iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999

Recensione : ParcoLambro – ParcoLambro

Sei brani per quasi un’ora di musica che non conosce l’usura del tempo e che necessita, in modo d’essere apprezzata anche da chi non frequenta più certi lidi sonori da anni, della giusta apertura mentale per farsi attraversare da note provenienti dalle più disparate direzioni.

ParcoLambro - ParcoLambro - rock

Questo album autointitolato, uscito nel 2017 per Music Force, mette in luce il quintetto bolognese ParcoLambro, band che offre un sound capace di tener fede agli intenti dichiarati in sede di presentazione, facendo riferimento a gruppi storici come Area (direi più la versione 2 guidata dal compianto Giulio Capiozzo, rispetto a quelli monumentali con Demetrio Stratos) e Soft Machine.

Se emulare i nomi presi a riferimento rappresenta decisamente una bella sfida, bisogna dire che i ParcoLambro reggono adeguatamente il confronto, grazie ad un approccio che è quello tipico della jam session, attualizzato comunque da un uso originale dell’elettronica e di una notevole varietà ritmica.
Come spesso accade in tali frangenti, a fare la parte del leone sono soprattutto i fiati e un organo che fornisce un notevole carico di psichedelia al tutto, ma anche la restante strumentazione è protagonista con pari dignità, per cui non resta, a chi lo voglia fare, di compiere quello che è comunque il tuffo in un passato musicale sigillato saldamente nel DNA della mia generazione (ovvero quella degli imberbi ragazzotti che nel ’79 gremivano l’Arena di Milano per ricordare uno dei più grandi vocalist mai apparsi sul pianeta), indipendentemente dai gusti e dagli ascolti sviluppati negli anni a venire.
Abbiamo così sei brani per quasi un’ora di musica che non conosce l’usura del tempo e che necessita, in modo d’essere apprezzata anche da chi non frequenta più certi lidi sonori da anni, della giusta apertura mentale per farsi attraversare da note provenienti dalle più disparate direzioni; infatti, se il brano d’apertura #5 sembra fornire coordinate riconducibili ai già citati modelli, arriva la prima parte di Nord con il suo incipit funky a smentire il tutto, mente in Not For You sembra a tratti di ascoltare la Mahavishnu Orchestra con i fiati a sostituire il violino, prima che a spiazzare ulteriormente arrivi una breve parte cantata, che resterà l’unica nell’intero lavoro.
Notturno è improvvisazione allo stato puro, mentre è un’altra traccia divisa in due parti, Ibis, a chiudere al meglio quest’opera impegnativa ma allo stesso tempo gratificante; non c’è solo una fredda esibizione di tecnica nel progetto musicale dei ParcoLambro, bensì il fluire privo di vincoli di una musica progressiva nel senso più genuino del termine.
Considerando che l’album non è proprio recentissimo, è auspicabile che a breve la band bolognese possa rifarsi viva con qualche succulenta novità.

Tracklist:
1. #5
2. Nord pt. 1
3. Nord Pt. 2
4- Not For You
5. Notturno
6. Ibis Pt. 1
7. Ibis Pt. 2

Line up:
Clarissa Durizzotto – sax alto
Mirko Cisilino – trombone, farfisa, moog, nordlead
Giuseppe Calcagno – chitarra, basso
Andrea Faidutti – chitarra, basso, voce
Alessandro Mansutti – batteria

PARCOLAMBRO – Facebook

 

CANALE TELEGRAM

RIMANI IN CONTATTO

GRUPPO WHATSUP

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

GRAZIE A TUTTI

Come preannunciato all’inizio dell’estate, l’attività di MetalEyes è cessata ufficialmente dal 31 agosto con la pubblicazione dell’ultima recensione. Il sito rimarrà comunque online ancora per

Esogenesi - Esogenesi - metal

Esogenesi – Esogenesi

I quattro lunghi brani, inframmezzati da un breve strumentale, testimoniano in ogni frangente lo spessore già ragguardevole raggiunto dagli Esogenesi al loro primo passo, sicuramente non più lungo della gamba in quanto preparato con tempi debitamente lunghi come si conviene a chi si dedica ad un genere per sua natura antitetico a tutto ciò che appare frettoloso o superficiale.

GAME OVER

A poco meno di 3 anni dal momento in cui MetalEyes ha mosso i primi passi è arrivato il momento di mettere la parola fine

Saint Vitus - Saint Vitus - metal

Saint Vitus – Saint Vitus

Il Saint Vitus bis è un album che non offusca affatto il mito ma semmai lo rafforza senza far rimpiangere più di tanto i fasti del secolo scorso.