
TANKARD
Il video del primo singolo ‘Arena Of The True Lies’, tratto dall’album “One Foot In The Grave”, in uscita il 2 giugno (Nuclear Blast/Warner).

Il video del primo singolo ‘Arena Of The True Lies’, tratto dall’album “One Foot In The Grave”, in uscita il 2 giugno (Nuclear Blast/Warner).

L’opera prima dei Ruin è senz’altro valida, magari non ancora all’altezza delle migliori espressioni del genere, ma ricca di spunti interessanti che fanno ragionevolmente ritenere i due musicisti dell’Alberta in possesso di tutti i mezzi per incidere, con ancor più efficacia e convinzione, alla prossima occasione.

Cor Serpentis è un lavoro di grande compattezza e di altrettanta qualità, al quale manca forse il picco emotivo capace di attrarre fatalmente l’appassionato, ma che regala ugualmente un’interpretazione della materia ben al di sopra della media.

Il lyric video del brano “The Wolves’ Call”, tratto dall’album “Stonehymn”, in uscitail 26 maggio (Inner Wound Recordings).

Si percepisce chiaramente che qui non siamo al cospetto di uno sfogo solista fine a sé stesso, ma piuttosto di un progetto ben definito ed adeguatamente preparato con le uscite di minutaggio ridotto degli ani passati, senza che il tutto faccia venire meno in alcun modo freschezza e spontaneità.

Il video di Abdul, ultimo singolo estratto da Non Avrai Altro Dio All”Infuori di Te.

Il primo singolo ‘Your Last Breaths’, tratto dall’album …Of The Dark Light in uscita a giugno (Nuclear Blast).

Time Doesn’t Heal Anything è senz’altro un lavoro soddisfacente per chi predilige soprattutto queste sonorità, perché i Lòdz sanno come maneggiarle e incastrarle con una maestria che va loro riconosciuta, ma a mio avviso freschezza e spontaneità qui non sono rinvenibili nella misura in cui sarebbe stato lecito aspettarsi.

ARGONAUTA Records comunica gli ultimi due nomi per l’Argonauta Fest del 13 Maggio! Ecco svelate le ultime due aggiunte all’Argonauta Fest, dopo l’annuncio degli headliner

Selfless e un’opera più che valida, certamente non così peculiare o dirompente per risultare imprescindibile, ma altrettanto meritevole di attenzione ed approvazione da parte degli appassionati più attenti.

Al di là del ridotto potenziale innovativo, un album di questo tipo lo si ascolta sempre volentieri, specialmente quando viene suonato e composto con tutti i crismi e con la dovuta intensità, e senza che ci si perda in troppi passaggi interlocutori.

Questo ritorno dei Frailty mostra una decisa sterzata verso un indurimento sonoro che, comunque, non snatura l’indole doom della band, ma ne sposta con più decisione le coordinate sonore verso il death.