
Confessioni Di Una Maschera : Insane Asylum
Non possiamo pensare che la gente vada in piazza per un piatto di carbonara e non perché si creano cittadini di seria A e di serie B.

Non possiamo pensare che la gente vada in piazza per un piatto di carbonara e non perché si creano cittadini di seria A e di serie B.

Può suonare strano parlare oggi di un romanzo uscito nel millenovecentonovantasei. Ma non è così. Non è questo il caso. La storia ci insegna a guardare sempre indietro, per capire che cosa ci siamo perduti e dove abbiamo sbagliato. “Un destino ridicolo” di Fabrizio De André e Federico Gennari

C’è un tempo per ogni cosa. Come recita il Qoelet ebraico c’è, tra gli altri, un tempo per gettare sassi ed uno per raccoglierli, uno per amare e uno per odiare, uno per demolire ed uno per costruire, uno per tacere ed uno per parlare.

Come spesso accade per le mie “confessioni” è la strettissima attualità il motore dei miei ragionamenti. Tra le tante sollecitazioni di questo inizio di estate come restare silenziosi quando tutti si stanno dividendo sull’opportunità di aderire o meno alle proteste anti razziste all’interno dei campionati europei di calcio?

Ci sono sentenze inappellabili nelle nostre vite. Momenti cui è impossibile sottrarsi. Esistono da sempre. E da sempre ritornano, che ci piaccia o meno, a condizionare le nostre esistenze.

Guardando a ciò che succede da tredici lunghi mesi a questa parte, non posso non tornare a dichiarare pubblicamente il mio disprezzo per chi indottrina, in modo quasi radicalizzante, menti inflaccidite, e pronte all’inoculazione di ogni sorta di delirio, in nome di un risveglio rivoluzionario.

Due sono le considerazioni che in conclusione dell’anno zero dopo l’avvento del covid-19 si rincorrono nella nostra mente.

Sono figlio degli anni settanta, oltre che di mia madre e (penso) di mio padre. Sono figlio di un’epoca che ha visto l’affermarsi della Televisione, intesa come fenomeno mediatico di massa.

Capita a volte, lasciando andare la mente libera per la propria strada che ci si ritrovi di colpo, senza volerlo, a pensare alle cose più strane, e perchè no, a volte anche più folli.

duecentoventicinque pagine da leggere tutte di fila, senza soluzione di continuità, un dentro o fuori totale dove non c’è spazio per le distrazioni.

A distanza di un solo anno dalla pubblicazione del suo debutto letterario “In via del campo nascono i fiori” Rossella Bianchi torna ad alienare e disturbare i nostri pensieri “per bene”.