Columns

Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

James Senese - Columns

James Senese

Tributo a James Senese, sassofonista leggendario e simbolo della musica napoletana. Dalle origini difficili ai Napoli Centrale, dalle collaborazioni con Pino Daniele a una carriera solista rivoluzionaria: biografia, discografia e ricordo di un gigante della musica italiana.

LEGGI »
Total 13 Records - Columns

Total 13 Records

Total 13 è un’etichetta DIY dedicata al mondo del punk a 360° inteso non solo come genere musicale ma soprattutto come attitudine.

LEGGI »
Bologna Violenta

Bologna Violenta

Ci sono musicisti che si limitano a suonare, e ci sono musicisti che ti aggrediscono. Bologna Violenta appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Dietro il nome, uno dei più evocativi e feroci della musica italiana, c’è Nicola Manzan: one-man-band di elettro-grind strumentale, polistrumentista, uno dei pochi autori italiani a cui la parola “originale” si applica davvero. Lo seguiamo da anni, disco dopo disco, ed è per questo che gli dedichiamo una pagina tutta sua. La cosa curiosa è che Bologna Violenta non viene da Bologna: Manzan è di Bassano del Grappa. Ma il nome dice tutto di un progetto che ha fatto della violenza sonora una forma d’arte colta, quasi cameristica. Non a caso lo abbiamo più volte accostato a John Zorn: la stessa capacità di far convivere brutalità e raffinatezza, grindcore e composizione, nello stesso brano, spesso nello stesso secondo. Un percorso senza compromessi Dall’esordio omonimo autoprodotto del 2006 in avanti, Bologna Violenta ha costruito una discografia che è un salto continuo nel vuoto. Discordia (2016) è il primo lavoro in cui Manzan crea qualcosa di davvero simile a un linguaggio proprio; Cortina (2017) è un altro tuffo dal trampolino verso il vuoto, che lo conferma tra i maggiori innovatori della musica italiana degli ultimi anni. Prima ancora, Uno Bianca (2014) aveva dimostrato che le sue opere non sono mero intrattenimento: dietro la furia c’è sempre un discorso, una tensione morale e politica. Bancarotta Morale e Oblomovismo Con Bancarotta Morale (2020) e Oblomovismo (2026) il discorso si fa se possibile ancora più affilato. Ascoltare Bologna Violenta è sempre un azzardato salto nel buio, ma è un buio che dice qualcosa: il declino della società contemporanea, le masse lobotomizzate dai media, l’inerzia di chi non protesta più. La violenza, qui, è prima di tutto uno sguardo lucido sul mondo. Perché Bologna Violenta conta In un panorama musicale italiano spesso prevedibile, Bologna Violenta è una delle poche voci veramente fuori dagli schemi. Non fa concessioni, non insegue mode, non cerca la canzone da classifica. Fa esattamente quello che vuole, e lo fa con una coerenza che a noi di In Your Eyes Ezine piace raccontare: quella di chi tratta la musica come una questione seria, quasi vitale. Un violentatore sonoro colto Quello che distingue Bologna Violenta dal grosso del panorama estremo italiano è la profondità del progetto. Non è solo rumore, non è solo velocità: è composizione. Manzan è un polistrumentista con una formazione seria alle spalle, e questo si sente in ogni disco, dove archi, dissonanze e strutture quasi contemporanee convivono con il grindcore più feroce. È musica difficile, certo, ma mai gratuita: ogni album è un discorso compiuto, con una sua tesi e una sua rabbia. Per questo, ogni volta che esce un nuovo lavoro, sappiamo che ci aspetta l’ennesimo azzardato salto nel buio — e che vale la pena farlo. Le recensioni su In Your Eyes Ezine Nel corso degli anni abbiamo seguito quasi tutta la sua discografia. Qui trovi tutto quello che abbiamo scritto: Bologna Violenta – Oblomovismo (2026) Bologna Violenta – Bancarotta Morale (2020) Bologna Violenta – Cortina (2017) Bologna Violenta – Discordia (2016) Bologna Violenta – Uno Bianca (2014) Domande frequenti  

LEGGI »

David Bowie

Parlare di David Bowie significa parlare di una delle figure che hanno ridefinito cosa può essere un artista. Camaleontico, inafferrabile, sempre un passo avanti a tutti: Bowie è stato molte cose e molti personaggi, ma dietro ognuno c’era la stessa incrollabile idea che la musica potesse essere anche arte, teatro, provocazione. Su In Your Eyes Ezine lo abbiamo raccontato soprattutto negli ultimi anni della sua parabola, quelli del commiato. Quando nell’inverno del 2016 se n’è andato, se n’è andato uno degli artisti più immensi del Novecento, nel senso vero e ormai abusato della parola. Lo abbiamo salutato a modo nostro: non con il coccodrillo di circostanza, ma cercando di scrivere quando eravamo finalmente abbastanza freddi da poterlo fare con onestà. Blackstar: l’ultimo atto Il disco che ci ha costretti a fare i conti con la sua eredità è Blackstar (2016), uscito pochi giorni prima della sua morte e rivelatosi, col senno di poi, un vero e proprio testamento artistico. Recensire l’ultimo lavoro di Bowie è stato insieme un onore e un peso: un album che trasforma la fine in gesto creativo, lucido fino all’ultimo. A mente fredda A distanza di tempo abbiamo voluto tornare su di lui a mente fredda, proprio per evitare la retorica del momento. Perché Bowie non fu solo un’icona pop: fu un innovatore continuo, capace di reinventarsi restando sempre riconoscibile, di attraversare glam, soul, elettronica e sperimentazione senza mai perdere se stesso. Perché David Bowie conta Bowie ha insegnato a generazioni di musicisti che si può essere popolari senza essere banali, che l’immagine è parte del discorso e non un accessorio, che cambiare non è tradirsi ma restare vivi. È il tipo di lezione che a noi di In Your Eyes Ezine sta a cuore: quella di chi non si accontenta e non smette mai di cercare. Un artista totale La grandezza di Bowie sta anche in quello che ha rappresentato al di là dei singoli dischi. È stato uno dei primi a capire che l’identità di un artista poteva essere fluida, mutevole, teatrale: Ziggy Stardust, il Duca Bianco, gli anni berlinesi con Brian Eno, la svolta pop degli anni Ottanta. Ogni fase è stata un piccolo terremoto culturale, capace di influenzare moda, cinema, arti visive ben oltre i confini della musica. Ecco perché parlarne su una webzine come la nostra non significa solo recensire dei dischi: significa fare i conti con una figura che ha cambiato il modo stesso in cui pensiamo il pop e il rock. E significa ricordare che, fino all’ultimo respiro con Blackstar, Bowie non ha mai smesso di sorprendere. Non è un caso che, a distanza di anni dalla sua morte, la sua figura continui a essere un riferimento imprescindibile per chiunque faccia musica con un minimo di ambizione. Bowie è la dimostrazione vivente che si può essere allo stesso tempo popolari e radicali, accessibili e sperimentali. Un equilibrio rarissimo, che pochissimi hanno saputo tenere per un’intera carriera come ha fatto lui. Le recensioni e gli articoli su In Your Eyes Ezine Ecco cosa abbiamo scritto su di lui: David Bowie – Blackstar (2016) — l’ultimo, definitivo lavoro David Bowie – A Mente Fredda (2016) — un ritorno su di lui senza retorica Marc Bolan, David Bowie: A Tribute To The Madmen (2018) — l’omaggio a due immensi Domande frequenti  

LEGGI »
Salmo - Interviste

Salmo

Salmo è uno di quei nomi che a un certo punto smettono di essere un artista e diventano un fenomeno. Ma noi lo seguiamo dagli inizi, da quando era ancora un ragazzo di Olbia che faceva rap come nessuno in Italia lo faceva, e già allora avevamo capito che ne avremmo sentito parlare molto e presto. Su In Your Eyes Ezine lo abbiamo raccontato e intervistato quando quasi nessuno lo conosceva: per questo gli dedichiamo una pagina tutta sua. Il suo stile, fin dal principio, è stato quello di farti male. Rime che colpiscono, produzioni pesanti, un immaginario dark e cinematografico che con il rap italiano dell’epoca aveva poco a che spartire. Salmo è sempre stato un corpo estraneo, e questa è esattamente la ragione per cui funziona. The Island Chainsaw Massacre: l’esordio che ha cambiato le regole The Island Chainsaw Massacre (2011) è il disco d’esordio, ed è già un manifesto: l’hardcore rap che ha cambiato le regole del gioco. Nel 2011 l’hip hop italiano era in una fase di transizione, e Salmo ci è entrato come una motosega, con un lavoro crudo e violento che non somigliava a niente di quello che girava. Midnite e la crescita Con Midnite (2013) il progetto entra nella sua mezzanotte simbolica: la produzione cresce, l’immaginario si fa più definito, ma la cattiveria resta intatta. È il disco in cui Salmo smette di essere una promessa e diventa una certezza. Hellvisback: l’inferno secondo Salmo Anni dopo arriva Hellvisback (nella nostra recensione del ritorno dopo Midnite), nato dall’idea di un Elvis che torna dall’inferno come Hellvis. È Salmo al massimo della sua ambizione, tra rock, elettronica e rap, con quella teatralità dark che è ormai il suo marchio di fabbrica. Perché Salmo conta Salmo ha portato nel rap italiano un’ambizione produttiva e visiva che prima non c’era, aprendo la strada a un’intera generazione. Ma quello che a noi interessa è che lo ha fatto partendo dal basso, dalla provincia, con una visione precisa e senza chiedere il permesso. Esattamente il tipo di percorso che ci piace raccontare. Dalla Sardegna al resto d’Italia Un’altra cosa che ci ha sempre colpito di Salmo è il legame con la sua terra e con il suo collettivo. La Machete, il crew, l’idea di fare le cose insieme e dal basso: c’è un’etica quasi punk dietro il suo percorso, per quanto il suono possa sembrare lontano dal punk. Salmo ha dimostrato che si poteva partire dalla provincia sarda e imporsi a livello nazionale senza snaturarsi, portando con sé un’intera scena. È la prova che il talento, quando è vero e testardo, trova la sua strada a prescindere da dove nasci. Ed è esattamente il tipo di storia che a noi di In Your Eyes Ezine interessa raccontare. Le recensioni e le interviste su In Your Eyes Ezine Lo seguiamo davvero dagli inizi. Ecco tutto quello che abbiamo pubblicato: Salmo – Hellvisback (2024) — l’inferno di Salmo secondo Salmo Salmo – Midnite (2013) — la mezzanotte del progetto Salmo – The Island Chainsaw Massacre (2011) — l’esordio che ha cambiato le regole Salmo – l’intervista (2011) — quando quasi nessuno lo conosceva Domande frequenti  

LEGGI »
Jack White

Jack White

Jack White è uno di quei musicisti che sembrano arrivare da un’altra epoca e allo stesso tempo essere sempre un passo avanti. Polistrumentista e songwriter di Detroit, all’anagrafe John Anthony Gillis, ha un talento che sfugge a tutte le regole del fare musica degli ultimi vent’anni. Dai White Stripes in poi ha attraversato blues, garage, rock e sperimentazione con una libertà che pochi altri si possono permettere. Su In Your Eyes Ezine lo seguiamo da tempo, ed è per questo che gli dedichiamo una pagina tutta sua. La cosa che lo rende speciale non è solo la tecnica, ma l’ostinazione artigianale con cui affronta la musica: il vinile, l’analogico, la sua etichetta Third Man Records, l’idea che il modo in cui un disco viene fatto conti quanto le canzoni. Jack White è uno che in Italia ci ha suonato pochissimo, e questo lo rende ancora più prezioso quando torna. Lazaretto: il talento fuori dalle regole Lazaretto (2014) è il disco in cui il suo talento si dispiega senza freni: un lavoro che gioca con il formato, con i suoni, con le aspettative, confermando White come uno dei pochi veri innovatori del rock contemporaneo. No Name: la mossa a sorpresa Con No Name (2024) White ha fatto una delle sue tipiche mosse spiazzanti, generando notevole hype sul web con una pubblicazione inaspettata e fuori dagli schemi promozionali consueti. È il Jack White che conosciamo: uno che preferisce sorprendere piuttosto che rassicurare. Frozen Charlotte e il ritorno in Italia Con Frozen Charlotte (2026) e la sua recente calata italica, addirittura per due concerti dopo essere mancato dal nostro Paese per quasi vent’anni, Jack White ha ricordato a tutti perché resta una delle figure più affascinanti del rock. Un evento, prima ancora che un disco. Perché Jack White conta In un’epoca in cui la musica è sempre più liquida e usa-e-getta, Jack White difende un’idea di artigianato e di autenticità che a noi di In Your Eyes Ezine sta molto a cuore. Fa le cose a modo suo, controcorrente, con una coerenza quasi testarda. Ed è esattamente questo che lo rende uno dei musicisti più importanti della sua generazione. L’ossessione per il suono C’è un altro aspetto di Jack White che vale la pena sottolineare: la sua quasi maniacale attenzione al suono e ai formati. Con la Third Man Records ha rilanciato il vinile quando sembrava condannato, ha inciso dischi in modi bizzarri e spettacolari, ha trasformato il gesto stesso di produrre musica in una dichiarazione artistica. In un’epoca di streaming e di tutto-uguale, White difende l’idea che la musica sia un oggetto, un rito, qualcosa che si tocca e si costruisce con le mani. È una filosofia controcorrente che condividiamo, e che rende ogni suo disco — da Lazaretto a Frozen Charlotte — molto più di un semplice insieme di canzoni. Le recensioni su In Your Eyes Ezine Ecco tutto quello che abbiamo scritto su di lui: Jack White – Frozen Charlotte (2026) — il ritorno in Italia Jack White – No Name (2024) — la mossa a sorpresa Jack White – Lazaretto (2014) — il talento fuori dalle regole Domande frequenti  

LEGGI »

Ex Otago

Gli Ex Otago sono una di quelle band che ti conquistano poco alla volta, disco dopo disco. Realtà tra le più interessanti e testarde della scena indie-pop italiana, hanno costruito una carriera a modo loro, spesso anticipando i tempi e facendo le cose prima e meglio di chi poi ha raccolto i riflettori. Li seguiamo da anni, ed è per questo che gli dedichiamo una pagina tutta loro: perché la loro storia, quella genovese e caparbia, merita di essere raccontata per intero. Gli Ex Otago nascono a Genova e per chi bazzica la musica italiana fuori dai circuiti mainstream il loro nome è diventato sinonimo di un certo modo onesto e diretto di scrivere canzoni. Testardi nel senso buono: gente che ha fatto le cose a modo suo, senza scorciatoie. Mezze Stagioni: il disco fatto dai fan Il momento che li ha messi sulla mappa, per noi, è Mezze Stagioni (2011). Non solo per le canzoni — synth, melodie, testi intelligenti — ma per come è nato: è il primo disco della storia della musica italiana prodotto direttamente dai fan, con la formula dell’azionariato popolare. Registrato addirittura a Bergen, in Norvegia, con Davide Bertolini (lo stesso giro dei Kings of Convenience). Una roba che nel 2011, quando il crowdfunding non era ancora la parola di moda che è diventata, aveva del clamoroso. Lo abbiamo raccontato anche dal vivo, quando sono tornati a suonarlo a Genova “sul tetto”, in un concerto speciale per la propria città. In Capo al Mondo e la crescita Tre anni e mezzo dopo arriva In Capo al Mondo (2014). In mezzo succedono cose, le formazioni si muovono, le persone vanno avanti — Albe Pernazza prende la sua strada con Magellano, restando comunque amico degli otaghi. È un disco di passaggio, di una band che cambia pelle senza perdere la testa. Marassi: la svolta synth-pop Poi c’è Marassi (2016), e qui gli Ex Otago sono un’altra cosa: cresciuti, con una produzione nettamente migliore che valorizza le canzoni. Regna il synth-pop, la fusione tra sintetizzatori e pop è notevole, e i testi restano sempre diversi e intelligenti. Marassi è un quartiere di Genova, certo — ma come dicevamo nella nostra recensione, un Marassi ce l’ha ogni città: quel pezzo di casa che ti porti dietro ovunque. Perché gli Ex Otago contano Al di là dei singoli dischi, quello che ci ha sempre colpito degli Ex Otago è la coerenza. In un panorama in cui tante band nascono, esplodono e si sciolgono nel giro di un disco, loro hanno costruito un percorso: dall’esordio quasi carbonaro fino al riconoscimento più ampio, senza mai tradire del tutto la scintilla iniziale. La scelta dell’azionariato popolare per Mezze Stagioni, ben prima che il crowdfunding diventasse la normalità, dice tutto del loro modo di stare nella musica: dal basso, con i fan, senza aspettare il permesso di nessuno. È esattamente il tipo di storia che a noi di In Your Eyes Ezine piace raccontare — quella di chi fa le cose perché ci crede, non perché conviene. Le recensioni su In Your Eyes Ezine Nel corso degli anni abbiamo recensito gli Ex Otago più volte. Qui trovi tutto quello che abbiamo scritto su di loro: Ex Otago – Mezze Stagioni (2011) — il disco fatto dai fan Ex Otago – In Capo al Mondo (2014) — la band che cambia pelle Ex Otago – Marassi (2016) — la svolta synth-pop Ex Otago a Genova, sul tetto (2011) — il live per Mezze Stagioni Se cerchi la band giusta per capire cosa ha significato l’indie-pop italiano degli anni Dieci, sei nel posto giusto. Domande frequenti  

LEGGI »
NUNATAK numero 75

NUNATAK numero 75

NUNATAK numero 75 esplora le cicatrici dei territori montani, criticando il turismo e proponendo resistenza e alleanze per un futuro sostenibile.

LEGGI »
Video Premiere : MAD DOGS No More Lies - Columns

Video Premiere : MAD DOGS No More Lies

“No More Lies” è il primo singolo estratto dall’imminente disco in studio di Mad Dogs, intitolato The Future Is Now, in uscita il prossimo 5 settembre su LP, CD e digitale per Go Down Records.

LEGGI »