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Recensione : Akasava – Nothing At Dawn

Nothing At Dawn, nel suo variopinto caleidoscopio di sonorità doom, si rivela un album vario e godibilissimo, specialmente per gli amanti della variante classica del genere

Akasava - Nothing At Dawn - metal

Stoner, classico, death e psichedelico sono solo alcune delle varianti con cui il doom si è affacciato nel nuovo millennio.

I transalpini Akasava, per esempio suonano doom classico, che pesca a suo modo dagli anni settanta (Black Sabbath) ma che non si ferma ad una mera trasposizione di quel verbo, aggiungendovi dosi letali di psichedelia ed epico heavy rock.
Formatosi in Normandia un paio di anni fa, e con l’ep Strange Aeons dello scorso anno come apripista, il gruppo francese ci presenta il suo primo full length, Nothing at Dawn, un monolite occulto e psichedelico dai buoni spunti e dall’ottimo songwriting.
Niente di così nuovo o originale, solo doom epico, che non manca però di far viaggiare l’ascoltatore tra le onde lisergiche di uno spartito che il gruppo maneggia con sufficiente disinvoltura.
Si passa quindi da brani più diretti (The Devil’s Tide), a jam liquide perse nel rock progressivo e psichedelico di una quarantina d’ anni fa (Pyramid’s Eyes), lenti e soffocanti episodi atmosfericamente a metà strada tra Pink Floyd e Sabbath (Zora The Traveller) e piccoli gioiellini stoner che tornano a far risplendere il sole nella Sky Valley (Solitude Of The Goat).
Nothing At Dawn, nel suo variopinto caleidoscopio di sonorità doom, si rivela un album godibilissimo, specialmente per gli amanti della variante classica del genere, anche se non mancano spunti d’interesse anche per chi ne preferisce la parte più moderna e stoner.

TRACKLIST
1.Season of the Poet
2.The Devil’s Tide
3.Assembly of Fools
4.Pyramid’s Eyes
5.Zora the Traveller
6.Solitude of the Goat
7.Astral Truth
8.Nothing at Dawn

LINE-UP
Amélie Gavalda – Bass
David Touroul – Drums
Arnold Lucas – Guitars, Organ
Louis Hauguel – Vocals

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