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Recensione : Orquesta del Desierto – DOS

Un album che nella sua pacata e sorprendente bellezza nasconde il meglio del rock degli anni novanta e lo trasforma, con dosi di folk e psichedelia, come farebbe un Mark Lanegan perso nell'immensa distesa sabbiosa e ritrovatosi a jammare con un Jimmy Page armato di chitarra acustica e sombrero.

Orquesta del Desierto - DOS - rock

Cercatevi un posto caldo, portatevi quello che più vi aggrada quando decidete di ascoltare desert rock e, concentrati e in totale pace godetevi DOS, secondo album degli Orquesta Del Desierto, capolavoro registrato al Rancho De La Luna nel 2003 e che vedeva all’opera il gruppo con qualche new entry e numerosi ospiti.

Pete Stahl, Dandy Brown, Mario Lalli, Mark Engel, Mike Riley, Adam Maples, Pete Davidson, Tim Jones e con Emiliano Hernandez al sax e Bill Barrett alla tromba, regalarono uno degli album più intensi del genere, principalmente acustico ed influenzato da ritmi latini: DOS è un viaggio nel deserto dal trip psichedelico, affascinante e rilassante, come se l’acido questa volta avesse invaso positivamente le cellule cerebrali ed invece di caldo e demoni, serpenti ed incubi, si contornassero di visioni sulfuree, mettendo in primo piano la tradizione latina in un arcobaleno di ritmi e suoni.
Dopo dodici anni DOS rivede la luce tramite la Spin On Black, con una nuova veste grafica curata da Luca Martinotti ed in versione vinile mixato e rimasterizzato da Harper Hugg al Thunder Underground Studio di Palm Springs.
La nuova versione contiene inoltre due brani inediti in Europa (Rope e Reaching Out) e uno negli Stati Uniti (El Diablo Un Patrono).
DOS è un album emozionante, una passeggiata nel deserto in uno dei suoi splendidi tramonti al ritmo del rock, stonerizzato e dai rimandi latini, colmo di sfumature sognanti: un esperienza musicale dove lo stoner rock della Sky Valley incontra il ritmo tradizionale dei popoli che abitano le calde e aride pianure, mentre è sempre il tramonto a portare quella frescura che rigenera, prima che la notte cali sulla sabbia modellata dal vento.
Un album che nella sua pacata e sorprendente bellezza nasconde il meglio del rock degli anni novanta e lo trasforma, con dosi di folk e psichedelia, come farebbe un Mark Lanegan perso nell’immensa distesa sabbiosa e ritrovatosi a jammare con un Jimmy Page armato di chitarra acustica e sombrero.
Purtroppo DOS è stato l’ultima opera di questi folletti del deserto e mentre la stupenda Above The Big Wide (Screaming Trees, Zep e Kyuss ci salutano da Tijuana) ci avvicina alla fine del viaggio, la consapevolezza d’essere al cospetto di un capolavoro è pari alla tragica ed inevitabile sensazione di esserci ancora una volta persi in un caleidoscopio di suoni e colori di un’America magica e conturbante, bellissima e mistica.

TRACKLIST
Side A
1.Life Without Color
2.Summer
3.Rope
4.Someday
5.Quick To Disperse

Side B
6.What In The World
7.El Diablo Un Patrono
8.Over Here
9.Sleeping In The Dream
10.Above The Big Wide
11.Reaching Out

LINE-UP
Pete Stahl – Vocals
Dandy Brown – Bass, organ, guitar, piano
Mike Riley – Guitar, organ
Mario Lalli – Guitar
Mark Engel – Guitar, organ, b .vocals
Adam maples – Drums, percussion
Pete Davidson – Drums, percussion

Bill Barret – Trumpet
Tim jones – Piano
Emiliano Hernadenz – Sax

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