iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : Skjult – Progenies ov Light

I brani sono oscuri e incalzanti come da copione, la produzione è tutto quanto serve ad apprezzare al meglio di genere, e pazienza se l'originalità è meno che ai minimi termini: questo disco è un bel tuffo in acque caraibiche che, al suono degli Skjult, si tramutano in quelle gelide dei fiordi norvegesi.

Skjult – Progenies ov Light - metal

I vichinghi, come ben si sa, erano grandi nonché audaci navigatori e furono con ogni probabilità i primi a giungere sul continente americano, anche se nelle sue propaggini più settentrionali, ben prima di Colombo.

Crto che, ascoltando questo secondo album della one man band cubana Skjult, viene da pensare che possano essersi spinti sino ai Caraibi, visto che il sound offerto in  Progenies ov Light sembra più scandinavo di molti degli stessi gruppi norvegesi e svedesi. Con tale premessa, ovviamente, non ci sono da attendersi soverchie variazioni sul tema ma questo non impedisce al buon Conspirator di pubblicare un lavoro valido pur nella sua rigida ortodossia stilistica.
Fino ad oggi il nome più conosciuto del black metal cubano nel quale ci si era imbattuti era quello di Narbeleth, altro progetto solista dalle propensioni leggermente più atmosferiche, ma indubbiamente la scoperta di questi Skjelt testimonia di una scena che dalle parti dell’Avana è tutt’altro che anomala o pittoresca.
Per trovare la chiave di lettura dell’album è opportuno l’ascolto di un brano emblematico come Summoning the Eternal Black Flames of Death, dove echi degli Emperor di In The Nightside Eclipse sono più che una suggestione.
Progenies ov Light è un lavoro che magari a molti potrà apparire anacronistico, e forse lo sarebbe davvero se provenisse da una nazione nordeuropea: al contrario, l’approccio alla materia in qualche modo “puro” di Conspirator rende l’ascolto un’esperienza gradevolissima per intensità e convinzione.
I brani sono oscuri e incalzanti come da copione, la produzione è tutto quanto serve ad apprezzare al meglio di genere, e pazienza se l’originalità è meno che ai minimi termini: questo disco è un bel tuffo in acque caraibiche che, al suono degli Skjult, si tramutano in quelle gelide dei fiordi norvegesi.

Tracklist:
1. Into the Void
2. Immolation Rites
3. Summoning the Eternal Black Flames of Death
4. Glorious Night
5. Hail Blasphemous Hated (The Lord Is Upon Us)
6. A Crown of Horns
7. Dawn of an Era ov Light
8. Baptized by the Unholy Goat

Line up:
Conspirator

SKJULT – Facebook

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

GRAZIE A TUTTI

Come preannunciato all’inizio dell’estate, l’attività di MetalEyes è cessata ufficialmente dal 31 agosto con la pubblicazione dell’ultima recensione. Il sito rimarrà comunque online ancora per

Esogenesi - Esogenesi - metal

Esogenesi – Esogenesi

I quattro lunghi brani, inframmezzati da un breve strumentale, testimoniano in ogni frangente lo spessore già ragguardevole raggiunto dagli Esogenesi al loro primo passo, sicuramente non più lungo della gamba in quanto preparato con tempi debitamente lunghi come si conviene a chi si dedica ad un genere per sua natura antitetico a tutto ciò che appare frettoloso o superficiale.

GAME OVER

A poco meno di 3 anni dal momento in cui MetalEyes ha mosso i primi passi è arrivato il momento di mettere la parola fine

Saint Vitus - Saint Vitus - metal

Saint Vitus – Saint Vitus

Il Saint Vitus bis è un album che non offusca affatto il mito ma semmai lo rafforza senza far rimpiangere più di tanto i fasti del secolo scorso.