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Recensione : WHOREDOM RIFE – NID – Hymner Av Hat

L’unica maniera per superare l’ostacolo ingombrante della derivatività è quella di riuscire ad imprimere ad ogni singola nota una convinzione ed un’intensità superiore alla media: ciò è quanto avviene con questa band.

WHOREDOM RIFE - NID - Hymner Av Hat - metal

Il secondo full length dei norvegesi Whoredom Rife conferma e rafforza quanto mostrato con l’ep d’esordio ed il primo lavoro su lunga distanza, uscite tutte racchiuse nell’arco degli ultimi due anni.

Il duo di Trondheim esibisce una forma quanto mai tradizionale di quel black metal che nella loro patria ha preso vita e quindi, sgombrato subito il campo da possibili curiosità o variazioni sul tema, ciò che resta per fare la differenza è la maniera in cui tutto ciò viene proposto.
L’unica maniera per superare l’ostacolo ingombrante della derivatività è quella di riuscire ad imprimere ad ogni singola nota una convinzione ed un’intensità superiore alla media: ciò è quanto avviene con questa band il cui motore è V. Einride, il quale si occupa di tutti gli strumenti lasciando al suo compare K.R. l’onere di dedicarsi alle parti vocali.
Il black metal, quando viene suonato senza tralasciare nessuno dei necessari crismi, diviene un genere capace di superare qualsiasi obiezione relativa alla sua ripetitività o addirittura obsolescenza: l’impatto brutale e allo steso tempo atmosferico, sorretto da ritmiche forsennate e da una vice improntata ad un feroce harsh piuttosto che al più consueto screaming, inchioda l’ascoltatore inducendolo che lo voglia o meno ad assimilare quest ennesima rappresentazione di oscurità musicale.
Satyricon, Immortal, poi un po’ tutte le band storiche che si vogliono inserire in elenco costituiscono la fonte alla quale i Whoredom Rife si abbeverano riuscendo a ritrasmettere queste sonorità in maniera fedele e allo stesso tempo confacenti alla contemporaneità.
L’equilibrio raggiunto con naturalezza da Einride in brani come Verdi Oeydest e Crown Of Deceit non può lasciare indifferenti e anche quando, a fine corsa, con Ceremonial Incantation si prova a prendere una leggera variante rallentando leggermente i ritmi e lasciando qualche attimo di respiro in più, il tutto avviene senza che la retta via venga minimamente smarrita fornendo un risultato invero magnifico.
In antitesi al titolo (Hymner Av Hat, ovvero inni di odio) questi sette brani spingeranno semmai gli appassionati ad amare ancor di più queste sonorità.

Tracklist:
1. Summoning The Ravens
2. Verdi Oeydest
3. Where The Shadows Dwell
4. Hyllest
5. Crown Of Deceit
6. New Hate Dawns
7. Ceremonial Incantation

Line-up:
V. Einride – All instruments
K.R – Vocals

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