Le schiene di Schiele – Abbiate fede – recensione

Paradosso, sarcasmo e grottesco: Abbiate fede è un imperativo rivolto a un futuro nel quale non è più possibile credere. 

C’è un momento in cui la realtà diventa così assurda che l’unico modo per raccontarla è portarla allo stremo. Le schiene di Schiele lo sanno. E con Abbiate fede ci costruiscono un disco intero.

Secondo lavoro per la band nata nel limbo tra Torino e Valsusa. Dopo l’EP Abbandono (2021) e l’esordio del primo album Danze della sfiga (2025 – prodotto da Davide Lasala, Si!Boom! Volià!, EDAC Studio), Abbiate fede è un imperativo sarcastico rivolto a un futuro in cui non si riesce più a credere. Dieci tracce che non fanno cronaca, non fanno proclami, ma scavano dove fa più male: solitudine, desiderio di riscatto, amore persi e poi ritrovati per caso. Repressione, violenza normalizzata, una città che si svuota di spazi liberi. Il suono è quello che ti aspetti da un live delle Schiene: fisico, teso, senza una vita di fuga. Il post-punk fa da punto di partenza. Il recinto crolla e attorno gira un vortice di alternative rock, noise e improvvise aperture melodiche, sempre con un’attenzione quasi maniacale alla dinamica.

E’ un disco che consuma, come ha consumato loro: “Eravamo dei fasci di nervi mentre lo registravamo. Avevamo le idee…sentivamo che il momento era quello. Non abbiamo foto o video. Abbiate fede è un disco che ci ha consumato prima ancora di essere registrato, la risposta violenza alla paura di non avere abbastanza tempo, a quel prurito che senti nelle mani perchè hai bisogno di suonare un’idea che ti stai canticchiando in testa, ma sei a lavoto e la chitarra non è con te”. 

La title-track Abbiate fede è il manifesto: un grido di disperazione, una promessa irrealizzabile. Ci si aggrappa a tutto – amore, oroscopo….Dio – mentre la slavina degli eventi accelera verso il disastro annunciato. Forse, suggeriscono, l’immobilismo è l’unica strada sicura.  Come acqua in un tubo è Torino, gennaio 2026. Lo sgombero di Askatasuna. Migliaia in strada. Lacrimogeni, botte sui denti, bombe carta. Giornate che hanno cambiato molti, una guerriglia nata per difendere uno degli ultimi centri di aggregazione rimasti in una città divorata dalle canete di supermercati. Estate a Tel Aviv è il grottesco allo stato puro: paletta, secchiello, crema solare sulle macerie di Gaza. Si balla coi lanciarazzi in mano e ci si fa i selfie mentre l’Iron Dome intercetta l’ennesimo missile lanciato dal Libano. Il mondo spolpato e ridotto a una rirorsa turistica da sfruttare fino all’ultimo centrimento. L’unica arma rimasta per disinnescare questo cinismo a stelle (di David) e stricie? L’ironia. Nera, tagliente.

Abbiate fede ha esattamente ciò che manca a tanto post-punk di oggi: attrito. Imprevedibilità. La capacità di far diventare la precarietà accelerazione e l’ansia pressione ritmica. La tenerezza c’è, ma arriva quando meno te lo aspetti. E pesa tantissimo. Non è un disco che ti dice cosa pensare. Ti chiee una cosa sola. Scomodissima. Quanto possiamo ancora credere nelle cose, mentre impariamo ogni giorno a dubitarne? 

Le schiene di Schiele – Abbiate fede – Tracklist

1. Abbiate fede – 02:46

2. Eroe moderno – 03:46

3. Meglio dell’amore e del comunismo – 04:05

4. Come acqua in un tubo – 02:53

5. Anna torna a casa – 02:54

6. Estate a Tel Aviv – 04:23

7. Dannazione – 03:10

8. Torino è un buco – 03:25

9. Santo – 03:10

10. Martire: 04:41

 

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