
THE SCARS IN PNEUMA
Il music video di “Souls Are Burning”, dall’album “The Path Of Seven Sorrows” in uscita a febbraio (Promethean Fire/Kolony Records).

Il music video di “Souls Are Burning”, dall’album “The Path Of Seven Sorrows” in uscita a febbraio (Promethean Fire/Kolony Records).

Wolves and the Hideous White non è affatto un’esibizione del death doom nella sua versione più tetragona o putrescente, ma trae correttamente linfa dalla fondamentale scuola britannica, mettendo da parte tentazioni gotiche per privilegiare un impatto più opprimente ma non scevro di appigli melodici.

Il video di “Lumina Aurea”, che anticipa il nuovo album “When A Shadow Is Forced Into The Light” in uscita a gennaio (Century Media Records).

Come sempre, negli ultimi giorni dicembre proviamo a fare un consuntivo su quello che è stato l’anno che sta per finire. Il lavoro non è

As We Slowly Fade è un album che non deve sfuggire a chi apprezza il death doom melodico nelle sue espressioni emotivamente più elevate.

Weepers Of The Land non è affatto un brutto album, perché i due musicisti sono autori di un sound gradevole al quale manca quell’incisività e soprattutto quel pathos che vengono richiesti a chi si cimenta in ambito doom e dintorni: la sensazione è che ci siano ampie potenzialità per fare decisamente meglio, magari offrendo un ‘interpretazione meno dispersiva del genere.

Il video di Threnody For Those Who Wander Under the Sun, dall’album Illustra Nos (Redefining Darkness Records).

Il problema degli Svarthart è che il loro death doom è davvero troppo scarno per poter attrarre chi desidera ascoltare dolenti melodie, ma non è neppure abbastanza crudo ed incisivo per lasciare un segno.

Convincente ritorno, a sei anni dall’ultimo full length, di una delle più influenti band della scena doom moscovita, gli Who Dies in Siberian Slush di Evander Sinque.

Il lyric Video di Industrial Memories, dall’album Synchreality (Revalve Records).

Il video di “The Harrier”, dall’album omonimo in uscita a febbraio (M-Theory Audio).

The Carved Karma è un lavoro ottimo, maturo benché i musicisti coinvolti siano ancora oggi relativamente molto giovani, convincente in ogni sua parte, sia quando vengono tessute dolenti melodie che rimandano al death doom sia quando è un’anima progressiva a prendere il sopravvento.