzoni dove rocciose parti hard rock, si alleano con linee melodiche di rara bellezza, raffinate ed eleganti, sapientemente ruvide ma, allo stesso tempo ruffiane tanto basta per spaccare cuori tra i rockers dai gusti melodici.

Deepshade - Soul Divider - rock

Deepshade – Soul Divider

I Deepshade esibiscono un sound personale, riescono nella non facile impresa di risultare a loro modo originali, pur lasciando che all’ascolto dell’album le loro ispirazioni facciano capolino dalle pareti del tunnel dai mille colori in cui si entra appena si preme il tasto play.