iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : Rostres – Les Corps Flottants

Anche quando il sound si irrobustisce sfociando in uno sludge post metal, i Rostres non perdono di vista il senso melodico ed atmosferico che ne contraddistingue l'incedere, rompendo semmai quel minimo di uniformità compositiva senza rischiare di rendere il tutto frammentario.

Rostres - Les Corps Flottants - metal

Da Pau, cittadina resa famosa soprattutto dall’epopea ciclistica nel corso dei vari Tour De France, arrivano i Rostres, un duo che con il proprio fluido sound strumentale cerca di farci veleggiare lungo le impervie ed affascinanti zone pirenaiche.

Oltre tre quarti d’ora di musica di tale fattura non sono una proposta banale, stante il rischio concreto di perdere per strada qualche ascoltatore lungo i diversi tornanti che si susseguono, sotto forma di brani liquidi, inquieti e mai troppo spinti a livello ritmico.
L’operazione ai bravi Alain e Lionel riesce piuttosto bene , perché Les Corps Flottants è caratterizzato da un approccio molto più simile alla musica ambient e questo fa sì che la musica sia più volta a dipingere spazi, orizzonti e paesaggi, ben sintetizzati dalla foto in bianco e nero posta in copertina.
Anche quando il sound si irrobustisce sfociando in uno sludge post metal, i nostri non perdono di vista il senso melodico ed atmosferico che ne contraddistingue l’incedere, rompendo semmai quel minimo di uniformità compositiva senza rischiare di rendere il tutto frammentario.
E’ anche vero, d’altronde, che tra un episodio evocativo come 118 ed il brano di chiusura Deversoir le differenze sono sostanziali, tanto è placidamente scorrevole la prima e nervosa ed intensa la seconda, che va a sfiorare sonorità vicine a quelle degli ultimi Monolithe, ma ciò che resta è l’impronta univoca conferita al tutto dai Rostres, in virtù di intenti compositivi chiari e ben delineati in grado di compensare le controindicazioni derivanti dalla natura strumentale dell’opera.
Questa è la strada giusta, per chi si cimenta con dischi aventi tale caratteristiche, e bravi i Rostres nell’essere riusciti a trovarla al primo tentativo.

Tracklist:
1.Les Corps Flottants
2.Exorde
3.Méandres
4.118
5.Glaire
6.Au Faîte Des Honneurs
7.Déversoir

Line-up:
Mermin Lionel : Drums and percussion
Brunet Alain : Bass, Guitar, Keyboard, Ebow

Guests:
Salles Jean-Baptiste : Double Bass (Track 1, 5 and 6)
Duboux Julien : Harmonica (Track 6)
Bonnetain Nicolas : Guitar (Track 5)
Kevin Communal : Percussion (Track 1, 3, 4, 5)

ROSTRES – Fa cebook

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

GRAZIE A TUTTI

Come preannunciato all’inizio dell’estate, l’attività di MetalEyes è cessata ufficialmente dal 31 agosto con la pubblicazione dell’ultima recensione. Il sito rimarrà comunque online ancora per

Esogenesi - Esogenesi - metal

Esogenesi – Esogenesi

I quattro lunghi brani, inframmezzati da un breve strumentale, testimoniano in ogni frangente lo spessore già ragguardevole raggiunto dagli Esogenesi al loro primo passo, sicuramente non più lungo della gamba in quanto preparato con tempi debitamente lunghi come si conviene a chi si dedica ad un genere per sua natura antitetico a tutto ciò che appare frettoloso o superficiale.

GAME OVER

A poco meno di 3 anni dal momento in cui MetalEyes ha mosso i primi passi è arrivato il momento di mettere la parola fine

Saint Vitus - Saint Vitus - metal

Saint Vitus – Saint Vitus

Il Saint Vitus bis è un album che non offusca affatto il mito ma semmai lo rafforza senza far rimpiangere più di tanto i fasti del secolo scorso.